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Covid-19 e il fiasco della preparazione


Tutti ad ascoltare conferenze, a leggere libri, ma a cosa serve? Tutti citano Bill Gates e la sua conferenza del 2015, o passaggi di David Quammem nel libro Spillover… C’è poco da fare: siamo sempre e comunque impreparati.

“C’è qualcuno che abbia letto il Global monitoring preparedness report dell’Organizzazione mondiale della sanità?” mi chiede Rodolfo Saracci. Domanda retorica. A world at risk, è il titolo. Senza ironia, sul sito della WHO è disponibile in sei lingue ma non in italiano. Figurati se qualcuno, in Italia, l’ha letto.

Al punto 4 è scritto così: “Una pandemia a rapida diffusione dovuta ad un patogeno respiratorio letale (vuoi emerso naturalmente, accidentalmente o rilasciato deliberatamente) pone particolari requisiti riguardanti la preparazione. Istituzioni e donatori devono garantire investimenti adeguati per lo sviluppo di vaccini e terapie innovative, capacità di produzione manifatturiera, antivirali ad ampio spettro e interventi non farmaceutici appropriati.” Infatti, è andata proprio così. Ovvio, ci sono delle scusanti: essere preparati costa un sacco di soldi e molta fatica perché ci si deve preoccupare per molte diverse eventualità che potrebbero non verificarsi mai: ” One of the paradoxes of preparedness is that you have to constantly prepare for something that might or might not happen, and you might well prepare for the wrong thing”, dice George Lakoff, sociologo e autore di un libro interessante – per lo più centrato sull’inefficiente risposta ad Ebona, Unprepared: Global Health in the Time of Emergency (University of California Press, 2017).

It’s highly likely that you won’t be ready for what actually unfolds. George Lakoff, autore di Unprepared

“La verità è che si procede verso una sempre maggiore inadeguatezza”, dice Rodolfo. “L’ho scritto in un commento uscito su E&P: non potevate pensarci prima? Fare qualcosa? Voglio dire: c’è un prima immediato ed uno meno immediato. Nel tempo breve c’è la capacità di risposta che è stata comunque lenta. Il ‘prima’ non immediato è quello che avrebbe dovuto consentire di mettere in atto dei sistemi di sorveglianza capaci di rispondere alle emergenze in modo efficace e uniforme sul territorio nazionale.”

The NHS has been wholly unprepared for this pandemic. It’s impossible to understand why.  Richard Horton, The Lancet

“Hai letto Ioannidis su Stat? Ha ragione: è stato un vero e proprio fiasco.” Manca tutto: maschere, kit per i test, medici rianimatori, infermieri specializzati, reparti di terapia intensiva, aree si pronto soccorso distinte per persone che potrebbero essere contagiate e a rischio di contagiare. Manca tutto, tranne la presunzione di essere senza responsabilità. Quando finalmente riprenderemo a uscire, troveremo le stesse persone là fuori, nei posti che hanno occupato fino ad oggi e che continueranno ad occupare.

Tra due, tre o cinque anni, poi, la situazione si ripeterà. Non è detto che sarà un virus: basterà e avanzerà un’emergenza climatica.

La foto in alto è di Photoeuristic ed è intitolata Times of shutdown. Flickr Creative Commons. grazie!

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…