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Che normalità ci aspetta dopo covid-19?

La notizia della proroga dello stato di emergenza per il coronavirus data informalmente dal presidente del consiglio dei ministri ha suscitato per lo più reazioni contrare. O, perlomeno, contrariate. Non vediamo l’ora di esserci messi alle spalle la drammatica crisi che, secondo qualcuno, stiamo invece ancora attraversando. In realtà, se pensiamo al futuro non c’è nulla di scontato: “Potremo tornare allo stadio oppure andare a vedere un concerto? Dovremo continuare a tenere la mascherina in pubblico? Dovremo abituarci a lavorare da casa? Come sarà la nuova scuola dei nostri figli? Potremo tornare a viaggiare per turismo?”

“Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”. José Mourinho.

Le domande sono alcune di quelle che pongono al lettore Giuseppe Ippolito e Salvatore Curiale in un libro che ha un titolo molto carino: Cosa sarà. (1) Splendido non solo per richiamare una canzone che chi aveva vent’anni quando uscì non può e non vuole dimenticare, ma soprattutto perché quel titolo fa a meno del punto interrogativo.

Cosa sarà – senza punto di domanda – può dirlo soltanto chi ha una valigia di esperienza tale da aver giustamente scelto di parlare il meno possibile negli ultimi cinque mesi. Giuseppe Ippolito – direttore scientifico dell’Inmi Spallanzani di Roma – era con il presidente del consiglio e col ministro della salute nella conferenza stampa svolta la sera della vigilia della dichiarazione dello stato di emergenza, il 30 gennaio scorso. Da allora, la scelta di mantenere un atteggiamento discreto deve aver contribuito alla sua credibilità, sottolineata da un sondaggio dei primi di aprile che intendeva “misurare” popolarità e affidabilità dei clinici e dei ricercatori che si sono espressi in questi mesi sul coronavirus.

L’esperienza assume ancora maggior valore se si sale – come si suol dire – sulle spalle di giganti come Jared Diamond o Carlo M. Cipolla del quale non è citato – per una volta – il fortunatissimo saggio sulla stupidità ma il lavoro di ricerca sulle epidemie seicentesche, vere e proprie “microstorie” che anticiparono la formalizzazione di Carlo Ginzburg dell’importanza di vissuti esemplari nella cornice di una storia “di lunga durata”. La storia, insomma, siamo (anche) noi e a ricordarcelo è proprio Francesco De Gregori nell’intervista che chiude il primo capitolo dedicato ad “un piccolo viaggio nel tempo”. Siamo noi che, al netto delle molte polemiche, abbiamo sin da subito saputo cosa fare, forse perché – ha detto proprio Ippolito alla redazione di Recenti progressi in medicina, “più che le nostre raccomandazioni e i pareri degli esperti [ha] influito una sorta di saggezza innata dei nostri connazionali e il ricordo, quasi una memoria genetica, delle regole che i nostri avi nei secoli scorsi seguivano durante le epidemie, quelle che venivano applicate nel Lazzaretto di Venezia  agli inizi del Quattrocento, che sono esattamente le stesse che abbiamo seguito in questa occasione: distanziamento sociale, igiene, quarantena”.

La qualità della cura dipende dall’informazione. Elio Guzzanti

Lo sguardo dei due autori è talmente influenzato da una visione prospettica che ci propongono un’intervista impossibile, sulla covid-19, ad Elio Guzzanti, personaggio centrale della sanità italiana dagli anni Settanta del secolo scorso fino alla sua morte avvenuta nel 2014. Una persona naturalmente incapace di avviare un problema a soluzione se non inserendolo in un contesto più comprensivo che fosse capace di dare significato e robustezza alle decisioni assunte. Una delle sue frasi preferite – “La qualità della cura dipende dall’informazione” – era ripresa da Avedis Donabedian ed acuisce il rimpianto di non aver potuto contare su una persona del genere durante la crisi che stiamo vivendo, nella quale l’infodemia paventata dall’Organizzazione mondiale della sanità si è intrecciata con false informazioni introdotte ad arte, bugie credibili, interessi economici, incapacità o inesperienza della Politica. A questi argomenti sono dedicati un capitolo e diverse interviste, tra le quali spicca quella a Raffaella Sadun, ricercatrice a Boston e autrice di uno degli articoli più utili pubblicati durante la pandemia e apparso sulla Harvard Business Review. (2)

Proprio la idiosincrasia per il lesson-learning richiamato da Sadun è tra i motivi di maggiore inquietudine. “Cosa sarà” dipende dalla capacità ma più ancora dalla volontà di apprendere dall’esperienza. Ancora: se infine sapremo riconoscere dove è stato sbagliato nel disegnare un servizio sanitario che espone al medicina generale e il territorio ad una crisi come quella di questi mesi, ci sarà abbastanza coraggio per cambiare rotta e per disinvestire dalle tecnologie inutili multimilionarie a vantaggio delle cure primarie? Una volta passata la tensione provata durante il lockdown, saremo ancora disposti a sostenere che “proprio la normalità era il problema” e a quella normalità ingiusta non vorremmo tornare? E’ solo una visione “globalista” quella che ci connota e davvero non ci piace la globalizzazione?

Con la sottrazione di peso che solo le persone migliori sono capaci di offrire alla riflessione sulle questioni più drammatiche – quella “agilità scattante e tagliente” di cui scriveva Italo Calvino – le 170 pagine di Ippolito e Curiale sono una preziosa lettura estiva, utile anche a scoprire che José Mourinho è uno tra i maggiori filosofi dei nostri tempi e che quello strano signore che voleva iniettarci la candeggina è soltanto il presidente della nazione che divide il Canada dal Messico.

Però, la grande preoccupazione resta proprio quella evocata da Francesco De Gregori: è la gente che fa la storia e, molto sinceramente, il fatto che la storia siamo noi non lascia affatto tranquilli.

  1. Ippolito G, Curiale S. Cosa sarà. Milano: Mind, 2020.
  2. Pisano GP, Sadun G, Zanni M. Lessons from Italy’s Response to Coronavirus. Harvard Business Review 2020; 27 marzo. Ultimo accesso 15 luglio 2020.
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Corruption in healthcare - we need care based on solidarity, not on charity because greed. We need careful and kind care for all. ⁦This is #WhyWeRevolt @patientrevpatientrevolution.org/revolt nytimes.com/2020/11/27/opi…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…