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Innovazione? Valori, non tecnologia

Cerca di immaginare cosa prova il malato. Questa frase ha guidato per anni il lavoro del Center of Medical Humanities and Bioethics della University of Texas San Antonio fondato da Abraham Verghese che oggi, a Paolo Alto, porta avanti il progetto Stanford 25 per rivalutare la clinica al letto del paziente. Alle Scientific Sessions dell’American College of Cardiology, Verghese ha aperto il programma in plenaria rivolgendosi a 20.000 iscritti al congresso: un conto è il cuore del malato che il medico deve ovviamente cercare di guarire, “randomizzando, metanalizzando, cateterizzando”. Altro è il cuore spirituale del paziente, che chiede una attenzione diversa e certamente non minore: è la chiave per stabilire una connessione tra le persone che può instaurarsi attraverso le parole e il contatto.

Cardiology is so much more. There is an intangible about the heart, something other than biology and physics- John Mandrola

Per prescrivere un’aspirina servono 9 clic e per ricoverare un paziente in ospedale ne occorrono 197. Un medico di emergenza passa il 46 per cento del proprio tempo al computer e uno specializzando trascorre almeno sei ore al giorno di fronte a uno schermo. Ma non è la tecnologia in sé a essere messa in discussione se è vero che Verghese si è servito dei Google glass per spiegare l’importanza del contatto nel visitare il malato (guarda qui). La presenza così invadente della tecnologia riduce l’incontro tra il curante e il malato ad un rituale di durata sempre più breve, dove i protagonisti interpretano ruoli obbligati, con costumi sempre uguali (per l’uno il camice, per l’altro una sorta di gonna in tessuto-non-tessuto) e atteggiamenti convenzionali (sarà il medico ad avere sempre la mano sulla maniglia di una porta…).

La lettura di Verghese è stata molto apprezzata (ecco il commento di John Mandrola uscito su Medscape) ma sembra un momento isolato in un diluvio di tweet e di post sui social media dedicati agli studi dagli acronimi sempre più scontati: dal PROMISE all’EMBRACE l’ottimismo non sembra mancare. Dopo il primo giorno, è dei ventidue “late breaking trial” che si leggerà sui quotidiani di tutto il mondo e si parlerà nei corsi accreditati sostenuti dai soliti grant “non condizionanti”. Del rapporto tra il medico e il malato si dirà magari commentando la novità del Patient Engagement Pavillion, lo spazio di presentazione di “programs, tools, and resources” utili a “soddisfare” i clinici e i pazienti: software, piattaforme, strumenti, apps per migliorare gli stili di vita e – immancabilmente – per accorgersi prima possibile di quel qualcosa che non va.

The most fundamental, most valuable, most critical innovations have nothing to do with technology. Atul Gawande

Quello che il medico non vuole o non ha tempo di dire al paziente glielo riferisce lo smartphone? Eppure… “the most fundamental, most valuable, most critical innovations have nothing to do with technology. They have to do with asking some very simple, very basic questions that we never ask. Asking people who are near the end of life what their goals are. Or making sure that clinicians wash their hands.” Leggere l’intervista ad Atul Gawande curata da Robert M. Wachter e pubblicata su Quartz è un’esperienza rigenerante: l’assistenza al malato, le cure del paziente sono sempre migliori perché sta evolvendo il sistema di valori che le sostiene e le informa. Tutto il successo dipende dalla risposta ad una domanda: “Quanto conosco questo paziente?” Ed è una conoscenza che difficilmente potrà essere garantita dalla tecnologia: “I worry that we could become tyrannized by a combination of experts and sensors that have no close relationship to our priorities. That’s why I just keep coming back to the values.”

Dalla tecnologia possiamo attenderci un contributo importante, soprattutto dalla disponibilità di dati. A patto – sostiene Gawande – che le celle del nostro foglio di Excel non diventino progressivamente più piccole finendo col fare riferimento ad una manciata di casi individuali. Serve che questi processi siano governati: ed è proprio per questo che l’assenza di politiche sanitarie chiare è particolarmente grave.

 

 

 

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Va beh, mi hanno invitato a farlo girare... So’ ragazzi, questi di @forwardRPM , come fai a dirgli di no? twitter.com/forwardrpm/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…