Press enter to see results or esc to cancel.

Nessuno mi può giudicare

Covid-19 già in Italia da settembre scorso: uno studio coordinato dall’Istituto tumori di Milano è stato ripreso da tutte le agenzie e anche da molti media. La pubblicazione è diventata rapidamente una notizia anche perché la ricerca è uscita sulla rivista dello stesso istituto e il lavoro è stato accettato nello stesso giorno in cui la rivista lo ha ricevuto. Del resto, si dev’essere trattato di qualcosa di molto simile ad un passaggio di mano: dalla sinistra alla destra.

Se i direttori di una rivista scientifica possano sottoporre un articolo originale al periodico che dirigono è una questione da tempo ampiamente discussa. “L’argomento contro – spiegava molto tempo fa Richard Smith quando era direttore del BMJ – è che avranno un’influenza indebita sul processo di revisione critica del lavoro e forse saranno in grado di far pubblicare lavori di qualità inferiore. Un argomento a favore è particolarmente rilevante per gli editor di riviste specializzate. Sono spesso scelti per fare l’editor in quanto ricercatori di talento e potrebbe penalizzarli non poter pubblicare su quella che potrebbe essere la migliore rivista nella loro specialità. Sarebbe anche ingiusto per la rivista se non potesse dare spazio ad alcune delle migliori ricerche in corso”.

It’s a bad sign if you don’t recognise any of the editorial board. Ian Russell, editorial director for science at the Oxford University Press

E’ un argomento dibattuto e qualche tempo fa è stato oggetto di una discussione tra ricercatori, a partire da questa premessa: l’editor di una rivista dovrebbe essere orgoglioso della propria creatura e considerarla un buon posto per pubblicare il proprio lavoro, quindi non sceglierla può suggerisce una mancanza di fiducia. D’altra parte, pubblicare regolarmente nella tua rivista è etico? Possiamo ragionevolmente aspettarci che gli articoli del direttore siano trattati con lo stesso rigore degli altri? Non c’è da aspettarsi pressioni sui revisori affinché accettino un articolo che potrebbe essere rifiutato se provenisse da un autore esterno? “Mi sembra che sarebbe meglio pubblicare altrove” concludeva il promotore della discussione che proseguiva con pareri diversi.

  1. “Ovviamente non ci sono leggi che lo vietano, ma come Editor non lo farei mai (o almeno ci penserei due volte prima di farlo), soprattutto non come primo autore”.
  2. “Poche volte nella mia carriera mi sono imbattuto in un Editor-in-Chief che pubblicava sulla propria rivista e in ogni caso sembrava ci fosse qualcosa di serio che non andava. Come prima cosa, è assolutamente non etico che gli editori abbiano un ruolo qualsiasi nella valutazione dei propri articoli. Cioè, non dovrebbero suggerire revisori, sollecitare o avere accesso ai report dei referee, partecipare al processo decisionale o persino discutere la decisione con altri redattori. Inoltre, questa mancanza di coinvolgimento dovrebbe essere chiarita ai referee quando vengono sollecitati i pareri e ai lettori (ad esempio, includendo un paragrafo nel sito web della rivista su come vengono gestiti i contributi editoriali)”.
  3. “Penso che dovrebbero stare molto attenti a farlo, e la rivista dovrebbe avere un meccanismo per gestire gli articoli che non implichi in alcun modo il contributo dei direttori-autori”.
  4. “È evidente il conflitto di interessi tra ruolo di editor e ruolo di autore quando sono la stessa persona. Aggravato quando oltre al direttore fossero presenti come autori anche componenti del comitato scientifico. Sicuramente, i revisori degli articoli di questi autori potrebbero avere difficoltà a rifiutare l’articolo. Sebbene questo comportamento non sia considerato illegale, è eticamente riprovevole e dannoso”.

Una sintesi è arrivata dal Committe on Publication Ethics (COPE) che – discutendo un case report – ha spiegato: “il processo di revisione deve essere reso il più trasparente e rigoroso possibile. Certamente ci sono esempi di direttori che pubblicano studi sulle proprie riviste, particolarmente in quelle circostanze in cui la scelta delle riviste è limitata. A condizione che venga fatto ogni sforzo per ridurre al minimo qualsiasi bias nel processo di revisione facendo in modo che un altro associate editor gestisca la procedura di revisione tra pari indipendentemente dal direttore (riconoscendo che sarebbe impossibile rimuovere completamente i bias) e il processo sia assolutamente trasparente. È stato suggerito ai direttori di sottoporre l’articolo ai referee in modo anonimo, ma spesso il campo dell’argomento è così ristretto e specializzato che qualsiasi revisore riconoscerebbe l’autore”. Come precauzione aggiuntiva, se e quando l’articolo in questione viene pubblicato, il direttore potrebbe pubblicare un commento di accompagnamento per spiegare in modo trasparente il processo di revisione. Infine, questa è la politica suggerita dal Council of Science Editors: “i direttori dovrebbero proporre propri lavori alla rivista solo se è possibile garantire un processo di revisione completamente anonimo”.

Allo studio da cui siamo partiti è stata data molta pubblicità sui media italiani che però non ha giovato agli autori, presi di mira da una post publication peer review puntuale e sarcastica. Talvolta, non conviene avere premura e fare le cose per bene.

Comments

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tweet

“Surrounding ourselves with unread books enriches our lives as they remind us of all we don't know.” @nntaleb twitter.com/nachristakis/s…

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…