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Ioannidis: serve misura contro la covid-19

“Mi scuso per non avere account personali sui social media. Faccio molti errori e non voglio peggiorare la situazione usando strumenti in cui le persone hanno bisogno di scrivere molto velocemente”.

Nella lunga lettura preparata per lo Stanford Group of Greece, John Ioannidis parte dalla valutazione del contesto. (1) “La deprivazione è un fattore di rischio molto forte. Covid-19 è una malattia della disuguaglianza. Si nutre di disuguaglianza, colpisce persone svantaggiate, persone che abbiamo scartato dalla nostra società non dando loro sufficiente attenzione.” I ricchi possono proteggersi rimanendo nelle proprie case, “ma qua fuori ci sono senzatetto che hanno bisogno di lavorare, persone con stipendi bassi e situazioni molto pericolose”. Ma non si tratta solo di un problema economico: anche in presenza di altre condizioni il rischio aumenta terribilmente e questo può aiutarci a identificare le persone a rischio. Possiamo e dobbiamo fare qualcosa per proteggerle.

In politicizing Ioannidis’ work, both the left and the right have failed to understand or acknowledge the critical questions he is raising. Jeanne Lenzer & Shannon Brownlee (2)

Le misure che sono comprese nei diversi “pacchetti” di lockdown sono frutto di una valutazione totalmente arbitraria, sostiene Ioannidis. Molti governi possono dire di aver risposto all’emergenza con un lockdown ma l’intensità e le caratteristiche di queste misure sono sempre diverse. “Ci sono 1300 studi in corso o pianificati sulla covid-19 nessuno di loro è interessato al distanziamento fisico: tantissimi studiano le terapie, pochi sulla prevenzione e alcuni sui vaccini, ma non c’è nulla che valuti l’utilità del distanziamento sociale”. Al punto che non esiste neanche un consenso sul significato dell’espressione. “Ad essere onesto, sono sicuro che molte di queste misure funzionano” ammette il ricercatore di Stanford. “Semplicemente non so quali e penso che alcuni di quelli potranno rivelarsi più efficaci e avere conseguenze meno distruttive rispetto ad altri”.

Dovremmo concentrarci sulla durata della loro implementazione, sulla sequenza con la quale applicare le diverse misure, su come favorire l’aderenza e il rispetto delle raccomandazioni o degli obblighi, come misurare la validità di quello che stiamo facendo. “Stiamo bloccando il mondo intero, una nazione, una città o una struttura residenziale per anziani, alcuni ospedali”. Lo stesso principio trova mille applicazioni diverse e, con questo tipo di approccio, non sapremo mai cosa è stato realmente utile e cosa, invece, è stato inefficace o addirittura dannoso. In un tentativo nel complesso vano di valutare le decisioni assunte, si prendono come riferimento indicatori surrogati, dice Ioannidis che, per spiegare la propria posizione, ricorre ad esempi molto diretti: come stiamo misurando la frequenza di atti di violenza, l’aumento della disoccupazione o di suicidi? Ma, di nuovo, in che modo? “Qual è l’orizzonte rilevante? Siamo interessati solo a ridurre il numero di casi nelle prossime due settimane oppure siamo interessati a cogliere le conseguenze della crisi economica, o l’aumento di atti di violenza causati dall’interruzione dell’assistenza per la salute mentale nel corso di mesi e anni, che può avere la conseguenza di aumentare l’impatto della covid-19 di dieci o di cinquanta volte?”

Però, l’emergenza sanitaria ha già insegnato molte cose: tra le più importanti è che il tasso di mortalità per la malattia può variare molto a seconda di chi sono le persone contagiate, qual è la loro età e il loro profilo di rischio. “Che cosa stiamo facendo per prenderci cura proprio di queste persone senza procedere a caso?” La buona notizia è che dal momento che conosciamo molti dei fattori di rischio potremmo sapere chi tutelare e dove, in modo da evitare di penalizzare tutti i cittadini in maniera indiscriminata.

Un altro bersaglio delle riflessioni di Ioannidis sono i modelli matematici che hanno fornito previsioni sulla diffusione del virus, avventurandosi talvolta persino in anticipazioni sul numero dei decessi che sarebbero stati registrati l’indomani, e sul numero di persone contagiate necessario perché si determini un’immunità di gruppo. Uno dei nodi centrali è dunque quello della possibilità di fare previsioni: “Non ho una chiave di lettura. Una nuova ondata potrebbe accadere, non dovremmo dire che siamo liberi e al sicuro dal virus. Sarebbe un’idea completamente sbagliata, ma non sappiamo quando e se e come potrebbe accadere. Dobbiamo solo essere preparati”.

Come prepararsi? Dedicando attenzione alle popolazioni più a rischio e non perdendo di vista i determinanti di salute principali, che si sono dimostrati elementi decisivi per determinare una maggiore gravità della malattia. “Tra tutte le cose che ho letto e sentito, il mio voto per quella più ridicola viene dalla Grecia: il 17 marzo la consociata greca della Philip Morris ha donato 50 ventilatori alle unità di terapia intensiva del Paese” per abbassare la curva dei decessi.

Ioannidis raccomanda di usare le precauzioni più note, dal lavaggio delle mani alla vigilanza sulla funzionalità respiratoria al mantenimento della distanza fisica: “questo non interromperà la nostra vita così da tornare alle normali attività”. Covid-19 è una malattia della disuguaglianza e più si prolunga lo stato di emergenza e più aumentano le persone svantaggiate. “Per favore, non distruggiamo il mondo intero con misure eccessivamente radicali”, dice Ioannidis.

John Ioannidis può sicuramente avere torto ma il suo punto di vista meriterebbe di essere discusso, confrontandosi sui dati e non pensando si tratti di “punti di vista”. Non solo in Italia sembra che la sanità sia incapace di rispondere in maniera articolata, adattiva, flessibile, orientata agli obiettivi. Si parla tanto di medicina di precisione ma ancora siamo lontani un mondo da una sanità di precisione, che sia alla fine capace di essere intelligente. Quanta strada ancora da fare…

  1. https://stanford.zoom.us/webinar/register/2615913626159/WN_wEVmIYG-TOGqSCr7QuTWYw
  2. Lenzer J, Brownlee A. John Ioannidis and the medical tribalism in the era of covid-19. Undark 2020; 11 giugno.

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Cosa stiamo imparando da #COVID19? Nei prossimi giorni uscirà l'intervista a @MedBunker su cosa dovrebbe cambiare nella comunicazione scientifica. Qui una piccola anticipazione. @dottoremaevero @RobiVil @lucadf pic.twitter.com/eW1NUdhqvk

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…