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Lo Stato pontificio e la covid-19

La fine della pandemia – dice Pierluigi Lopalco – è «una bugia che hanno provato a venderci nelle televisioni dicendo che il virus fosse clinicamente morto o si era indebolito: avevano bisogno di far ripartire un mercato che è importantissimo, il mercato della sanità». Il Corriere della sera gli ha fatto un agguato accompagnando le sue dichiarazioni ad una foto mentre suona ad un’iniziativa benefica fuori da un ospedale pugliese. Come per dire <Pizza, pasta e mandolino>.

Trust is our most important tool in public health and we must do everything we can to avoid putting that in any doubt. Sir James Farrar

Ma è probabile che Lopalco abbia ragione e che dietro le rassicurazioni sulla covid-19 ci sia (anche?) la necessità di ospedali privati di tornare a fatturare alle Regioni. In un sistema come quello italiano – ma soprattutto lombardo – la Medicina industriale non può rallentare. Succede qualcosa di simile anche qui, nello Stato Pontificio, dove imperano gli enti privati come il Gemelli, il Bambin Gesù e il Campus biomedico. In linea con questo, riguardo la covid-19 si continua a illudere i cittadini soprattutto con la promessa di “soluzioni” che riguardano gli individui invece che la popolazione o i gruppi di popolazione. Lo spiega Atul Gawande sul New Yorker (copio un pezzo di seguito: l’articolo è accessibile qui).

“Historically, the work of public health has been separate from the work of health-care delivery, using measures outside the medical system to address controllable diseases like cholera, tuberculosis, and food poisoning. But even before the coronavirus crisis hit, the separation was making less and less sense. A wide range of diseases are now controllable with the modern tools of diagnostic testing, treatment, and prevention. As the coronavirus pandemic has demonstrated, the population-level distribution of medical tests, ventilators, and drugs matters as much to disease control as nonmedical measures such as masks and social distancing. Success requires integrating the systems focussed on individual care and those focussed on community needs.

La grande illusione ora è quella del vaccino. Sir James Farrar, direttore del Welcome Trust, ha scritto sul Guardian: The first vaccine may not be a silver bullet that sends us back to normal in a matter of months, but by using doses wisely on people who most need them along with truthful, considered public health messaging that does not place false expectations, we will be in a strong position to avoid a repeat of early 2020.” E Tom Frieden, che era direttore dei US Centres for Disease Control and Prevention, ha tuittato: “Licensing a vaccine requires that it be proven safe and effective.” Ad oggi non c’è alcuna garanzia. Anzi. Ciononostante, il ministro Speranza si butta avanti, si scusa dicendo che “avremo solo due milioni di dosi” e propone che le prime categorie ad essere vaccinate siano “le persone a rischio”. Qualcuno gli spieghi che un vaccino che usa scorciatoie e non ha un adeguato follow-up è l’ultima cosa di cui un anziano cardiopatico o diabetico o malato oncologico hanno bisogno. Le previsioni non sono buone, come spiega Andrea Capocci sul manifesto. Un vaccino che non funzionasse – per non dire di un vaccino accompagnato da reazioni avverse – farebbe un danno irreparabile alla sanità pubblica.

La seconda illusione è quella dei test individuali che dovrebbero (e potrebbero) essere preceduti dai test di gruppo (pooled test): per esempio, ogni giorno si analizzano le acque di scarico di una scuola o di un’azienda: se si trova il virus, si sottopongono ad analisi le persone che hanno utilizzato quei gabinetti. In questo modo l’attività di sorveglianza è molto più ampia e più praticabile. E meno costosa. [Mi hanno fatto notare che il pooled testing è una cosa più complessa di come l’ho raccontata – ovviamente. Qui su Conversation c’è un articolo che lo spiega più in dettaglio – 07.09.2020]

Forse, nessuno ha spiegato al ministro come funziona la sperimentazione corretta dei vaccini. Forse nella commissione scientifica per la covid-19 non sanno come funziona il pooled test (anzi non sanno manco cos’è) e nessuno ha detto al ministro che converrebbe seguire quella strada. Forse la commissione scientifica per la covid-19 è male assortita. Forse ci sono degli interessi che indirizzano le scelte in modo imprevedibile. Forse qualcuno ci guadagna a prendere le decisioni più costose, tipo i banchi a rotelle invece di mettere i bambini uno sul lato lungo e uno su quello corto. Forse è una questione di soldi, insomma. Forse la strategia non è delle migliori. Forse non c’è una strategia. Forse strategia, per certe persone, è una parola grossa.

Caspita, è proprio vero: quanta incertezza.

Comments

2 Comments

Antonio

Quindi dobbiamo chiudere Policlinico Gemelli, Bambin Gesù e Campus Biomedico, perchè non sono “pubblici”?….

Luca De Fiore

Buongiorno, dove ha letto della proposta di “chiusura” di alcuni ospedali o IRCCS?


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