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È scoppiata l’Aifa

L’avviso del Ministero della salute (cercasi direttore dell’Agenzia italiana del farmaco) non è stato una sorpresa. Tanti mesi di annunci, di lavoro di commissioni, di dichiarazioni di principio ma pochi fatti: non esercitare il diritto di sostituire il direttore dell’Aifa entro i termini previsti sarebbe un’inspiegabile debolezza. Altro che autunno: è (ri)scoppiata l’Aifa.

Il modo di essere ministro di Roberto Speranza si distingue da quello di Giulia Grillo nei metodi più che negli obiettivi. Le principali differenze dipendono dall’essere Speranza un politico di professione e Grillo un medico. Entrambi tengono ad una sanità più pubblica, più onesta, più attenta a non sprecare. Entrambi hanno – o hanno ricevuto – consigli, indicazioni, dritte da persone che la sanità italiana l’hanno costruita e continuano a costruirla. In più di un caso, i suggerimenti a Speranza e a Grillo arrivano e sono arrivati dalle stesse persone. È una buona notizia, una di quelle sulle quali fare campagne elettorali convincenti, altro che chiacchiere: i due ministri della salute dell’Italia più recente credono realmente nella sanità pubblica, nella necessità di contrastare le disuguaglianze nell’accesso e nella qualità delle cure e hanno una visione tra loro coerente, facendo affidamento su persone perbene e competenti.

Il cambiamento all’Aifa che segnale intenderà dare? Non è facile dirlo. Potrebbe voler dire che la scelta di richiamare un esperto italiano “prestato” ad un’agenzia sanitaria europea è stata imprudente. Oppure potrebbe essere un’ammissione: non è possibile governare senza esperienza un’istituzione complessa, in cui lavorano ormai centinaia di persone tra le quali alcune assai qualificate che vanno incentivate e non mortificate. Ancora, potrebbe essere il segnale di un’intenzione accentratrice: nonostante una teorica indipendenza, la materia trattata da Aifa è troppo delicata e complessa per rassegnarsi ad una radicale autonomia dell’ambito tecnico dalla politica nazionale e regionale. Infine, potrebbe essere una resa e dar ragione a chi diceva che il direttore dell’agenzia andava necessariamente cercato e trovato in persone organiche all’accademia, di ruolo apicale in società scientifiche e inevitabilmente esposte a conflitti di interessi perché indipendenza non fa rima con competenza (ma come? a me pare che faccian proprio rima…).

Nel primo caso, la scelta del nuovo direttore escluderebbe personalità italiane che lavorano e sono apprezzate all’estero: ne sarebbe bastato uno, di rientro di “cervello in fuga”. La seconda opzione escluderebbe tutti coloro che dell’Aifa – competenze dinamiche processi persone – sanno poco o nulla: già si è perso un anno e il nuovo direttore dovrà essere talmente ben accolto dall’agenzia da partecipare sorridendo a una serie di brindisi di Natale a due settimane dalla nomina. Il terzo caso non sarebbe neanche da considerare perché incoerente con la visione fortemente politica – e inclusiva degli sguardi regionali – del nuovo corso ministeriale. La quarta opzione sarebbe semplicemente una sconfitta, tanto più cocente quanto più enfatici erano stati gli annunci precedenti l’ultima nomina: darebbe forza e nuovamente voce a chi sostiene che sia impossibile una sanità governata da persone non condizionate da interessi personali.

Ultima considerazione. Crediamo davvero all’utilità di una “manifestazione d’interesse”? Richiesti curriculum e documento d’identità: è possibile che il ministro e quanti lo consigliano commentino sorpresi “Anvedi, a questo mica c’avevamo pensato”? Allora, delle due, l’una: o il nome del direttore dell’Aifa già lo si conosce in certe stanze, oppure è essenziale che i pochi giorni che separano dalla nomina non siano usati per esercitare pressioni ma per ragionare in modo responsabile sulle conseguenze che potrebbe avere la scelta di una persona e non di un’altra. Nessuno può permettersi altri errori.

Roberto Speranza ha un’occasione d’oro per distinguere il proprio modo di far politica da quello di chi lo ha preceduto. Come diceva Flaiano, un gruppo di persone indecise a tutto.

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She is a 20 yr old w leukemia who “had recently suspended treatments because she maxed out the annual limit on her health insurance...If 3 people are willing to pay $120,000 or more for a banana, she said, then surely there are people who will help with her hospital expenses.” twitter.com/nytimes/status…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…