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Buon anno, tra incertezza e rapidità

L’incertezza è onnipresente in medicina.  (…) Eppure è ignorata, la sua importanza sottovalutata e le sue conseguenze taciute. I cittadini potrebbero essere perdonati per aver considerato i medici depositari di certezza, facendo diagnosi o comunicando ricerche dagli esiti trionfali.  Ma in larga misura, noi partecipiamo alla costruzione di questa illusione e la incoraggiamo.”

L’editoriale di Steven Hatch uscito sul BMJ nel maggio del 2017 (1) fotografava una situazione che, se possibile, è oggi ancora peggiorata e, ancora se possibile, è più evidente in Italia che in altri paesi. Rivalità accademiche e sanità rimborsata a prestazione pretendono certezze e se ne fanno forti anche in loro assenza. Oltre a dover essere ammessa, l’incertezza potrebbe essere rivalutata come valore perché è il punto di partenza per la ricerca del nuovo e dell’utile: ma nel dubbio la medicina industriale inciampa ed è meglio nasconderlo sotto al tappeto. 

Lungo l’insidioso confine tra sicurezza e incertezza ha camminato per buona parte della sua vita Alessandro Liberati, che continua a mancarci molto a otto anni dalla sua morte. E negli ultimi suoi anni Alessandro ha ragionato sulle implicazioni della distanza tra i dubbi (purtroppo) obbligati di noi tutti, come cittadini, e le certezze (talvolta) evitabili di medici, ricercatori e decisori sanitari: un framework che nasce dalla ricerca disegnata male e condotta peggio, vuoi per incapacità, vuoi per conflitti di interesse. L’asimmetria informativa generata da questo gap è amplificata anche quando potrebbe ridursi: è costruita e mantenuta artificialmente ed è una condizione della conservazione del rapporto di potere del clinico sul malato. Si chiedeva allora, con Alessandro, un nuovo diverso equilibrio: l’accesso a dati e informazioni da parte dei cittadini avrebbe dato loro qualche certezza in più, mentre le sicurezze infondate dei medici avrebbero dovuto essere temperate da una maggiore umiltà.

Alessandro non si allontanava volentieri dalle aree grigie della scienza e in particolare della sanità pubblica, vale a dire quella che conta per i cittadini, cercando di sviluppare le capacità per far fronte alle incertezze e per adattare continuamente le scelte in risposta a nuove informazioni. Aree grigie che con gli anni aumentano e non diminuiscono, né in numero né in ampiezza. Lo sviluppo delle tecnologie ne crea di nuove: dalle applicazioni alla medicina dell’intelligenza artificiale alle modalità di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte di salute, passando per un territorio dove sicuramente Alessandro avrebbe avuto qualcosa di decisivo da dire: la cosiddetta real world evidence. (3) Ebbene: fino a qualche tempo fa, con diversi rapporti di forza e di potere nella sanità, di  fronte all’incertezza era quasi obbligata una sosta, una pausa di breve o più lunga riflessione. Oggi la risposta all’incertezza è l’accelerazione. Una rapidità che è molto spesso dettata dal mercato, costantemente alla ricerca di uno spazio per nuove “soluzioni” (prodotti, più che innovazioni) di cui non sempre – o raramente – si conoscono vantaggi e rischi. Una bulimia dei consumi che riguarda direttamente anche la sanità e che domanda compulsività e poca meditazione razionale. A cui rischia di corrispondere – ha scritto Lamberto Maffei – una anoressia dei valori, la derisione del pensiero razionale e del metodo scientifico più rigoroso. (4)

Averci lasciati nella notte in cui nasceva un anno nuovo è il gesto di un Maestro che ha voluto suggerirci di ricordarlo anche nel momento in cui si formulano i buoni propositi.

  1. Hatch S. Uncertainty in medicine. BMJ 2017; 357 :j2180
  2. Ladher N. Navigating medicine’s grey areas BMJ 2019; 367 :l6153
  3. Sono quasi sicuro che Alessandro e Holger avrebbero firmato insieme questo articolo: Schunemann H. Tutte le prove sono real world evidence. Recenti Prog Med 2019;110:165-7.
  4. Maffei L. Elogio della lentezza: Bologna: Il Mulino, 2016.

La foto in alto è di Filena Fortinguerra. Non l’ho ancora avvertita ma spero non si arrabbi. E’ la foto più bella che ho visto in questo finale di anno…

Comments

1 Comment

Antonio

Come sono vere queste parole! Io, come medico di famiglia le riscontro tutti i giorni, con i pazienti che vogliono l impossibile, e con i colleghi ospedalieri o accademici che , per lo più inducono nella gente false aspettative. Non so perché. Anzi lo immagino.


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Corruption in healthcare - we need care based on solidarity, not on charity because greed. We need careful and kind care for all. ⁦This is #WhyWeRevolt @patientrevpatientrevolution.org/revolt nytimes.com/2020/11/27/opi…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…