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La Politica e il rispetto della competenza

Il percorso dell’health technology assessment, iniziato intorno agli anni Settanta del Novecento ha visto il passaggio da un lavoro svolto soprattutto da task force accademiche all’impegno per tradurre gli esiti della valutazione in decisioni. Ben descritta da Renaldo Battista in una lettura al congresso nazionale 2016 della Associazione italiana di epidemiologia, l’evoluzione dell’HTA è stata parallela, convergente ma distinta da quella della evidence-based medicine. (1)

Per ottenere dei risultati concreti, ha sostenuto Battista, è indispensabile un ambiente politico disponibile e ricettivo che crei una domanda di prove sulle quali fondare le proprie scelte. “In Canada, noi abbiamo avuto la fortuna di trovare aperta la finestra della politica”, così che i diversi programmi di valutazione hanno potuto definirsi e crescere nel tempo, fino a arrivare a quella che oggi può essere considerata una vera e propria cultura della valutazione, entrata a far parte del patrimonio di ogni medico e operatore sanitario.

There is nothing a government hates more than to be informed. JM Keynes

Serve dunque una distanza tra agenzie tecniche e la Politica,  tra l’attività di ricerca sulle health policies e gli assessorati regionali alla salute o i ministeri, per permettere quello che Battista ha definito “un lavoro tranquillo”. Questa è la condizione per raggiungere risultati concreti in termini di offerta/proposta alla politica di elementi solidi da considerare al momento delle decisioni. Il “successo” dell’HTA porta infatti maggiori risorse, un ampliamento progressivo dell’oggetto della valutazione (dalle tecnologie si è passati ai farmaci, poi all’organizzazione sanitaria e oggi anche ai servizi sociali, strettamente legati alla salute della popolazione), nonché alla creazione di reti collaborative più estese, di fondamentale importanza per un’attività che conservi il carattere di multidisciplinarietà e uno sguardo globale. “Siamo tutti sulla stessa barca”, ha ricordato Battista incoraggiando a una riflessione condivisa tra tutte le diverse competenze che possono contribuire la valutazione (c’è da sperare la barca non sia quella rovesciata della scultura argentata di Velasco Vitali esposta nel cortile del Rettorato dell’università di Torino).

Il punto cruciale, però, è l’intelligenza della Politica nel saper apprezzare la ricerca indipendente, che può anche suggerire percorsi o “soluzioni” in tutto o in parte non coincidenti con gli obiettivi dei decisori. Apprezzamento che ovviamente non può prescindere dalla conoscenza, da un flusso costante di informazione diversamente sintetizzata che raggiunga i decision-maker, spesso inclini a formarsi le proprie convinzioni sulle fonti più disparate. (2) Gran parte del futuro della sanità si gioca sull’equilibrio tra i risultati della ricerca e la possibilità di una loro onesta traduzione in prassi operative a beneficio dei cittadini.

La preoccupazione di Battista si sintetizza in una frase di JM Keynes: “Non c’è nulla che un governo detesti di più che disporre di informazioni”.

 

  1. Luce BR, Drummond M, Jönsson B, et al. EBM, HTA, and CER: clearing the confusion. Milbank Quarterly 2010;88(2):256-76.
  2. Oliver KA, de Vocht F, Money A, Everett M. Identifying public health policymakers’ sources of information: comparing survey and network analyses. Eur J Public Health 2015:ckv083.

 

 

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Va beh, mi hanno invitato a farlo girare... So’ ragazzi, questi di @forwardRPM , come fai a dirgli di no? twitter.com/forwardrpm/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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