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Le industrie corteggiano gli studenti di medicina

L’industria farmaceutica continua a cercare attenzione da parte dei medici in formazione: più precoce è il primo contatto e maggiori sono le probabilità che una volta entrato nella professione la confidenza tra il medico e l’azienda possa consolidarsi e portate dei vantaggi a quest’ultima e, secondo qualcuno, anche al professionista stesso.

Una revisione a cui hanno contribuito autori molto esperti come Avorn e Kesselheim e pubblicata nel 2011 dimostrava che 9 studenti su 10 negli Stati Uniti avevano ricevuto soldi o favori da aziende. In generale i ragazzi giustificavano questi rapporti perché davano un po’ di sollievo alla loro difficile situazione finanziaria: non c’era nulla di male anche perché non comportavano rischi non condizionando la loro attività (1). Conseguenze sempre minimizzate anche perché, viene ripetuto, quando presta servizio in ospedale lo studente non può prescrivere (2). Qualche stagione dopo, una survey su studenti francesi aveva rilevato una maggiore consapevolezza e attenzione (3).

Students understand the underlying concepts of conflict of interest but cannot apply their skepticism due to their lack of in-depth knowledge in the subject matter. Heather Brodie Perry (4)

Si ritiene però in diversi paesi che le università dovrebbero proteggere gli studenti cercando in ogni modo di assicurare un percorso formativo indipendente da interessi commerciali. “Mentre in Nord America molte scuole di medicina hanno formulato e implementato politiche sui conflitti di interesse (COI), sono poche le politicy istituzionali promosse in Germania” scrivono gli autori di un articolo uscito da poco. (5) La ricerca sulle 38 facoltà di medicina tedesche mostra che solo 2 di esse ha una policy per la gestione dei conflitti di interesse, talvolta addirittura senza che i presidi ne siano a conoscenza e, per di più, si tratta anche di raccomandazioni incomplete, che non prendono in considerazione molte delle numerose forme in cui i conflitti possono manifestarsi.

Si tratta di risultati che confermano il disinteresse della medicina accademica per un problema già segnalato anni fa da uno studio sulle università canadesi (6) e tutt’ora non soltanto irrisolto, ma destinato probabilmente a diventare più grave.

“L’anno scorso, quando facevo parte del board degli specializzandi della Società italiana di igiene e medicina preventiva, avevamo realizzato uno studio per indagare proprio il tema della percezione del conflitto di interessi tra i giovani igienisti” mi dice Stefano Guicciardi. “I dati non sono ancora stati pubblicati, ma l’anno scorso al congresso societario è stato presentato un abstract con i risultati preliminari.” La survey online ha invitato a partecipare gli specializzandi iscritti alle 36 Scuole italiane.  Ha risposto più della metà degli iscritti (104 specializzandi): il 94% di loro aveva sentito parlare dei conflitti di interesse ma solo il 20% riferiva di aver saputo di un momento di formazione dedicato a questo argomento nell’ambito del corso di specializzazione. Solo tre studenti non ritenevano di trattasse di un tema importante e l’89% pensava si trattasse di argomenti che avrebbero dovuto essere oggetto di un approfondimento specifico nell’ambito del corso. La metà dei partecipanti all’indagine ha sostenuto di esser capace di riconoscere i conflitti di interesse sia nella pratica clinica sia nell’attività di ricerca. La Federspecializzandi sta lavorando da tempo per costruire consapevolezza sui conflitti di interesse, anche organizzando dei workshop sul tema e il suo impegno andrebbe sostenuto.

L’etica della professione è talmente importante che potrebbe essere opportuno selezionare gli studenti più idonei a frequentare un corso di laurea in medicina anche valutando la loro rettitudine e rigore morale. (7)

  1. Austad KE, Avorn J, Kesselheim AS. Medical students’ exposure to and attitudes about the pharmaceutical industry: a systematic review. PLoS medicine 20118(5), e1001037.
  2. Austad KE, Kesselheim AS. Conflict of interest disclosure in early education of medical students. JAMA 2011; 306(9), 991-992.
  3. Etain B, Guittet L, Weiss N, Gajdos V, Katsahian S. Attitudes of medical students towards conflict of interest: a national survey in France. PloS one 20149(3), e92858.
  4. Perry HB. Undergraduates’ Perceptions of Conflict of Interest in Industry-Sponsored Research. portal: Libraries and the Academy. 2018;18(1):163-82.
  5. Grabitz PR, et al. Conflict of Interest Policies at German medical schools – A long way to go. Biorxiv https://doi.org/10.1101/809723
  6. Shnier A, Lexchin J, Mintzes B, Jutel A, Holloway K. Too few, too weak: conflict of interest policies at Canadian medical schools. PloS one 20138(7), e68633.
  7. Wayne DB, Green M, Neilson EG. Teaching medical students about conflicts of interest. Jama 2017;317(17):1733-4.

Foto in alto: A medical student’s bag, di Shafiu Hussain. Flickr Creative Commons.

Comments

1 Comment

Francesca De Nard

Nella mia passata esperienza di specializzando dell’area clinica, il contatto con le aziende é stato precocissimo, e ho l’impressione che la precocitá si correli a una bassa percezione. Mai pagato un congresso in 5 anni, ci consigliavano persino i concorsi da fare. Opportunitá enormi per le aziende, che trovano un terreno particolarmente fertile nelle specialitá più sfortunate come probabilitá di successivo collocamento, e come rapporti accademici. I buchi didattici, di welfare e quelli legati al precariato vengono immediatamente riempiti dalle aziende (probabilmente con una certa interdipendenza tra i vari fattori). Impressioni mie che sarebbe interessante indagare (per confermare o smentire), magari mappandone i determinanti tra le varie specialitá. Per capire in quali é più forte il dogma “eh ma in questo paese senza le aziende la ricerca non esisterebbe”


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She is a 20 yr old w leukemia who “had recently suspended treatments because she maxed out the annual limit on her health insurance...If 3 people are willing to pay $120,000 or more for a banana, she said, then surely there are people who will help with her hospital expenses.” twitter.com/nytimes/status…

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Luca De Fiore

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