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Covid-19 non è una pandemia

“Mentre il mondo si avvicina a 1 milione di morti per covid-19, dobbiamo accettare il fatto che stiamo adottando un approccio troppo limitato per gestire l’outbreak del nuovo coronavirus. Abbiamo inquadrato la causa di questa crisi come una malattia infettiva. Tutti i nostri interventi si sono concentrati sull’interruzione delle linee di trasmissione virale, controllando così la diffusione del patogeno. La «scienza» che ha guidato i governi è stata orientata principalmente da esperti di modellistica delle epidemie e specialisti in malattie infettive, che comprensibilmente inquadrano l’attuale emergenza sanitaria come se si trovassero di fronte ad un’antica pestilenza. Ma quanto abbiamo imparato finora ci dice che la storia di covid-19 non è così semplice. Due categorie di malattie interagiscono all’interno di gruppi specifici di popolazioni: la sindrome respiratoria acuta grave e una serie di patologie non trasmissibili. Queste condizioni si manifestano all’interno dei gruppi sociali secondo pattern di disuguaglianza profondamente radicati nelle nostre società. Il concentrarsi di queste malattie su uno sfondo di disparità sociale ed economica inasprisce gli effetti negativi di ogni singola malattia. Covid-19 non è una pandemia. È una sindemia. La natura sindemica della minaccia che affrontiamo significa che è necessario un approccio più sfumato se vogliamo proteggere la salute delle nostre comunità” [1]. L’apertura della Offline del direttore del Lancet, Richard Horton, è un intervento politico, certamente non neutrale, come del resto il suo libro Covid-19: la catastrofe [2]. Ma andiamo per gradi: di cosa parliamo quando parliamo di sindemia?

“Il concetto di modello sindemico è stato introdotto negli anni Novanta del secolo scorso da un antropologo medico, M. Singer”, spiega Giampaolo Collecchia su Recenti Progressi in Medicina [3]. E prosegue: “Il termine sindemico, sottoutilizzato e (relativamente) nuovo per una concettualizzazione in realtà nota, è la crasi delle parole sinergia, epidemia, pandemia ed endemia. (…) In particolare, si propone di approfondire l’interazione sinergica tra due o più malattie e le situazioni sociali in cui le condizioni patologiche si realizzano, considerando non solo la classica definizione biomedica delle tipiche condizioni di comorbilità, ma anche, con uno sguardo allargato, l’interazione tra fattori genetici, ambientali e di stile di vita. Con le parole dello stesso Singer: «Syndemics are the concentration and deleterious interaction of two or more diseases or other health conditions in a population, especially as a consequence of social inequity and the unjust exercise of power».

Addressing COVID-19 means addressing hypertension, obesity, diabetes, cardiovascular and chronic respiratory diseases, and cancer. Richard Horton

Covid-19 ha attraversato paesi diversi lasciando gli stessi lutti. In Australia come nel Regno Unito, in Italia o in Latino America i più colpiti sono le persone più svantaggiate: anche le residenze per anziani che hanno fatto registrare il maggior numero di decessi sono quelle dei quartieri più poveri e i cittadini più colpiti sono quelli con impieghi precari, obbligati a recarsi al lavoro con i mezzi pubblici anche nel momento di maggiore crisi [4].

Pensare all’ospedale come il solo setting per la presa in carico dei malati di covid-19 non è stata una buona idea anche perché sono i medici di medicina generale ad avere ben presente l’importanza dei determinanti socioeconomici e culturali nella storia della malattia. Il medico di famiglia, sottolinea Collecchia, “sa che lo stile di vita riflette la risposta adattativa al bisogno di integrazione tra la cultura del singolo e quella della comunità di appartenenza, una caratteristica quindi più della società che degli individui”.

Fin quando i governi non metteranno in atto delle politiche capaci di ridurre o addirittura di annullare le profonde disuguaglianze che permangono nelle società occidentali, non ci sarà alcuna difesa da emergenze come quella che stiamo attraversando.

“Una logica sindemica dovrebbe condurre alla ricerca/sperimentazione di profili di salute per una presa in carico dei diritti di cittadinanza delle persone, identificare i gruppi di popolazione a rischio e analizzare le diseguaglianze nella salute mediante interventi settoriali e intersettoriali rivolti a specifici determinanti di salute (ambiente, lavoro, stili di vita, ecc.)” scrive Collecchia. “È necessaria per questo una evidence-based policy, peraltro difficile da realizzare, per motivi tecnici, per esempio la necessità di una multidimensionalità degli interventi e dell’integrazione di dati qualitativi e quantitativi, ma soprattutto culturali, legati alla controcultura medicalizzante della società e del mercato delle malattie”. 

1. Horton R. Offline: Covid-19 is not a pandemic. Lancet 2020; 396 (10255):874.

2. Horton R. Covid-19: la catastrofe. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

3. Collecchia G. Il modello sindemico in medicina. Recenti Prog Med 2019;110:271-4.

4. Henrique-Gomes L. “We should not pretend everybody is suffering equally”: Covid hits Australia’s poor the hardest. Guardian 2020; 26 settembre.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…