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Gøtzsche, Cochrane e il futuro delle prove

Le vicissitudini di Peter Gøtzsche hanno suscitato interesse, soprattutto però da parte di chi già conosceva gli attori, la trama e persino lo scontato finale della storia: quella che ha portato un giovane laureato danese dall’impiego in un’industria farmaceutica al lavoro di revisione sistematica della ricerca clinica nell’ambito della Cochrane Collaboration, fino alla sua espulsione dal governing board dell’organizzazione il 13 settembre 2018 e, successivamente, sia dal Nordic Cochrane Centre di Copenaghen, sia dal ruolo di consultant presso il Rigshospitalet della capitale danese.

Gøtzsche became the closest thing the world of statistical analysis had to a full-fledged celebrity. Daniel Kolitz

Anche se non c’era molto da aggiungere a quanto già scritto nei mesi passati, alcuni retroscena ancora poco conosciuti sono stati raccontati da Daniel Kolitz su Undark Magazine in un lungo articolo che descrive in dettaglio tutta la storia (1) concludendola con un resoconto dell’evento di presentazione della nuova iniziativa voluta da Gøtzsche, l’Institute for Scientific Freedom: un meeting a Copenaghen con diversi relatori eccellenti ma perplessi, ed un pubblico variamente assortito.

L’articolo di Kolitz ha dei punti interessanti ma non aiuta però a mettere a fuoco le questioni che potrebbero essere le più importanti, quelle che rendono difficile, a medio termine, il futuro della Cochrane e, cosa ben più importante, la centralità delle prove nella medicina di domani.

Cochrane non vuole “rappresentare” nulla: è semplicemente una rete libera di ricercatori indipendenti, che hanno inevitabilmente opinioni diverse. [dall’articolo di D. Kolitz]

Primo, la questione della credibilità dei risultati delle sperimentazioni controllate randomizzate: oltre ad essere spesso mal disegnate, non registrate e superflue già a partire dai loro obiettivi (2) non da tempo sono diventate lo strumento col quale l’industria “vende” le proprie novità (3) e il primato del rigore metodologico di questo disegno di studio è oggi difficilmente difendibile.

Secondo, il problema del conflitto di interessi: l’indipendenza degli autori delle revisioni sistematiche pubblicate nel database Cochrane viene sollecitata da molti ricercatori anche interni alla rete, ma lo scenario è talmente complesso e le fattispecie così numerose che anche le indicazioni che l’organizzazione ha saputo dare fino ad oggi forniscono in fondo solo risposte parziali. (4)

Terzo, la praticabilità reale delle revisioni sistematiche di dati grezzi e/o non pubblicati: non è più possibile pensare a sintesi delle prove che prescindano da risultati di studi rimasti vittime del bias di pubblicazione (5): ma la ricerca di queste fonti è estremamente onerosa sia in termini amministrativi e legali sia in termini di tempo, così che su questo tipo di revisione gravano dei costi raramente sostenibili.

Quarto, la metodologia di produzione delle revisioni sistematiche suggerisce di considerare con prudenza i risultati di studi che non prevedano randomizzazione e controlli (6), ma sempre di più si sottolinea l’importanza della cosiddetta real world evidence: c’è da chiedersi se sarà opportuno e come potrà essere possibile integrare questi dati con quelli ottenuti con rigorosi studi sperimentali.

Researchers in our community have made clear that open research and open access is a critical part of the future. Judy Verses, Wiley

Quinto, la pressione delle istituzioni sulle case editrici per l’accesso aperto alle fonti di conoscenza sta condizionando anche Wiley, l’editore della Cochrane Library, la banca dati che accoglie e rende accessibili (a pagamento nelle nazioni economicamente sviluppate) le revisioni sistematiche preparate da gruppi interni alla Cochrane. Wiley è tra le grandi case editrici internazionali più disponibili ad accettare accordi con le istituzioni pubbliche per garantire l’accesso gratuito e non dilazionato ai contenuti di periodici a firma di ricercatori statali. Gran parte delle revisioni Cochrane è frutto del lavoro di dipendenti pubblici: se venissero meno o si riducessero i ricavi dalle vendite di abbonamenti alla Library, chi finanzierebbe l’organizzazione? Come conserverebbe Cochrane la propria indipendenza accettado incarichi da industrie?

  1. Kolitz D. Evidence-based medicine and the expulsion of Peter Gøtzsche. Undark 2019; 30 dicembre.
  2. Ioannidis JPA. Clinical trials: what a waste BMJ 2014; 349 :g7089.
  3. Ioannidis JPA. Hijacked evidence-based medicine: stay the course and throw the pirates overboard. J Clin Epidemiol 2017;84:11-3.
  4. Cochrane. Potential scenarios and actions for editorial teams and authors. Ultima modifica Giugno 2019.
  5. Jefferson T, Doshi P, Boutron I, et al. When to include clinical study reports and regulatory documents in systematic reviews. BMJ evidence-based medicine 2018;23(6):210-7.
  6. Sterne JAC, Hernán MA, Reeves BC, et al. ROBINS-I: a tool for assessing risk of bias in non-randomised studies of interventions. BMJ 2016; 355 :i4919.

La foto in alto è di Bruno Cordioli e si intitola Copenaghen (Flickr Creative Commons).

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Luca De Fiore

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