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Covid e la certezza del dubbio

Monaci, prudenza e comunicazione. Nel chiostro dell’abbadia di Fiastra c’è una lapide che ricorda ai monaci di parlare poco e ascoltare molto (e di preoccuparsi delle conseguenze della propria possibile imprudenza). È in gran parte una questione di umiltà o, più concretamente, di saggezza utile a evitare figuracce: bisogna sempre ricordare che la smentita è dietro l’angolo, perché le conoscenze crescono abbastanza in fretta (non sempre, ma in qualche caso sì). “In other words, keep an open mind,” raccomanda David Spiegelhalter intervistato dal New York Times. “The problems come when we don’t update,” quindi tocca studiare, leggere, ascoltare.E parlare poco. [5 agosto 2020]

The problems come when we don’t update. David Spiegelhalter

Se (o come) riaprire le scuole? Una spinta gentile di Alessandra mi porta spesso a pensare a come ripartire (Osservatorio Riparte l’Italia). La riapertura delle scuole è un nodo essenziale e le riflessioni di Salvo, Christian, Paolo sono preziose: crocevia di diritti fondamentali alla salute delle persone e della popolazione, all’istruzione e alla crescita umana dei bambini, al lavoro dei genitori e degli insegnanti. Un nodo morale e non tecnico, o non solo (l’articolo sul @NEJM di Levinson e Lipsitch è tra i più centrati, secondo me). Le analisi dei tecnici non danno sempre le stesse indicazioni, i risultati degli studi sono divergenti: viene da pensare che qualsiasi decisione debba essere suggerita dal contesto dove dovrebbe essere applicata per ridurre il rischio di iniquità e di inasprimento delle disuguaglianze. Anche a costo di “riaperture diverse e adattate”… Sarebbe un’occasione formidabile per mettere in pratica il lavoro comune di Tecnica e Politica. Che non è “più grande”, come ha detto ieri Roberto Speranza. Ma è chiamata a fare delle scelte e, soprattutto, a porre le domande corrette. In questo caso l’interrogativo potrebbe non essere <Le scuole vanno riaperte?> ma <Come riaprire le scuole in modo ragionevolmente sicuro?> L’ultimo libro di Cacciari è molto interessante: “La scienza aiuta a prevedere, ma non a prendere decisioni. (…) Il concetto di responsabilità costituisce la sottile striscia di terra lungo la quale scienza e politica, sapere e potere possono incontrarsi”. [7 agosto 2020]

La scienza aiuta a prevedere, non a prendere decisioni. Massimo Cacciari

Politica e tecnica, tra disincanto e scelte complicate. Luca Bottura consiglia una vacanza all’estero a chi si arrovella sotto l’ombrellone per criticare il Governo che avrebbe deciso misure più radicali per arginare la diffusione del sars-cov-2 rispetto a quelle suggerite dal comitato tecnico scientifico. La necessità di un lavoro comune tra politica e tecnica non annulla – anzi, mette in conto – un conflitto. Il terreno è quello delle scelte valoriali, quello della dialettica tra il disincanto (soprattutto in linea teorica…) delle “verità” del ricercatore e il contesto “politeistico” di valori che dovrebbe informare le scelte politiche. Dopo di che, la sollecitazione a misurarsi sul terreno scomodo dei valori riguarda anche medici, infermieri e chiunque lavori nella salute e nella medicina, scrive Don Berwick sul JAMA: “i determinanti morali della salute fanno ardere il fuoco che risolverà alla radice i determinanti sociali della salute stessa”, scrive (salvo ricordarsi che Calderoli è laureato in medicina). [7 agosto 2020]

I non-verbali della CTS e l’occasione persa da Roberto Speranza. La pubblicazione di gran parte dei pareri della Commissione tecnico scientifica sulla covid-19 porta a ragionare sulla relazione tra gli “esperti” e i decisori. Tra tecnici e politica. La cosa più interessante non è (ancora?) stata svelata ai cittadini: la discussione che ha portato alle indicazioni formulate. In questi mesi sono state poste tante domande che riguardano una malattia – o una sindrome, un insieme di sintomi e patologie diverse – nuova causata da un virus sconosciuto. Nonostante questa premessa dovesse comportare estrema incertezza, poche persone hanno manifestato e manifestano ancora oggi dei dubbi. Soprattutto, quasi nessuno ammette che ad alcune domande sulla malattia, sul virus, sulla protezione e sulla cura chiunque trova risposta tramite Google, per altre serve chi è capace di trovare e valutare la letteratura e altre ancora non hanno risposta per nessuno. Ma proprio nessuno eh? Lo spiegano bene Little e Backus. “Quando si prendono decisioni che richiedono la prospettiva di un esperto, per dimostrare di essere davvero esperto si potrebbe ammettere di non avere risposte, almeno non ancora. E, se non sappiamo quali siano le domande a cui è davvero possibile rispondere, siamo esposti alle opinioni di ‘esperti’ disinformati che ci vogliono convincere di avere le risposte.” Per come va il mondo, ammettere l’incertezza può danneggiare la reputazione, anche se proprio la disponibilità a riconoscere le zone grigie della conoscenza distingue chi è competente da chi non lo è.Nella gestione dei documenti in uscita dalla Cts, il Ministero della salute sta perdendo un’occasione d’oro per promuovere la capacità dei cittadini di leggere le informazioni e comprendere come funziona la scienza. Qualcuno al Ministero della salute dovrebbe studiare i veri verbali della Cts, annotarli per i cittadini e spiegare le ragioni dei punti di vista divergenti. Alla Presidenza del consiglio smetterebbe poi il compito di illustrare i motivi delle decisioni politiche assunte. Un’ultima frase da Little e Backus: “the policymaker will be able to make the best possible choice given the available evidence only if the expert communicates honestly, including in the cases where he is uncertain”.

Più sei povero, più devi essere responsabile di ogni aspetto della tua vita. Cass Sunstein

Ricchi e poveri: one size fits all? I diversi modi di reagire all’agire e alle raccomandazioni di un medico sono state raccontate da Stanislao Loria. Iraconde quelle di una famiglia benestante, piene di gratitudine quelle di una famiglia più povera. Mi sembra fossero tracciati i ritratti di due padri, ma non ritrovo il post di Stanio, che ho goduto mentre leggevo un piccolo libro di Cass Sunstein, l’economista del nudging per intenderci. Il libro si chiama Sulla libertà ed è di Einaudi. L’idea è che essere liberi è una parola, perché un sacco di gente non è libera per niente, perché non è nelle condizioni di poter scegliere. E dipende dalle condizioni sociali. “Più sei povero, più devi essere responsabile di ogni aspetto della tua vita”: Sunstein riporta una frase della economista francese Ester Duflo (nel 2019 ha vinto il Nobel). Perché ne è convinta? Perché i ricchi hanno già tutto organizzato per loro, dagli altri o “dalle cose”. (semplifico eh…) “Per la maggior parte dei poveri, non fare niente significa essere sulla strada sbagliata”. (La conferenza della Duflo la trovi qui https://cep.org/esther-duflo-explains-why-she-believes-randomized-controlled-trials-are-so-vital/ ) Leggendo Sunstein capisco quanto le politiche sociali e sanitarie dovrebbero essere consapevoli delle differenze che esistono tra le persone. Qui in Italia c’è il mantra (giusto, per carità) dei 21 servizi sanitari diversi, ma vuoi mettere quanto più radicale è l’abisso che separa un manovale da un dirigente d’azienda? Un pensionato con la minima da un notaio? Ecco, ora ridico che mi piacerebbe leggere i verbali della CTS del Ministero della salute sulla covid. Ma stavolta lo farei per vedere chi di quegli esperti (tutti maschi) ha provato a dire qualcosa avanzando riserve su provvedimenti (o raccomandazioni) basate sul principio del “one size fits all”. Che a me non ha mai funzionato, neanche con le due figlie meravigliose che ho. [9 agosto 2020]

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The end of science communication as we know it. [The title runs: “Tocilizumab works. Announce given on Paolo Ascierto social media”.] pic.twitter.com/Vvolj9cPeZ

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…