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Le competenze perdute del medico

Nei primi anni Ottanta del secolo scorso il British Medical Journal (allora si chiamava ancora così) iniziò a pubblicare una serie di articoli in una serie intitolata “How to do it”. Si spiegava come fare tutte quelle cose che un medico doveva essere capace di eseguire ma che all’università non venivano insegnate. Qualche esempio? Come parlare a un congresso o come organizzare un convegno internazionale. Come scrivere un articolo per una rivista scientifica, come fare il referee o come contribuire attivamente al lavoro di un comitato scientifico di un periodico accademico. Come condurre un trial clinico. Come scrivere un foglio informativo per i cittadini o per i malati, come rendere più accogliente un reparto ospedaliero, come migliorare la segnaletica in ospedale.

Quei contributi erano talmente ben fatti e c’era così tanto interesse anche da parte dei medici italiani che decidemmo di raccoglierli in un libro. Anzi, in due libri che uscirono a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro. L’accordo con Neil Poppmacher, direttore della divisione libri del BMJ, lo firmammo a Francoforte davanti ad un bicchiere di vino nell’ottobre del 1985.

“We would like to write a book for you” From predatory journals to ghost book writing. Eric Topol’s tweet, 13 febbraio 2020.

Uno dei contributi spiegava come scrivere un libro. Una cosa, in realtà, che i medici sapevano più o meno fare. La maggior parte delle volte non uscivano dei veri capolavori, ma i lettori erano forse meno esigenti e, soprattutto, c’erano meno tentazioni a rubare ai medici il tempo per la scrittura e per la lettura.

Oggi è davvero tutto diverso: ad organizzare gli eventi pensano le agenzie congressuali, a disegnare e condurre sperimentazioni le contract research organization, a scrivere articoli scientifici dei ghostwriters ben pagati, a preparare revisioni sistematiche le agenzie in Estremo oriente. Anche nel caso venisse in mente a un medico di oggi di scrivere un libro, qualcuno correrebbe in suo aiuto. Ecco la lettera ricevuta da Eric Topol, che ha condiviso su Twitter.

“Il tuo libro sarà elencato in siti famosi come Amazon, eBay, Goodreads e molti altri. Come risultato, godrai di ottima reputazione e la gente riconoscerà il tuo contributo alla causa della scienza.” O qualcosa del genere.

Quale conclusione? Sceglila tu che stai leggendo. Io sono incerto tra queste due. La prima: essere riconoscente nei confronti dei medici che so per certo essere autori del libro uscito a loro firma. La seconda: non fidarmi mai di un libro firmato da un medico e diffidare di un medico che ha firmato un libro.

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Luca De Fiore

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