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Le 10 cose per far vivere internet

La rete è in pericolo: sì, per i governi e il mercato è troppo importante controllarla. Doc Searle e David Weinberger – due degli autori del primo Cluetrain Manifesto (1999 – chi preferisce, può leggerlo tradotto sul suo blog da Luisa Carrada) – hanno aggiornato (o integrato?) il documento con nuove 121 tesi. O meglio: indizi, chiavi, per l’appunto.

Qualche traccia delle tracce in estrema sintesi…

  1. Internet siamo noi. è chi ci sta dentro. Internet è tipo la forza di gravità: di per sé, non è nulla. E’ ciò che noi vogliamo sia.
  2. I contenuti in rete, per quanto importanti, non sono “la rete”. Il web non è un media: chi permette ai messaggi di viaggiare tra le persone sono le persone stesse. i media siamo noi.
  3. La rete si tesse attraverso atti di generosità: i link non sono altro che questo. ponti gettati gratuitamente tra le persone.
  4. Internet è uno spazio dove possiamo fare emergere le nostre qualità migliori. Qualsiasi conversazione – così come il semplice stare insieme – richiede regoli condivise.
  5. Il mercato ha legittime necessità, ma le persone in rete non sono “consumatori”.
  6. La trasparenza è uno dei valori principali di internet: niente pubblicità contrabbandata per “contenuto”.
  7. E’ la rete che deve crescere, non le apps: internet rende le persone creative, mentre le apps le trasformano in utenti.
  8. La neutralità della rete è messa in discussione dai grandi player: Google, Facebook, Apple. Vigiliamo per conservare la libertà dello spazio che condividiamo.
  9. In un mondo di spie, teniamo ai nostri dati. Chi li estrae a nostra insaputa lo fa per la nostra sicurezza o per ragioni diverse?
  10. Siamo solo all’inizio del web e – nel tempo di vita di un adolescente – le conquiste sono state stupefacenti: conserviamolo aperto, dinamico, forte dei valori in cui crediamo.

Abbiamo innanzitutto voluto portare un po’ di speranza a coloro che, come noi, erano e sono ispirati dalla promessa della Rete. David Weinberger

Tesi difficili da digerire, soprattutto per chi – come Wired – vede la rete come il teatro del proprio business (se vuoi perdere tempo leggi la stroncatura alla quale Weinberger ha risposto il 13 gennaio con un tweet incredulo). Sedotti, invece, quelli di BoingBoing: “it’s funny, sad, humble and inspiring.” Critici gli editor di Scholarly Kitchen per i quali Searle e Weinberger somigliano a mistici invasati: “There is no magic to the Internet. It’s now so real and integral that it needs serious, grown-up, secular management and governance.” Jeff Jarvis ha citato il nuovo Manifesto in apertura di un post molto interessante pubblicato il 23 gennaio: “We can’t see the internet for the wires. We talk about the internet as technology — computers and cables — but more and more I see it as people: people connected with each other, people speaking, people shopping, people learning.”

La rete è in pericolo, c’è poco da essere ottimisti: un ottimo articolo di Steven Rosenbaum su Forbes commenta il Cluetrain e dà una panoramica simile a quella di Eugeny Morozov che ha recentemente scritto sul Guardian puntando il dito sulla politica “imperialista” degli Stati Uniti, forse più invadente di quella di Russia, Cina e Corea del nord (l’articolo di Morozov è stato ripubblicato da Internazionale questa settimana).

La rete non è fatta da cavi ma da gente. La rete siamo noi: è una buona notizia, ma chiama ad una diversa assunzione di responsabilità.

 

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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