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Riviste: prede e predatrici

“Mi hanno proposto di entrare nel comitato scientifico dell’International Journal of [xyz] Epidemiology. Che dici, mi devo fidare?” La domanda arriva a cadenza regolare: una volta a settimana da amici anche molto seri e informati. Possibile che il fenomeno delle riviste predatrici non sia ancora del tutto conosciuto?

I fell into this trap because of my ignorance. Alan H. Chambers, Science

Cinque ricercatori italiani su cento hanno pubblicato su riviste truffa, ma il nostro non è il solo paese degli ingenui se è vero che un sacco di dollari dei National institutes of health finiscono nelle casse di editori d’assalto. Case editrici di periodici che pubblicano articoli a pagamento senza sottoporre i contenuti ad alcun controllo di qualità. Un gruppo di 43 ricercatori, clinici, decisori, bibliotecari di 10 nazioni si è riunito a Ottawa nell’aprile 2019 per arrivare ad una definizione condivisa di rivista predatrice, considerando questo come un passaggio fondamentale per sensibilizzare la comunità scientifica.

Cos’è una rivista predatrice? “Predatory journals and publishers are entities that prioritize self-interest at the expense of scholarship and are characterized by false or misleading information, deviation from best editorial and publication practices, a lack of transparency, and/or the use of aggressive and indiscriminate solicitation practices”.

Pare che non sia stato facile trovare un punto d’incontro. Per esempio, è stato fatto presente che molti autori pubblicano su queste riviste ben sapendo che si tratta di una truffa. Anche se è vero che in tanti cascano nel tranello incantati dal potere seduttivo di alcune delle centinaia di mail d’invito ricevute. Interessante come il gruppo di lavoro non sia riuscito a includere alcuni criteri che sembrerebbero ovvi, come l’esistenza di un percorso esplicito di peer review da parte della rivista. Molti periodici seri non lo dettagliano in maniera chiara e non per questo si può dubitare del loro rigore, hanno spiegato su Nature.(1) Altro problema nasce dalla capacità di questi editori di inserirsi in directory accreditate come il DOAJ (Directory of Open Access Journals) o in associazioni come il COPE che promuove l’etica nel publishing scientifico.

Ancora oggi le riviste sono un asset importante di una casa editrice perché possono essere uno strumento per far soldi: da prede delle grandi multinazionali dell’editoria scientifica a predatrici delle poche risorse per la ricerca. L’impressione però è che le attività di sensibilizzazione servano ma non siano risolutive come potrebbe esserlo una presa di coscienza del mondo accademico.

  1. Grudniewicz A, et al. Predatory publishers: no definition, no defence. Nature 2019;11 dicembre.

Foto in alto: [European Environment Agency] ‘Osprey breakfast ‘ by Piotr Krześlak; Category: Water and nature (© Piotr Krześlak, WaterPIX /EEA


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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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