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Ma non eravamo in guerra?

“Alcuni sembrano ostinarsi a non voler capire che siamo nel pieno di una guerra contro un nemico, il Covid, che non è disponibile alla trattativa” dice Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. “Siamo in guerra – ripete Luca Zaia, presidente della Regione Veneto – spiegando che “il piano di sanità pubblica funziona se i cittadini potranno farsi l’autodiagnosi”. Altro presidente di Regione, Nello Musumeci: “Abbiamo avuto in Italia 36mila morti, più della metà dei morti civili della seconda Guerra mondiale. Siamo in guerra”.

A cosa non possiamo rinunciare?

Sebbene la metafora bellica sembrava non piacesse a nessuno, siamo in guerra: eppure, nonostante morti, feriti e trincee c’è qualcosa a cui non possiamo rinunciare scrive Christian Raimo su Facebook. “Lo shopping del sabato, il cenone di Natale, Babbo Natale, la scuola in presenza con gli amichetti tutti i giorni. Nell’ultima settimana abbiamo avuto delle rassicurazioni che questi nostri valori, pandemia o non pandemia, non verranno messi in discussione, e che è nostro diritto pretenderli, costi quel che costi”.

“Non si capisce – aggiunge Raimo – perché ci indigniamo o addirittura indaghiamo la Sardegna sulle aperture delle discoteche d’estate. A luglio e agosto erano considerati diritti irrinunciabili anche quelli.” Insomma, stiamo in guerra ma alla discoteca prima e al cenone poi non possiamo rinunciare. Al punto che il paese non sembra spezzato in mille colori a seconda del contagio, ma in mille umori diversi che dipendono dalla percezione del rischio. O dalla ragionevolezza. In fin dei conti, quando si tratta di fare qualche sacrificio è sempre il caso che inizi qualcun altro.

Che poi, qualcuno in guerra ci sta sul serio e anche ai tempi del coronavirus. “Secondo il Johns Hopkins Coronavirus Resource Center – leggiamo sulla offline di Richard Horton di questa settimana sul Lancet – la Cisgiordania e la Striscia di Gaza hanno un tasso di mortalità covid-19 di 11,2 per 100.000 persone. Il tasso di mortalità nel Regno Unito è di 73,9. Negli USA, la cifra è 72,6. Finora qualcosa è andato per il verso giusto per la Palestina. Il professor Abdullatif Husseini, direttore dell’Istituto di sanità pubblica dell’Università di Birzeit, dice che ‘Siamo fortunati’. La situazione potrebbe cambiare. Ma ha anche osservato: ‘Abbiamo imparato di nuovo a lavorare insieme.’ Lo scrivo di nuovo, hai visto mai che qualcuno andava di fretta e ha saltato la frase: ‘Abbiamo imparato di nuovo a lavorare insieme.

E il vero eroe è quello che s’inventa come passare giornate e settimane in casa spiega la campagna di sensibilizzazione del Governo tedesco, non chi non rinuncia allo spritz a costo di berselo alle quattro del pomeriggio. Ti pare che anche stavolta l’esempio debba darlo la Merkel…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…