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Seminare Ricerca

Comunicare la ricerca – anzi: “disseminare” la ricerca – è un’attività essenziale sia per le implicazioni etiche sia per la componente generativa di nuovi progetti. Ogni fase di un progetto di studio può contare su specifici strumenti più adatti per raggiungere i propri obiettivi. Ma la cosa più importante è pianificare in modo coerente un “progetto di disseminazione” che possa successivamente essere sottoposto anch’esso a valutazione.

Negli anni passati, tra le altre sue attività formative, la biblioteca Corradini dell’IRCCS Santa Maria Nuova di Reggio Emilia ha organizzato due incontri che riguardavano alcuni aspetti importanti di questa attività: il ruolo della fotografia come fonte di prove (che ho curato insieme a Francesco Nonino) e lo storytelling quale metodologia di rendicontazione della ricerca. Il prossimo appuntamento del ciclo Incontri in biblioteca medica sarà dedicato alla comunicazione di uno studio dal disegno alla domanda di nuovi finanziamenti e si terrà sempre a Reggio il 24 maggio nella Aula Cubica di Palazzo Rocca Saporiti.

Insieme ad Argenis Ibanez, nella prima parte dell’incontro spiegheremo perché – secondo noi – la caratteristica dell’attività di ricerca è quella di avere un andamento circolare: dal quesito di studio alla ricerca di finanziamenti, alla definizione degli aspetti metodologici alla raccolta e alla interpretazione dei risultati, alla loro disseminazione fino all’emergere di nuovi interrogativi e all’esigenza di disporre di altri finanziamenti. Ciascuna fase della ricerca merita di essere condivisa e va “comunicata” in modi diversi, contando sugli strumenti di comunicazione più adatti: da quelli tradizionali (articoli scientifici, comunicazioni ai congressi, poster, ecc.) a quelli introdotti più di recente (servizi di document sharing come Academia o Researchgate, social media, blog, ecc.).

Con l’aiuto di video mostreremo come una videoinfografica può spiegare uno studio clinico e perché Twitter è diventato uno strumento molto utile per disseminare e discutere la ricerca.

La seconda parte sarà dedicata alle caratteristiche della comunicazione più efficace che dovrebbe essere rapida, chiara, esatta, avere la massima visibilità, articolata su una molteplicità di canali ed essere coerente. Come avvicinarsi a questi obiettivi? Provando a essere selettivi nella scelta dei messaggi da trasmettere, esperti nel prendere le decisioni giuste riguardo gli aspetti formali, informati circa le opportunità che la tecnologia mette a disposizione. E’ un ambito in cui quelle che erano “esplorazioni delle novità” offerte da internet e dalla tecnologia stanno diventando esperienze di valutazione più sistematiche e formali: per esempio, riassumere in infografiche gli esiti di uno studio ne accresce la copertura mediatica (1), la capacità di un visual abstract di attrarre l’attenzione su un lavoro sembra essere molto alta (2) o che qualsiasi attività sui social media non può essere improvvisata ma va adeguatamente pianificata (3). Beninteso tenendo presente che i risultati di queste analisi non sono univoci (4) e che quel che conta non la “quantità” ma la qualità del rilancio dei risultati della ricerca sui social media. Anche su questi argomenti saranno di aiuto dei video e degli esempi concreti.

Con la discussione degli aspetti etici della disseminazione della ricerca si chiuderà l’incontro. E’ un aspetto centrale e molto attuale: basti pensare alle esagerazioni sempre più spesso diffuse attraverso i comunicati stampa dei centri accademici (5, 6) o all’evidenza di un frequente uso promozionale di un social media come Twitter (7, 8, 9), nato come strumento di comunicazione immediato e spontaneo.

  1. Huang S, Martin LJ, Yeh CH, et al. The effect of an infographic promotion on research dissemination and readership: A randomized controlled trial. Canadian J Emergency Medicine 2018;20(6):826-33.
  2. Ibrahim AM, Lillemoe KD, Klingensmith ME, Dimick JB. Visual abstracts to disseminate research on social media: a prospective, case‐control crossover study. Ann Surg 2017;266:e46‐
  3. Hawkins CM, Hunter M, Kolenic GE, Carlos RC. Social media and peer‐reviewed medical journal readership: a randomized prospective controlled trial. J Am Coll Radiol. 2017;14:596‐
  4. Fox CS, Bonaca MA, Ryan JJ, et al. A randomized trial of social media from Circulation. Circulation 2015;131:28‐33. 
  5. Yavchitz A, Boutron I, Bafeta A, et al. Misrepresentation of randomized controlled trials in press releases and news coverage: a cohort study. PLoS Med 2012;9:e1001308.
  6. Sumner P, Vivian-Griffiths S, Boivin J, et al. Exaggerations and caveats in press releases and health-related science news. Plos one. 2016;11(12):e0168217.
  7. Tao DL, Boothby A, McLouth J, Prasad V. Financial conflicts of interest among hematologist-oncologists on Twitter. JAMA internal medicine 2017;177(3):425-7.
  8. Prasad V. “Twitter cheerleaders”: A megaphone for bad science. Mescape 2018; 19 settembre.
  9. Prasad V. Med student Instagram ‘influencers’ no different from MDs on pharma payroll. Medscape 2019; 9 maggio.
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10 cose per dar spazio ai ricercatori più giovani. [Perché essere primo o ultimo autore di articoli di altri? Perché presidere meeting a cui non si ha contribuito? Perché collezionare cariche? E altri 7] dottprof.com/2019/10/10-cos… pic.twitter.com/kPagIs7V79

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…