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Perché non fidarsi del medico che scrive troppo

Mamma mia, quanto si scrive di diabete. Dal 1993 al 2013 il numero di articoli sulle terapie ipoglicemizzanti è aumentato costantemente: nel 1993 uscirono 22 lavori e venti anni dopo 566. Nel complesso, la mole di letteratura è aumentata di 20 volte e con maggiore intensità dopo il 2001. In questa considerevole produzione, (…)  110 firme ricorrono in circa un terzo dei trial (991) e 11 “grandi firme” sono presenti in 354 articoli. Dei 110 key opinion leader molto attivi, 85 vengono da sole quattro nazioni: Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna e Germania. Tornando invece agli straordinari “supertrialist” (la squadra degli 11 più attivi), c’è chi arriva a firmare ogni anno anche 25 studi controllati randomizzati.

Dominant authors can lead to an imbalance of power within an evidence base. Elizabeth Wager

La sintesi che abbiamo tratto da un articolo uscito sul sito dell’Ordine dei Medici di Torino (leggi qui) introduce ad una questione su cui vale la pena di riflettere, per almeno tre motivi.

1. Come sottolinea Liz Wager in un editoriale di commento pubblicato sullo stesso numero di The BMJ che ha ospitato la ricerca citata (è accessibile gratuitamente sul sito della rivista), è evidente che il marketing farmaceutico fa ormai quasi esclusivo affidamento su pochi opinion leader disposti a promuovere prodotti anche in assenza di prove di efficacia: possiamo parlare di personalità “indipendenti” nel senso che il loro parere è realmente non dipendente dalle evidenze scientifiche disponibili.

2. La cosiddetta “classe medica” rischia di apparire priva di spirito critico: più per sfinimento che per impreparazione. L’industria – e il suo braccio armato: l’editoria scientifica – sembra poter affermare qualsiasi “verità” riuscendo ad essere ascoltata. Leggiamo cosa ha scritto Ben Goldacre nel suo libro Bad Pharma: “Il lettore di una rivista scientifica dà ragionevolmente per scontato che quanto sta leggendo sia uno studio, una rassegna o un editoriale  di autori indipendenti. Ma non è affatto così In realtà, gli articoli sono spesso scritti di nascosto da ghostwriter professionista alle dipendenze di un’azienda farmaceutica, mentre il nome di una personalità accademica viene aggiunto come prima firma per conferirgli il sigillo dell’indipendenza e del rigore scientifico. Spesso, questi autori non hanno neppure preso parte, o quasi, alla raccolta dei dati o alla stesura dell’articolo.”  E prosegue: “L’articolo in realtà fa generalmente parte di un programma di pubblicazioni che concorrono tutte al piano di marketing di un prodotto. Così, prima del lancio di un nuovo farmaco appariranno articoli che descrivono i dati di un’indagine campione che rivela che l’incidenza di una certa condizione medica è molto più elevata di quanto si pensasse in precedenza; altri passeranno in rassegna il settore e diranno che i trattamenti disponibili sono generalmente considerati inefficaci e pericolosi e così via. Mediante questo meccanismo, l’intera letteratura accademica, che dovrebbe essere usata dal medico per prendere decisioni, è gestita da fantasmi dietro le quinte ai fini di un programma non dichiarato.”

3. Il comportamento di pochi, ma ingombranti, accademici sta compromettendo la credibilità dell’intero sistema della ricerca e, di conseguenza, di produzione di letteratura scientifica. La stessa Liz Wager è autrice di un altro studio osservazionale appena pubblicato che ha messo in evidenza la presenza di autori straordinariamente prolifici anche in altre discipline, diverse dalla diabetologia (leggi l’articolo sul sito della rivista PeerJ). Contribuire realmente a 25 articoli in un anno è semplicemente impossibile: da una parte – ed è di nuovo Goldacre a sostenerlo – dovremmo “sospettare di qualunque docente universitario che ne pubblichi un gran numero, pur svolgendo contemporaneamente un lavoro clinico in cui ha a che fare con i pazienti.” Dall’altra, concludono Wager e i suoi due coautori, le istituzioni dovrebbero cautelarsi contro la malpractice editoriale che condiziona sia le carriere professionali sia l’assegnazione di fondi di ricerca.

Lasciare le cose come stanno equivale a continuare a credere a Babbo Natale: fa comodo a tutti e porta anche regali.

 

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Non si parla solo di clinica, all’ESMO. Ed è ovvio, e accade da diverse edizioni. Troppo pressanti le questioni farmacoeconomiche, politiche, etiche tinyurl.com/y7rdle36 #ESMO18 @oncoblogger @CarmeloPozzo @fperrone62 @forwardRPM

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…