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A systemic failure of medical publishing

The New England Journal of Medicine published a study focused on compassionate use of remdesivir in the treatment of covid-19 in hospitalized patients at different levels of severity.

The article is signed by 56 authors from different International research centers. The authors are more numerous than the patients whose data have been analyzed in the study. Despite the 56 authors, the article was written by two employees of a pharmaceutical industry. The authors gave advice and suggested additions. The study was designed and conducted by the sponsor who also collected the data and carried out statistical analyzes. One in four patients suffered serious adverse effects. An improvement in oxygen support status was observed in 68% of patients and overall mortality was 13% on a median follow-up of 18 days. These results cannot actually be judged because the study did not include a control group.

The idea that we have nothing to lose by trying anything with the smallest glimmer of hope is terribly misguided. As a society, we risk losing the opportunity to understand what actually works, and what doesn’t. Patricia Zettler, former FDA associate chief counsel.

The article confirms the crisis of scientific publishing, of science communication (many media have presented the article as a milestone in the fight against covid-19), of academic medicine (actually reluctant to design independent studies, to conduct them, to analyze the results and publish them).

We are facing a systemic failure of health care governance.

Il New England Journal of Medicine ha pubblicato uno studio sull’uso compassionevole del remdesivir nel trattamento della covid-19 in pazienti ospedalizzati a diversi livelli di gravità.

L’articolo è firmato da 56 autori di diversi centri di ricerca. Gli autori sono più numerosi dei pazienti i cui dati sono stati analizzati nello studio. Nonostante i 56 autori, l’articolo è stato scritto da due dipendenti di un’industria farmaceutica. Gli autori hanno dato consigli e suggerito integrazioni. Lo studio è stato disegnato e condotto dallo sponsor che ha anche raccolto i dati e svolto le analisi statistiche. Un malato su quattro ha sofferto effetti avversi gravi. E’ stato osservato un miglioramento dello stato di supporto dell’ossigeno nel 68% dei pazienti e la mortalità complessiva è stata del 13% su un follow-up mediano di 18 giorni. Sono risultati che non si possono giudicare perché lo studio non prevedeva un gruppo di controllo.

L’articolo conferma la crisi dell’editoria scientifica, della comunicazione della scienza (molti media hanno commentato l’articolo quasi fosse una pietra miliare nella lotta alla covid-19), della medicina accademica (ormai riluttante a disegnare studi indipendenti, a condurli, ad analizzarne i risultati e a pubblicarli).

Siamo di fronte ad un fallimento sistemico della governance della sanità.

la foto in alto è di Travis Wise ed è intitolata “Wait your turn here”. Flickr Creative Commons. grazie all’autore.

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The post-Covid19 priority is to address structural racism, says @MichaelMarmot I strongly hope (but I’m not so confident) the Pan-European Commission on Health and Sustainable Development chaired bu #MarioMonti will take into account Sir Michael’s advice. twitter.com/michaelmarmot/…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…