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Il pasticciaccio brutto di London Wall

Il 22 maggio 2020 il Lancet pubblica un’analisi svolta su un registro che raccoglie dati di oltre 96 mila pazienti ricoverati in 671 ospedali di sei continenti con diagnosi di covid-19 (1). La raccolta dei dati è opera di Surgisphere, una società con sede a Chicago. Di questi malati quasi 15 mila sono in terapia con clorochina o idrossiclorochina associate o meno ad un antibiotico macrolide. Il risultato dell’analisi dice che gli schemi di terapia con i farmaci considerati non garantiscono benefici rispetto agli altri trattamenti, sono associati ad una maggiore mortalità nel corso del ricovero e ad un aumento degli episodi de-novo di aritmia ventricolare. Rapidamente, una serie di commenti critici sullo studio inizia a essere pubblicata su blog e su siti di post publication peer review come PubPeer.

Il 23 maggio 2020 si riunisce il comitato esecutivo dello studio Solidarity promosso dalla Organizzazione mondiale della sanità e sospende temporaneamente il braccio di studio con idrossiclorochina per motivi precauzionali (2). Il 26 maggio 2020 l’Agenzia italiana del farmaco decide di confermare le sperimentazioni controllate randomizzate che prevedono l’uso di idrossiclorochina (e di clorochina, come precisato il 29 maggio) ma di sospendere l’autorizzazione all’uso del farmaco al di fuori di sperimentazioni. Il 28 maggio 2020 una lettera aperta di 17 ricercatori mette in dubbio la credibilità di qualsiasi società sia capace di raccogliere in poco tempo così tanti dati di pazienti ricoverati in ospedali nel continente africano. Lo stesso giorno, il quotidiano The Guardian pubblica un articolo in cui evidenzia delle incongruenze nello studio tra cui un numero di morti per covid-19 in Australia maggiore di quanto non sia stato denunciato fino allora dalle autorità sanitarie di quella nazione (3).

All published papers using the Surgisphere database now need to be investigated as a matter of urgency. Richard Horton, tweet 5 giugno.

Il 3 giugno 2020 il Lancet pubblica una Expression of concern per avvertire i lettori delle importanti questioni che sono state segnalate alla rivista in merito all’articolo (4). Il 4 giugno 2020 il New England Journal of Medicine ritira l’articolo Cardiovascular Disease, Drug Therapy, and Mortality in Covid-19 ugualmente basato su dati raccolti da Surgisphere (5). Il 5 giugno 2020 il Lancet ritira l’articolo Hydroxychloroquine or chloroquine with or without a macrolide for treatment of COVID-19 spiegando che “i nostri revisori indipendenti ci hanno informato che Surgisphere non avrebbe consentito l’analisi del set di dati completo, dei contratti con i clienti e del rapporto di audit ISO per non violare gli accordi con i clienti e i requisiti di riservatezza. Pertanto, i nostri revisori non sono stati in grado di condurre una revisione tra pari indipendente e pertanto ci hanno notificato la loro rinuncia alla conduzione del processo di peer review.”

Siamo solo all’inizio di un affaire che potrebbe gettare luce sulle dinamiche della produzione di informazioni scientifiche e sulla loro disseminazione. Vediamo alcuni dei punti critici sui quali riflettere.

La comunicazione scientifica è un gioco delle parti? Ricostruire la vicenda espone a strane sorprese come quella di vedere che la lettera di richiesta di ritiro dell’articolo uscito sul New England (5) è firmata anche da Sapan S. Desai, il proprietario di Surgisphere.

A che serve la peer review? Non a controllare l’affidabilità delle fonti da cui provengono i dati: “La peer review non è uno strumento per scoprire la frode. I revisori (e i direttori delle riviste) possono solo esaminare ciò che hanno davanti, una descrizione di uno studio che devono prendere per buona. Se la fiducia è tradita, tutto viene a mancare” ha commentato Richard Horton, direttore del Lancet, su Twitter. Non tutti sono d’accordo con Horton: “Prima di pubblicare gli studi, i ricercatori e le riviste avrebbero dovuto porsi ulteriori domande su come un set di dati così completo fosse stato raccolto dagli ospedali di tutto il mondo nel mezzo di una pandemia”, ha dichiarato a Nature Wendy Rogers, bioeticista della Macquarie University di Sydney. “È sempre più facile col senno di poi”, dice, “ma in generale con la ricerca sulla covid-19, c’è stata una tale corsa che vengono pubblicati tutti i tipi di documenti davvero terrificanti” (6). Un portavoce del NEJM ha ammesso qualche responsabilità a proposito dell’articolo uscito sulla rivista: “L’articolo aveva passato una peer review esterna e una revisione statistica, nonché l’editing scientifico sul manoscritto. Tuttavia, come faremmo con qualsiasi incidente di questo tipo, stiamo rivedendo le nostre procedure, compreso il modo col quale valutiamo la ricerca che parte da grandi set di dati basati su cartelle cliniche elettroniche (6).

Se i revisori non c’entrano, è colpa di chi dirige le riviste? A questo riguardo, ci sono centinaia di commenti e di ogni tipo. “Criticare le riviste e i loro direttori per il fallimento del sistema – per la mancanza di integrità dei ricercatori, per l’assenza di un impegno di chi finanzia gli studi a rendere accessibili i dati, e così via) dimostra una mancanza di conoscenza della dura realtà dell’editoria scientifica” ha scritto sempre su Twitter l’oncologo indiano C. S. Pramesh.

Quale sta diventando il modello di business delle case editrici scientifiche? Surgisphere nasce come editore di libri di testo di medicina per poi diventare un’agenzia di servizi basata sulla raccolta ed elaborazione di dati proveniente da cartelle cliniche digitali, messi a disposizione di industrie farmaceutiche e di ricercatori. Non più di cinque persone riescono a produrre articoli potenzialmente capaci di orientare un giro di affari milionario. La responsabile delle vendite è Arianne Anderson, modella per siti per adulti che qualcuno sostiene sia in realtà una famosa pornostar, Skye Daniels.

La medicina accademica funziona come il calcetto del martedì? La university of Utah ha congedato uno dei firmatari degli studi sotto esame, Amit Patel (7). “Avevo terminato verbalmente la mia affiliazione con l’niversità dello Utah più di una settimana fa e formalmente venerdì scorso” ha scritto su Twitter. “L’università lo comunicherà attraverso vari media. Ma c’è dietro una storia molto più grande per la quale non ho ancora le informazioni.” Ha proseguito in modo ancora più inquietante: “E la storia non è che io sia imparentato con il dottor Desai per un matrimonio. Questa è una vecchia notizia. Molte persone del Brigham erano a quel matrimonio e i media lo sapevano. Nonostante tutto questo, non so cosa sia accaduto con Surgisphere. Ma dev’esserci qualcuno che lo sa.” Insomma: tre clinici di altrettante università (due statunitensi e una europea, Zurigo) decidono di mettersi insieme per firmare (evidentemente non per scrivere) uno studio basato su una banca dati di cui ignorano le fonti e l’attendibilità. Come si sono scelti tra loro? Per essersi incontrati a un matrimonio?

Possiamo fidarci dei real world data? Può essere una scommessa rischiosa. “La gente si interroga sui dati di Surgisphere ma forse dovrebbe chiedersi più in generale come le società di questo tipo acquisiscono i dati sanitari. I pazienti o i sistemi sanitari sanno chi ha i loro dati?” Difficile trovare risposta alla domanda del giornalista del Financial Times… (8)

Il colpo inferto alla credibilità del Lancet e del New England Journal of Medicine è fortissimo. Ancora più pesanti potrebbero essere le conseguenze se i retroscena annunciati da Amit Patel venissero fuori. E’ impensabile che Surgisphere abbia deciso di avviare questa operazione (due lavori contro l’idrossiclorochina e uno a favore dell’ivermectina sempre nella covid-19 uscito su un archivio di preprint, ora cancellato ma ancora disponibile su un archivio privato, 9) senza contare su indicazioni precise sugli obiettivi e su adeguati finanziamenti.

La speranza è che siano proprio le persone più colpite a cercare di invertire la rotta. Come mi scrive Richard Horton: “I ricercatori devono essere indipendenti: le strutture attuali li rendono complici.”

  1. Mehra MR, Desai SS, Ruschitzka F, Patel AN. Hydroxychloroquine or chloroquine with or without a macrolide for treatment of COVID-19: a multinational registry analysis. Lancet 2020; 22 maggio.
  2. World Health Organization. Solidarity” clinical trial for COVID-19 treatments. Who. https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/global-research-on-novel-coronavirus-2019-ncov/solidarity-clinical-trial-for-covid-19-treatments
  3. Davey M. Questions raised over hydroxychloroquine study which caused WHO to halt trials for Covid-19. Guardian 2020; 28 maggio.
  4. Lancet. Expression of concern: Hydroxychloroquine or chloroquine with or without a macrolide for treatment of COVID-19: a multinational registry analysis. Lancet 2020; 3 giugno.
  5. Retraction: Cardiovascular Disease, Drug Therapy, and Mortality in Covid-19. N Engl J Med. 4 giugno.
  6. Ledford H, Van Noorden R. High-profile coronavirus retractions raise concerns about data oversight. Nature 2020; 5 giugno.
  7. Herper M, Sheridan K. Researcher involved in retracted Lancet study has faculty appointment terminated, as details in scandal emerge. Stat 2020; 7 giugno.
  8. Mure D, Mancini DP, Kuchler A. Edinburgh disavows Surgisphere claims of co-operation with NHS Scotland. Financial Times 2020; 6 giugno.
  9. https://www.isglobal.org/documents/10179/6022921/Patel+et+al.+2020+version+1.pdf/fab19388-dc3e-4593-a075-db96f4536e9d

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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