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Ripensare Twitter?

Twitter funziona meglio come una “rete basata sugli interessi“, alla quale accedi per leggere contenuti pertinenti a quello che ti riguarda e di cui vai in cerca, indipendentemente da chi li ha pubblicati, piuttosto che una rete in cui tutti hanno la sensazione di dover seguire una serie di altri account. In una forma diversa dal solito – un’intervista con Chris Anderson e
Whitney Pennington Rodgers – il fondatore di Twitter Jack Dorsey – si è presentato al TED 2019 a Vancouver vestito “come se fosse uscito da una scena del Signore degli anelli“, hanno commentato proprio con un tweet. Il titolo dell’incontro lasciava ben sperare [“Concerns and opportunities for Twitter’s future”] e Dorsey ha accettato la sfida: “Se dovessi ripartire daccapo – ha di fatto confessato – non darei grande importanza al numero dei follower e non penso che metterei in così grande rilievo i like.”

Quickness will not get the job done. It’s focus, it’s prioritization. Jack Dorsey

Seguire i topic e non le persone, dunque. L’obiettivo sembra essere quello di ricostruire uno spazio in cui sia possibile ritrovare la serenità della conversazione. Già da tempo in Twitter si parla di “conversational health” e questa espressione è tornata a galla nel dialogo tra Dorsey e Anderson al TED. Per capire meglio di cosa si tratti, può essere utile riguardare un post di qualche tempo fa pubblicato nel blog dell’azienda californiana: “Nel contesto di una crescente polarizzazione politica, della diffusione della disinformazione e dell’aumento dell’inciviltà e dell’intolleranza, è chiaro che se valuteremo e affronteremo in modo efficace alcune delle sfide più difficili che si presentano sui social media, i ricercatori accademici e le aziende tecnologiche avranno bisogno di lavorare insieme molto più da vicino. Questa iniziativa rappresenta un’opportunità importante e promettente per Twitter e il nostro team di ricercatori per condividere competenze e lavorare a soluzioni condivise.” L’impegno di Twitter per mantenersi spazio di confronto civile è molto alto: già oggi, quasi il 40 per cento degli abusi e delle affermazioni offensive è scoperto da algoritmi, non rendendo necessaria una segnalazione da parte degli utenti.

“We want the changes to last, and that means going really, really deep,” Dorsey said.

In realtà, molti utenti non l’hanno presa bene. Seguiamo le persone per i loro interessi, hanno protestato in parecchi su Twitter, mettendoci mesi per curare liste di persone che valga la pena seguire.

Un punto chiave discusso da Dorsey e Anderson è il modello di business di Twitter alla luce di quella che sembrerebbe un’impostazione quasi disinteressata e filantropica. “Ho imparato qualcosa su Twitter che ha del valore”: questo è quello che Dorsey vorrebbe che un utente di Twitter pensasse. Preferirebbe che gli utenti stessero meno tempo sulla piattaforma, ma leggendo contenuti per loro più rilevanti, più importanti. Davvero? Dopo tutto, si tratta di un’azienda privata che dovrebbe tenere a massimizzare il profitto. Davvero: tanto maggiore è l’interesse dell’utente per quel contenuto, tanto più forte è l’attenzione che si presterà anche al messaggio pubblicitario. Questa è la chiave, secondo Dorsey.

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10 cose per dar spazio ai ricercatori più giovani. [Perché essere primo o ultimo autore di articoli di altri? Perché presidere meeting a cui non si ha contribuito? Perché collezionare cariche? E altri 7] dottprof.com/2019/10/10-cos… pic.twitter.com/kPagIs7V79

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…