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Maschere e covid-19: si rompono amicizie

Un medico di cure primarie tra i più preparati del proprio Paese e una persona che da anni lavora nella comunicazione scientifica finiscono per litigare su Twitter. Entrambi fanno parte di “quelli che la medicina basata sulle evidenze” e a determinare questa forse insanabile frattura è una (presunta) divergenza sull’utilità delle protezioni facciali per la prevenzione del contagio del Sars-CoV-2. Possibile?

Sì: è accaduto in questi giorni in Inghilterra e le protagoniste sono due donne. Da una parte Trisha Greenhalgh che insegna Cure primarie al Nuffield department dell’università di Oxford, autrice di diversi studi anche molto recenti che sostengono l’importanza del ricorso alle protezioni del viso. (1) Dall’altra Deborah Cohen, laureata in medicina e giornalista della BBC cresciuta alla scuola di Fiona Godlee nella redazione del BMJ. Cohen è colpevole, secondo Greenhalgh, di aver confezionato un servizio televisivo fuorviante sull’utilità delle maschere facciali. Vediamolo.

“Quello che ho detto nel programma della BBC è che stiamo attraversando la più grande crisi di salute pubblica dei nostri tempi; abbiamo bisogno di un giornalismo responsabile se non vogliamo che certi programmi costino vite umane”. Trisha accusa Deborah Cohen di aver montato gli spezzoni di interviste realizzate su Skype in maniera strumentale, giustapponendo opinioni diverse.

She tried to warn me off talking about the evidence saying people would die if I did that. Deborah Cohen

Cohen ha risposto sempre su Twitter spiegando di aver avvertito Greenhalgh che avrebbe usato solo una parte dell’intervista realizzata e che le parti selezionate sarebbero state montate insieme ad altri pareri che avrebbero espresso posizioni differenti. “Trisha ha ragione del dire che ho usato solo alcune parti della conversazione: Non ho usato la parte in cui ha detto che sollevare le maschere per mangiare o per nutrire i bambini, mettere le mascherine in tasca, tenerle intorno al collo e altro ancora non è un problema. Non avevo un’idea chiara di quali fossero le prove a sostegno di queste affermazioni e quale messaggio potesse arrivare a proposito del controllo delle malattie infettive”.

“E’ triste pensare che un servizio giornalistico che dà conto di un confronto scientifico possa essere definito ‘coraggioso’: cosa sta accadendo alla Scienza?” Deborah Cohen

Greenhalgh deve essere convinta che proporre al pubblico un punto di vista favorevole all’uso delle mascherine per la prevenzione della covid-19 insieme al parere di chi esprime dei dubbi è un esempio del “falso equilibrio” che è prassi comune del giornalismo da quattro soldi. Il false balance che per esempio affianca le evidenze a favore della vaccinazione contro il morbillo e l’opinione di chi sostiene che nelle fiale ci sia il mercurio. Ad ascoltare il servizio della BBC si ha un’impressione diversa: c’è il parere di un sociologo che sostiene che prima di imporre l’obbligo di usare le mascherine sia necessario pensare alle persone che hanno problemi di respirazione, di parola e di udito (non poter leggere le labbra dell’interlocutore è un grave problema), e di un medico e ricercatore (dello stesso istituto universitario della Greenhalgh) che sollecita maggiore ricerca sulle misure non farmacologiche di contrasto alle malattie infettive.

The pandemic is an opportunity to rethink how we do science. Umair Irfan, Vox

Non solo la ricerca clinica è quasi monopolizzata dall’industria che ne decide obiettivi e metodi, ma la scarsa ricerca indipendente si guarda bene dal condurre studi che sarebbero di fondamentale importanza. Basti pensare alla imminente necessità di decine di milioni di mascherine utili per la riapertura delle scuole nel nostro Paese: lo Stato dovrà acquistarle senza avere un’idea dell’efficacia comparativa dei diversi prodotti che troverà sul mercato. Il servizio della BBC – come anche diversi altri approfondimenti delle ultime settimane (2, 3) – non va considerata una breve inchiesta sulle mascherine e la covid-19, ma sulle strategie e sulla pratica della ricerca scientifica.

“Nella mia vita non ho mai provato a soffocare il confronto scientifico”, ha scritto Greenhalgh su Twitter. “Ho fatto più di cento interviste sulla questione delle mascherine e sempre era previsto qualcuno che fosse ‘dall’altra parte’. Ma quando i ricercatori ‘non possono andare d’accordo’ nasce la notizia, si semina confusione e muoiono persone”.

  1. Greenhalgh T, Schmid MB, Czypionka T, Bassler D, Gruer L. Face masks for the public during the covid-19 crisis. Bmj 2020;369.
  2. Perski O, Simons D. Four potential consequences of wearing face masks we need to be wary of. The Conversation 2020; 22 giugno.
  3. Irfain U. What a controversial face mask study says about science in the Covid-19 era. Vox 2020; 29 giugno.

La foto in alto è di Russ A. Loar ed è intitolata “We are in it”. Flickr Creative Commons. grazie all’autore.

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Cosa stiamo imparando da #COVID19? Nei prossimi giorni uscirà l'intervista a @MedBunker su cosa dovrebbe cambiare nella comunicazione scientifica. Qui una piccola anticipazione. @dottoremaevero @RobiVil @lucadf pic.twitter.com/eW1NUdhqvk

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…