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Scrivere e leggere di corsa non va bene

Marie Colvin era una reporter di guerra, costantemente affiancata dal fotografo Paul Conroy. “Lavorare con Mary era come sfogliare una cipolla” ha raccontato Conroy al festival internazionale di giornalismo di Perugia in un incontro commentato da Benedetta Ferrucci su sentichiparla.it/. “Era enorme la quantità di dettagli che Marie attraversava prima di buttare giù una singola parola”. Togliere strati per arrivare quanto più vicino possibile alla verità: Mary è stata uccisa in un bombardamento in Siria e quanti, nel mondo del giornalismo, ancora usano il suo metodo? Un post di Benedetta Ferrucci su sentichiparla.info ci fa riflettere sull’importanza di misurare le parole e, prima ancora, di prendersi il tempo necessario prima di scrivere.

Togliere strati per arrivare quanto più vicino possibile alla verità: l’esatto contrario della rapidità dei social network. Benedetta Ferrucci

Abbiamo un bisogno urgente di notizie più lente e migliori, scrive Michael Luo sul New Yorker. Come lettori raggiunti da una mole sempre maggiore di informazioni, ne siamo sopraffatti ma non sempre arricchiti. Anzi, rischiamo di essere meno preparati soprattutto perché meno capaci di considerare con umiltà la nostra personale e collettiva ignoranza. A questo si aggiunge la tendenza a rinchiuderci nelle nostre camere dell’eco, a coltivare in maniera sempre più esclusiva gli stessi interessi e le stesse fonti di informazione e “amicizia”. Servirebbe un’inversione di tendenza: per esempio, tornare a far pagare i lettori che hanno la motivazione per leggere i contenuti che oggi sembrano essere offerti dai media, ma in realtà sono pagati dagli inserzionisti pubblicitari. “Media need to scale back their ambitions, to return to their niches, to reclaim the loyalty of core audiences” scrive Franklin Foer in World without mind: “To rescue themselves, media will need to charge readers, and readers will need to pay.”

Nel suo articolo sul settimanale newyorkese e citando The good citizen, un libro di Michael Schudson, Luo introduce la differenza tra cittadino informato e cittadino monitorante: immaginiamo dei genitori che guardino distrattamente alla piscina dove fanno il bagno i loro figli. Non stanno “raccogliendo informazioni” ma buttano semplicemente un occhio. Sembrano passivi ma è probabile che scatterebbero se fosse il momento di fare qualcosa. Davvero il cittadino monitorante potrebbe essere addirittura “meglio informato del cittadino del passato perché da qualche parte nella sua testa comunque troverebbe quelle informazioni di cui, all’occorrenza, potrebbe avere bisogno?” Forse, ma “il giornalismo che si cimenta con la complessità, approfondisce le implicazioni delle politiche proposte e offre al pubblico un’analisi rigorosa può condurre a una cittadinanza più informata e meno polarizzata.” E’ vero però che solo una piccola parte dei lettori avrà il tempo, l’inclinazione e la disposizione per informarsi in modo completo: molti di più continueranno ad essere ‘cittadini monitoranti’, piuttosto che ‘informati’, e tra social media e la valanga di notizie che c’è in giro continueranno ad essere impauriti e distratti. “Aggiungere altre storie a questo vortice può avere senso dal punto di vista economico per i media, ma non ci renderà necessariamente più informati. Potrebbe solo ulteriormente frammentare la nostra conoscenza.” scrive Luor.

Slow media can only be consumed with pleasure in focused alertness. The Slow media manifesto

Rallentare, come suggeriva il movimento Slow media una decina di anni fa. La proposta prendeva ovviamente spunto da Slow medicine: “non ha nulla a che fare col consumo rapido, ma con la scelta intelligente degli ingredienti e con la loro preparazione in modo concentrato. Non può essere consumato per caso, ma deve favorire la piena concentrazione di chi li usa. Come con la preparazione di un buon pasto, che richiede la piena attenzione da parte di tutti i sensi del cuoco e dei suoi ospiti, Slow media può essere consumato solo con piacere in una concentrata consapevolezza.”

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…