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In fila pazienti

“Ma li mortacci tua cicciona demmerdaaaaa!” Il complimento è rivolto alla signora alla guida della Panda che ha appena tirato giù il finestrino salutando con un “e levete dar cazzo che staimmezzo aaaa strada!”

In coda per il tampone alla casa della salute della asl Roma 1 si respira (chi ancora riesce) una certa tensione. Siamo nel quartiere del Labaro, aggrappato su una collina accanto alla via Flaminia, a cavallo del grande raccordo anulare. “Signo’ le consijo de sta’ tranquilla che qui aaa gente cerca l’incidente, ariveno colle maghine e fanno er botto co’ quelli in fila pe’ fasse rida’ i sordi”. L’avvertimento dell’anziano edicolante non contribuisce a rasserenare: “Ce so’ nzacco de delinquenti e de drogati”. Daje.

Mo’ torno cor caffè. La signora del bar (credo…)

Le macchine sono parcheggiate dall’alba al lato di uno stradone e si muovono come lumache, con soste che sembrano non avere fine. Non si vede il traguardo che scopriremo nascosto dopo un’ultima curva a gomito verso destra: pericolosa come sanno esserlo quelle delle gare più importanti perché proprio da là – uscita di una strada cieca – escono sgommando e senza guardare le macchine di chi alla fine ce l’ha fatta a ottenere questo benedettissimo tampone. L’ultimo chilometro si appoggia lungo un bordo decorato dai murales che partono dalla biblioteca di via delle Galline bianche: c’è anche il volto di una ragazza con la mascherina ma era un’altra epoca e forse per chi lo ha dipinto era un bavaglio. Un bassotto sdraiato suggerisce di togliersi il guinzaglio.

Facile a dirsi. Per restare in ambito animale, “la coda non score”: passa il tempo e passa una signora con una scatola di cartone appesa al collo piena di cornetti e di panini. “Mo’ torno cor caffè” assicura ed è di parola: si ripresenta co’ na bottija di liquido nero che versa non si capisce bene dove, praticamente entrando nei finestrini delle macchine in fila. La kamikaze dei rifornimenti. Dopo la Casa bianca, i bar del Labaro sono tra i covid hotspot più temuti al mondo: caffè e pipì a 80 centesimi. Esercenti infuriati, incattiviti e impotenti. Vai col Lysoform.

Chi ha voluto che le unità sanitarie locali diventassero aziende avrebbe dovuto saperlo: in un’azienda la programmazione non è un’opzione, ma una necessità da cui non puoi prescindere. Se investi dieci euro per la promozione della app Immuni devi prevederne mille per evitare che il sistema collassi. Governare vuol dire disegnare per tempo la risposta all’impatto che la tua pubblicità ti aspetti che abbia sui servizi sanitari. Governo e Regioni si rimpallano la responsabilità e gli esperti che prima lavoravano a fianco degli assessori non risparmiano frecciate non appena cambiano palazzo e diventano consulenti del ministro. “Da uno a dieci direi otto” risponde l’assessore alla salute di un’importante Regione italiana a chi gli chiede quanto sia preoccupato e pure questo non ci tranquillizza. Aggiungendo che “Avremo più drive-in, aumenteremo da 62 a 200 le cliniche autorizzate a offrire i tamponi rapidi e daremo il via libera alla loro somministrazione anche a medici di famiglia e pediatri. Dobbiamo ampliare la base dello screening. Arriveremo a regime in un paio di settimane.” Ancora: “Puntiamo sul piazzale di Tor Vergata, accanto alla vela di Calatrava, dove si tenne la Giornata mondiale della gioventù del 2000. Arriveremo anche al Pertini e stiamo vagliando la zona attorno allo stadio Olimpico. (…) Apriremo anche drive-in pedonali su prenotazione”. Avremo, apriremo, stiamo vagliando…

Malimortaccivostra, guarda… Disce che alle 19 chiudono, chi non ha fatto va a casa e domani se ricomincia co’ una fila nova, altri numeretti e chi s’è visto, s’è visto…” La ragazza colla Cinquecento color melanzana è qui dalle 9 e sono passate nove ore e mezza: gira la macchina e torna a casa. Come lei diverse altre persone, chi con qualche linea di febbre, chi con dei bambini stremati sui sedili posteriori. Invece, colpo di scena: alle 19, proprio quando il drive-in avrebbe dovuto chiudere, la fila si muove. Finalmente fanno in frettissima e bruciano trenta macchine in quattro e quattr’otto.

È il turno di Benedetta e si avvicina un vigilante. Sì, perché in pratica l’organizzazione è affidata ad un gruppo di poliziotti privati, senza guanti e quasi sempre con mascherine abbassate e sigaretta tra le labbra: “Signo’ lei che deve fa’?”

“Che dice, la tinta?”

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Va beh, mi hanno invitato a farlo girare... So’ ragazzi, questi di @forwardRPM , come fai a dirgli di no? twitter.com/forwardrpm/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…