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Campioni di farmaci ai medici: vietarli?

Le aziende farmaceutiche spendono per le visite presso l’ambulatorio del medico e per il dono di campioni gratuiti di farmaci più di qualsiasi altra forma di marketing negli Stati Uniti: qualcosa come 18,5 miliardi di dollari nel 2016.

Gratuiti, però, per modo di dire, perché a pagare sono i cittadini statunitensi. I medici che ricevono i medicinali in regalo prescrivono maggiormente i nuovi e più costosi farmaci branded rispetto a opzioni ugualmente efficaci, più collaudate e meno costose. Uno studio pubblicato da poco su JAMA Internal Medicine mostra addirittura che i medici che li ricevono in regalo hanno maggiori probabilità di prescrivere quei farmaci anche qualora non siano la prima scelta per la condizione di quel paziente. (1)

La distribuzione di campioni gratuiti di medicinali ai medici dovrebbe essere vietata. Luigi Naldi

Se i benefici della distribuzione gratuita di campioni di farmaci sono incerti (qualcuno pensa possano essere utili per offrirli a pazienti indigenti), ben documentati sono gli effetti negativi di tale procedura connessi con la possibilità di influenzare le scelte prescrittive e di aumentare i costi delle prescrizioni. (2) Come sottolineato dall’editoriale di accompagnamento al lavoro più sopra menzionato, (3) svariate istituzioni negli Stati Uniti, come la Veteran Health Administration, il Kaiser Permanente e molte università, hanno ristretto o vietato la distribuzione di campioni gratuiti ai medici . In Italia, la distribuzione di campioni gratuiti di medicinali ai medici è regolata con il Decreto Legislativo n. 219, 24 aprile 2006 (art. 125). Diverse aziende sanitarie e aziende ospedaliere hanno voluto negli ultimi anni regolamentare i rapporti tra professionisti sanitari e rappresentanti dell’industria all’interno delle strutture dove si assiste il malato.

Ma se la riduzione dell’influenza dell’industria sulle prescrizioni è una priorità – sia dal punto di vista della garanzia di maggiore appropriatezza, sia per le ricadute di maggiore spesa, i risultati dello studio uscito sul JAMA Internal Medicine suggeriscono la necessità di ulteriori misure, che si concentrino su quanto avviene nelle cure primarie, distanti dalle strutture ospedaliere o dagli ambienti accademici. E’ questo, infatti, l’ambito nel quale è più frequente il ricorso al dono di campioni di medicinali che in Italia, vale la pena ricordarlo, possono essere consegnati solo ai medici autorizzati a prescrivere quel prodotto e solo nei 18 mesi successivi alla commercializzazione.

In genere, i medici non sono consapevoli dei costi connessi alle proprie prescrizioni e non hanno una chiara percezione del ruolo giocato dal marketing delle aziende farmaceutiche sulle decisioni che i clinici assumono, scriveva Luigi Naldi su Recenti progressi in medicina. Una soluzione ci sarebbe, anche abbastanza semplice: “Personalmente, ritengo che nell’ambito delle strutture del Sistema Sanitario Nazionale la distribuzione di campioni gratuiti di medicinali ai medici dovrebbe essere vietata.”

  1. King AC, Schwartz LM, Woloshin S. A national survey of the frequency of drug company detailing visits and free sample closets in practices delivering primary care. JAMA Internal Medicine 2020 Jan 27.
  2. Naldi L. Campioni gratuiti di medicinali ai medici? No, grazie. Recenti Prog Med 2014;105(11):404.
  3. Guglielmo BJ. The cost of pharmaceutical company detailing visits and medication samples. JAMA Intern Med 2020; January 27.

La foto in alto è di Veronica Keefer e il titolo è “The doctor is out”. Flickr Creative Commons.

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Luca De Fiore

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