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Tutto è perduto, fuorché l’onorario

È molto più difficile giudicare sé stessi che giudicare gli altri, si legge sul Piccolo principe. Chissà se sarà venuto in mente a Elliot Gilbert, chimico australiano presente nel comitato scientifico del Journal of Applied Crystallography e di Food structure. Qualche settimana fa, ha ricevuto una email dalla redazione di un’altra rivista, pubblicata da una casa editrice internazionale di primaria importanza, con la quale era invitato a valutare un articolo – dice Gilbert – il cui titolo gli è subito apparso familiare. Infatti, era tra i coautori. Avendo dunque risposto non senza imbarazzo segnalando il disguido, riceveva una risposta così formulata:

“Dear Dr Gilbert,

You were recently invited to review the above-referenced manuscript. However, based on your email on the conflict of interest (one of authors), I should uninvite you as a reviewer. I hope that I will be able to call on your services in the future.

Kind regards……”

Nel ricevere l’invito a valutare la qualità di un proprio articolo si determina dunque una situazione di conflitto di interessi. Davvero? E pensare che, a sapere di quello che è successo a Gilbert, la sensazione è piuttosto quella di un sistema – quello dell’editoria scientifica accademica – ormai allo sbando: da una parte le cose importanti si tengono nascoste, dall’altra si pubblica talmente tanto che non ci sono revisori che possano svolgere da filtro. Qualcuno si stupisce quando viene a sapere che medici e ricercatori che scrivono sono gli stessi che (teoricamente) leggono: in tutto, non sono più di 7 milioni di persone in tutto il mondo. Sistema che sta andando alla deriva, dunque, e che per risparmiare si affida tutto a sistemi informatizzati che rischiano di combinarne di tutti i colori.

E’ grave anche che si perda il significato delle cose: il conflitto di interessi è una cosa seria e qualcuno ha interesse a ridurne la portata a quella dell’effetto di una semplice disattenzione o di un incidente causato dalla distrazione di una “segretaria”. Il mondo della comunicazione scientifica è impermeabile a qualsiasi brutta figura. L’importante è che qualcuno paghi: un tempo chi leggeva, oggi chi scrive.

Insomma, tutto è perduto fuorché l’onorario.

 

La fotografia in alto è di D. C. Atty e il suo titolo è <Sorry>. Flicr Creative Commons.

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Fabrizio Starace: la lotteria del codice postale fa sì che la presa in carico di una persona con disagio psichico cambi radicalmente da una città all’altra. Perché il @MinisteroSalute non interviene? youtu.be/5ss5l-sr8FY @GiuliaGrilloM5S @maxabbru

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Luca De Fiore

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