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Mihajlović, valori e diritti

L‘allenatore malato, l’autarchia degli anglosassoni, l’inaccessibilità della ricerca: Twitter ci mette di fronte a un’infinità di cose e provare a collegarne alcune senza che tra di esse ci sia un’evidente relazione può essere un esercizio utile.

Decency cannot be taken for granted. It is something we must create, advance, and actively work to build each and every day. Alexandria Ocasio-Cortez

Un allenatore di calcio scopre di essere gravemente ammalato, vive giorni di angoscia e sceglie di mantenere la riservatezza in attesa di iniziare le terapie e, successivamente, di decidere insieme alla famiglia e alla propria società come rendere pubblica la notizia. Intanto, uno dei giornalisti a cui era giunta voce del dramma personale vissuto dal tecnico sceglie di annunciare la malattia in prima pagina sul giornale da lui diretto: “Ho fatto il giornalista e non l’amico”, ha scritto successivamente su Twitter, come se la sua professione non contemplasse il rispetto di valori fondamentali.

Tristan McCowan insegna International education alla UCL, è editor di una rivista di settore e segnala su Twitter che delle istruzioni per gli autori sul sito della casa editrice Elsevier raccomandano di non citare articoli non in lingua inglese nei lavori da sottomettere a riviste della casa editrice. Il direttore del Lancet (settimanale pubblicato proprio da Elsevier), Richard Horton, risponde scandalizzato: “We not only welcome but we encourage diverse languages, references, and dialogues to promote cultural exchange and interdependence.”

Stephen Bradley è medico di medicina generale e collabora ad attività di ricerca oncologica dell’università di Leeds: in un post su EBM Live auspica un futuro in cui obiettivi, metodi e risultati della ricerca scientifica non siano pubblicati su riviste accademiche di medicina ma in banche dati liberamente accessibili. Ridurrebbe l’iniquità nell’accesso, spiega, limiterebbe le distorsioni dovute alla mancanza di trasparenza nel processo di rendicontazione della ricerca e renderebbe giustizia alla disponibilità dei malati ad essere coinvolti nelle sperimentazioni, oltre a giustificare gli investimenti di risorse pubbliche nella ricerca. “Here’s hoping that ‘pre-prints’ will turn into ‘instead-of-prints’”, ha commentato Richard Lehman.

Intempestività, chiusura mentale, assenza di trasparenza. Con uno sguardo più generale, mancato rispetto dei diritti delle persone: dei malati e dei loro familiari, dei ricercatori che intendono contribuire al dibattito scientifico, dei lettori che vorrebbero partecipare con un ruolo non passivo. Cosa dicono tre cose apparentemente lontane l’una dall’altra? Forse, anche che la rotta della comunicazione meriterebbe di essere corretta. Riaffermando principi etici che si pensava fossero normalmente condivisi e che invece non sembra lo siano, incoraggiando un confronto che non prescinda dai contesti nazionali, sollecitando la pubblicazione di contenuti che siano capaci di suscitare dibattito, discussione, partecipazione.

Nella foto in alto: Muffinn_Hallow – Tree on the horizon and clouds

Comments

1 Comment

Laura Reali

Eh sì, concordo, c’è un gran bisogno di etica, ma in tutti i settori, non solo in quello della comunicazione e forse è ora che la si insegni nelle scuole, ma fin dalle elementari. Forse siamo ancora in tempo a limitare i danni.


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Luca De Fiore

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