Covid-19 non è una pandemia

“Mentre il mondo si avvicina a 1 milione di morti per covid-19, dobbiamo accettare il fatto che stiamo adottando un approccio troppo limitato per gestire l’outbreak del nuovo coronavirus. Abbiamo inquadrato la causa di questa crisi come una malattia infettiva. Tutti i nostri interventi si sono concentrati sull’interruzione delle linee di trasmissione virale, controllando così …

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Covid-19: se non si lavora, si studia

“Non saprei come definirmi” dice Francesca Bosco. È medico dell’ospedale torinese San Giovanni Bosco dove in poco più di due mesi transitano più di 1200 casi sospetti di covid-19. Più di cinquanta medici e 138 infermieri sostengono serie infinite di turni con l’aiuto di decine di operatori sociosanitari e addetti alla sanificazione. A distanza di …

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Covid-19, epidemiologi e urgenza di studiare

In Italia, la Covid-19 ha colpito almeno inizialmente le regioni a reddito medio più alto: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Forse anche per questo, hanno iniziato a girare in Rete dei meme che sottolineavano l’interclassismo di questa epidemia, che nel nostro Paese sembra non far distinzione tra appartenenti a differenti fasce di reddito e a gruppi …

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Il populismo degli esperti di cui non sentiamo bisogno

“CoViD-19 sta causando la terza grande crisi del periodo post-guerra fredda, dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 e il crollo finanziario del 2008. Questa crisi potrebbe costare un pedaggio maggiore rispetto alle altre due e ha dimostrato i limiti del populismo come metodo di governo. La competenza conta. Le istituzioni contano. C’è qualcosa come …

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Big data e precision medicine: che meraviglia?

Descriveresti una sinfonia di Beethoven come un insieme di variazioni di onde sonore? Si chiude così, con una citazione da Albert Einstein, un ampio saggio di Rodolfo Saracci sullo European Journal of Epidemiology: l’epidemiologia nel paese delle meraviglie, il paese dei big data e della medicina di precisione1. Uno scritto permeato dall’acutezza di sguardo (“a …

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Numeri e uso cattivo delle parole

Ci addormentiamo a fatica pensando alla crescita zero della produzione nel secondo trimestre dell’anno. Ci svegliamo di notte con l’incubo del 35,6% di disoccupazione giovanile in Italia, oltre dieci punti dalla situazione tedesca. Ripensiamo al 43.03 di Van Niekerk nei 400 nello stadio di Rio. Divisi tra la confortante certezza del cronometro olimpico e la rassegnata …

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Come ti racconto Zika

Un centinaio di persone fortunate hanno ascoltato il racconto di Zika fatto da Giuseppe Ippolito in occasione della più recente BAL Talk. Dove BAL sta per Biblioteca Alessandro Liberati (se non la conosci, guarda qui). Il direttore dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani ha parlato un’ora senza che nessuno si accorgesse del tempo che passava. Approssimativamente appollaiato su un tavolo che avrà avuto 500 anni, nella sala del Commendatore dell’antico ospedale Santo Spirito, ha usato tutta la sua esperienza per alternare evidenze, aneddoti e immagini. Di queste vogliamo parlare. Ma se non conosci la sala del Commendatore, guarda qui.

La prima parte ha spiegato l’origine del nome e le prime ricerche svolte nella foresta di Zika in Uganda.

 

 

Successivamente, Ippolito è entrato nel dettaglio delle diverse tappe della diffusione del virus.

 

 

Infine, è stata illustrata la sintomatologia, le prospettive (remote, ancora) di produzione di vaccini e terapie specifiche, le possibilità di protezione (soprattutto di barriera e con insetticidi repellenti), la necessità di una prevenzione attiva (ogni precauzione possibile va osservata da parte delle coppie che desiderano figli e delle donne in gravidanza), i rischi legati allo svolgimento di eventi sportivi (ha fatto più danni il carnevale di quanti se ne attendono dalle Olimpiadi).

 

 

Una conferenza di alto livello, condotta con ritmo e grande competenza. Che ha utilizzato in modo esemplare fotografie e illustrazioni tratte sia da risorse specialistiche, sia da fonti “generaliste” che si caratterizzano per la cura con cui garantiscono la massima qualità della propria iconografia.

Comunicare la scienza oggi è più facile, ma bisogna saperlo fare.