Press enter to see results or esc to cancel.

E’ agosto: ora dimmi di te

Leggiamo in media 17 minuti al giorno, sei minuti in meno di quindici anni fa. Le donne leggono di più degli uomini: quasi 20 minuti contro 13: logico, con tutto il daffare che noi uomini abbiamo per cucinare, stirare, far fare i compiti ai figli. Un americano su quattro non ha letto neanche un pezzetto di un libro nel corso del 2018: i ricchi leggono di più e pure chi ha fatto l’università, ma questa non è una sorpresa. Legge un po’ di più chi vive in campagna rispetto a chi abita in città. In India si legge il doppio che in Italia: in pochissime nazioni si legge meno che da noi. Ma ora è estate e finalmente siamo tornati in libreria scoprendo che un po’ è vero che gli editori italiani fanno fatica ad essere arguti, arditi e creativi come ha scritto Davide Brullo su Linkiesta.

Beninteso: qualche libro nuovo da leggere ci sta, sparso qua e là tra le novità di case editrici famose e mai sentite. Però, viene la curiosità di chiedere ad alcune amiche e amici qualche consiglio di lettura che non sia condizionato dall’attualità.

Ci chiedi tutta la vita, eh? Elena

“La visione sul mondo me l’ha definita una volta per tutte Montaigne” dice Giorgio: “il mite scetticismo con cui si muove attraverso il pensiero e l’agire umani mi emoziona e mi coinvolge, immutato, da oltre mezzo secolo. Consiglio a tutti di tenere i Saggi a portata di mano e di aprirne spesso una pagina a caso: anche in poche righe ci sarà sempre qualcosa da apprendere e su cui riflettere.” Ancora: “Qual è la struttura che connette il granchio con l’aragosta, l’orchidea con la primula e tutti quattro con me? E me con voi? E tutti noi con l’ameba da una parte e lo schizofrenico dall’altra? La ricerca della struttura (del pattern) che connette è il cuore del complesso ondivago pensiero di Bateson, che [con Verso un’ecologia della mente] mi ha condotto e continua a condurmi per il non facile sentiero della sistemica.” Terzo libro è Nodi, di Ronald Laing: “Si tratta di paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali espressi in forma poetica in cui la complessità delle relazioni tra persone, medico e paziente inclusi, è posta in evidenza attraverso situazioni in cui tutti ci possiamo riconoscere. Si tratta di nodi, appunto, in apparenza inestricabili. Come scioglierli? Come uscirne, pur mantenendo viva la relazione?”. Quarto: “Nel 1973 Giulio Maccacaro, professore alla facoltà medica milanese e maggior studioso italiano degli aspetti sociali della medicina, venne minacciato di sanzioni da parte dell’Ordine dei medici per via delle idee espresse in una relazione tenuta presso l’Istituto italiano di medicina sociale. La risposta dello studioso è esposta in venti pagine sorrette da una sferzante ironia, in cui i determinanti politici e sociali della salute vengono espressi con cristallina (e documentata) chiarezza, mettendo in luce la falsa neutralità della medicina (e della scienza). La Lettera al Presidente dell’Ordine [pubblicata da Feltrinelli in apertura del primo titolo della collana “Medicina e potere”] è una lettura che ha cambiato per sempre il mio modo di concepire salute e sanità, e che potrebbe cambiarla a molti ancora oggi, se fosse a disposizione dei giovani (e anche dei meno giovani) medici.” Infine, “il testo fondativo della medicina narrativa, oggi forse fin troppo di moda: Narrative medicine, di Trisha Greenhalgh e Brian Hurwitz. La medicina funziona bene in parte perché tratta le persone come se fossero tutte uguali, in parte perché le tratta come se fossero tutte tra loro diverse.
Questo è il dilemma di ogni medico: perché se la medicina sperimentale funziona bene nel primo caso, il secondo aspetto, quello delle differenze, è difficilmente misurabile ed esprimibile in cifre. Occorre infatti tenere in conto e mettere insieme determinanti diversi: biologici, psicologici, culturali, storici, sociali, ambientali… Le persone sono fatte così, e la Cura riguarda sempre persone oltre che strutture biologiche. In questo libro, colpevolmente mai tradotto in italiano, decine di studiosi di diversa estrazione disciplinare mostrano come il solo strumento per valutare gli aspetti non scientifici della medicina sia la narrazione: medici e pazienti raccontano storie che spesso purtroppo, anziché confluire in una narrazione comune condivisa,, si contrappongono anche in modo conflittuale. È questo il risultato della carente o assente formazione narrativa, relazionale, sistemica del medico che lo condanna a una profonda ignoranza umanistica, un vuoto che la competenza scientifica, per valida che sia, non è sufficiente a colmare: il disagio della medicina.”

Quali libri hai amato, Marina? “Domanda difficile e provo a rispondere con un certo bias di memoria, nel senso che ricordo meglio gli ultimi. Provando ad andare indietro nel tempo direi La ragazza di Bube di Cassola e Se questo è un uomo di Primo Levi. Avvicinandomi nel tempo ho amato Il dolore perfetto di Ricciarelli, Il fondamentalista riluttante di Hamid, La casa della moschea Kader Abdolah, Shantaram di David Roberts, Stoner di John E. Williams. Non posso non aggiungere La vita davanti a sé di Romain Gary. Ancora, La vita in tempo di pace, di Francesco Pecoraro.” Allora chiedo ad Elena, che di Pecoraro è amica, ma c’è poco da fare, l’amicizia non è sufficiente: “Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, Vita e destino di Vasilij Grossman, Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari, Pastorale Americana di Philip Roth. Ci chiedi tutta la vita eh?”

A proposito della vita, e per chi volesse divertirsi ad avere qualche indizio per scoprire chi sono questi amici e amiche, ecco il consiglio di Antonio: Il muto di Gallura. Ti pareva.

Ancora due amiche. Laura, d’impulso risponde Zia Mame di Patrick Dennis, Corinne ou l’Italie di Madame de Stael, Ferito a morte di Raffaele La Capria, Mary Poppins di P.L. Travers. I consigli di Silvana: “Fra i libri entrati e letti clandestinamente – la mia infanzia è stata segnata dal divieto di accesso ai libri – Spoon River mi ha parlato di storie e di segreti, di persone e di destini. Forse è stata una delle radici della mia passione per la scrittura e per il lavoro psicoterapeutico. Che cos’è la scuola attiva di Francesco De Bartolomeis è stata la scoperta, al primo anno di università, di una vocazione educativa che non sapevo di avere; il contatto con i bambini svantaggiati, la meraviglia nel vedere la loro capacità e il loro desiderio di capire, di sapere… soffocati da una scuola che non li rispettava. Oggi dico di essere più pedagogista che psicologa, e la storia comincia lì. Poi, i libri di Francoise Dolto: nel mio rapporto difficile con la psicoterapia ‘ufficiale’ del tempo, centrata sull’individuo, nel mio caso sul bambino, Dolto rappresenta la scoperta che un altro modo di fare terapia è possibile, che il bambino va accolto insieme ai genitori, perché la loro è una storia unica, e per avere accesso ad essa bisogna saper parlare con loro. Ancora, un articolo: è noto solo ai terapeuti sistemici e l’ho avuto fra le mani caldo di fotocopiatrice, appena scritto da Cecchin, al primo anno di scuola di psicoterapia famigliare a Milano, e ha cambiato il mio modo di ascoltare i pazienti e di pensare alle storie. Infine: La pagina bianca di Karen Blixen è stata una folgorazione, un racconto perfetto che incontrava qualcosa che sentivo mio da sempre: la profondità di quello che non è detto e non è scritto e la capacità di fermarsi di fronte a quel mistero. Non è necessario che tutto sia detto.

“La tua domanda rimanda ad un’idea ricorrente che è quella che dura da tempo:scrivere un catalogo ragionato dei 100 libri che suggerisco a Lorenzo di leggere. Come nonno al nipote. Da fare per un periodo che copra la ‘transizione’, di 16 ai 20 anni.” Maurizio prosegue: “Libri che gli verranno segnalati a scuola solo casualmente per la maggioranza delle segnalazioni. Opera improba, rischiosa, ma divertente. Devo anche ammettere che una bozza di lista l’ho scritta. Non è una lista statica, ma con diverse chiavi di lettura, consultazione, visione: genere dell’autore, nazione, tema… Mi piacerebbe avesse anche una sua costruzione grafica che permettesse una visione molteplice per esprimere l’interazione tra i testi. Avevo incominciato a metterne da parte alcuni per concretizzare una libreria da regalargli. Adesso mi chiedi cinque libri con una risposta a caldo e d’istinto, i più belli, più divertenti, chissà. Rispondo con cinque classici la cui lettura ha costituito un particolare momento della mia età di transizione o subito dopo: La storia di Elsa Morante, Le affinità elettive di Johan W. Goethe, Don Chisciotte di Miguel Cervantes, Moby Dick di Herman Melville, Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez.”

Ecco, Lorenzo è sistemato.

Chi non si fidasse degli amici può leggere i consigli di Bill Gates, sempre puntuale nel darli tra le sue Gatesnotes. Anche lui consiglia cinque titoli per l’estate, ai quali ha aggiunto le 700 pagine di Nicholas Christakis, ricercatore visionario, autore di uno degli studi più seducenti degli ultimi decenni. Gates suggerisce dei saggi ma, in fin dei conti, la chiave di tutto è nelle storie. Melville e Laing, Garcia Marquez e Maccaccaro, Edgar Lee Masters e Christakis o Jared Diamond (uno degli autori di Gates) raccontano, semplicemente, storie: il libro è uno dei contenitori e uno sguardo finalmente disincantato ci dovrebbe portare ad ammettere che non esiste un “primato del libro” e che il profumo della carta non è detto che sia necessariamente buono. E’ un’ovvietà, ma il contenuto di un libro può essere molto dannoso e basterebbe questo per consolare chi guardasse con melanconia o rimpianto per i bei tempi trascorsi ai dati sulla lettura riportati all’inizio.

Ad essere belle sono le storie. Per questo, un proposito per il mese di agosto potrebbe essere nell’ultima frase della lettera a Matilda di Andrea Camilleri: sederci accanto a un nonno, ad un amico, a chi ci è più vicino, ad una figlia o a un nipote e chiedere: Ora dimmi di te.

[Le statistiche sono tratte da https://www.pewresearch.org/fact-tank/2018/03/23/who-doesnt-read-books-in-america/ e https://bookriot.com/2019/02/14/book-and-reading-statistics/ ]

In alto: Water light and child conversation, di Pul Lacoste. Flickr Creative Commons.

Comments

1 Comment

Giovanna Baraldi

Lascio il tiitolo del mio libro di questa estate. Paolo Rumiz Il filo infinito


Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tweet

Pulizie autunnali: smettere di seguire i nostalgici democristiani che lasciano il #pdnetwork 👋🏻

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…