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Cardiologi aggressivi coi colleghi e non coi pazienti

Un medico inglese ogni tre è stato oggetto di comportamenti rudi o aggressivi da parte di colleghi. I peggiori? Radiologi, chirurghi e cardiologi. Attenzione, siamo nel campo della aneddotica, ma perché non cogliere l’occasione per farsi qualche domanda? Lo pensa anche Larry Husten che su Cardiobrief ha dedicato un breve post rinviando alla lettura dello studio uscito sulla rivista Clinical Medicine, del Royal College of Physicians.

A fare le spese della brutalità dei medici sono i professionisti più giovani, doppiamente esposti rispetto ai più anziani (consultants) il 43% viene spesso strapazzato contro il 18% di chi ha più esperienza, per così dire. Dai focus group escono indicazioni più precise che chiariscono che anche la discriminazione di genere e di razza gioca un ruolo non secondario: in altre parole, non vorremmo essere nei panni di un giovane medico donna e di colore.

“Il modo di comunicare fra medici, amministratori, tecnici, infermieri e personale di supporto attivo all’interno di una clinica o di un ospedale incide direttamente sull’eccellenza dell’assistenza, quindi sui risultati clinici, sull’immagine proiettata all’esterno e sulle potenzialità di progresso dell’intera struttura” scriveva Ignazio Marino presentando l’edizione italiana di un libro dell’American Medical Association (Comunicare con il tuo staff). “Comunicare bene però non deve essere percepito come un dovere, piuttosto come un’opportunità unica e uno strumento in grado di migliorare l’ambiente di lavoro, il proprio morale e quello del gruppo”. Marino di diceva convinto che la cultura anglosassone fosse più capace di comunicare libera dai condizionamenti indotti dalle gerarchie e dai ruoli: forse leggendo i risultati dello studio le sue convinzioni vacillerebbero.

Di sicuro, quello della comunicazione tra i professionisti è un aspetto molto poco considerato soprattutto se si pensa all’attenzione (il più delle volte teorica) che viene riconosciuta alla relazione tra medico e malato.

Quanto ai comportamenti aggressivi di alcuni professionisti le notizie di questi giorni sembrerebbero spezzare una lancia in favore dei cardiologi. Dopo la pubblicazione dello studio SPRINT il New England Journal of Medicine ha promosso un sondaggio che è stato chiuso il 3 dicembre 2015. I risultati? L’81 per cento delle risposte era favorevole ad un trattamento che non tentasse di ridurre la pressione sistolica entro il limite indicato dallo studio SPRINT. I commenti dei lettori sono molto interessanti e arricchiscono una discussione già molto aperta.

The SPRINT results don’t seem so exciting if you look at them in term of absolute and not relative changes. Esio Ronchi (qui)

Chi fosse interessato potrebbe leggere due brevi contributi a proposito della ricerca finanziata dai National Institute of Health in questa pagina dell’Ordine dei medici e dei chirurghi di Torino: uno dedicato al metodo di disseminazione dei risultati, forse troppo enfatico e non sostenuto da un’adeguata documentazione; l’altro alle possibili distorsioni e, soprattutto, alla prudenza da osservare prima di adottare l’approccio suggerito dal NEJM nella cura del paziente con ipertensione.

Insomma: i cardiologi saranno pure aggressivi con i colleghi, ma per fortuna  potrebbero non esserlo con i pazienti. Sarebbe una buona notizia.

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Nel post elezioni mi stupisco sempre due cose : 1) il numero enorme di non votanti ( ignorato da tutti ) 2) continuare a commentare e a confrontare dati percentuali ignorando i numeri assoluti tra una elezione e l' altra .@RaiNews @TgLa7 @domanigiornale @ilcorriereit @sole24ore

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…