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The shorter, the better.

 

Avrà pure l’impact factor più alto del mio e del tuo, ma il New England Journal of Medicine non è più quello di una volta. Anzi: detto così può sembrare un’osservazione banale, perché nessuna rivista – per fortuna – somiglia a se stessa in passato. Il New England Journal of Medicine è peggio di come era una volta. La conferma? E’ morto ieri – il 17 giugno – Arnold S. Relman, che – se fosse possibile stilare le classifiche dei più bravi direttori di riviste scientifiche – occuperebbe certamente uno dei primi posti. Ha direto la rivista per 13 anni e nonostante avesse 91 anni e fosse ammalato di una grave forma di melanoma diagnosticato lo scorso gennaio, ha preferito lavorare alla propria scrivania fino all’ultimo giorno.

Endangered are the ethical foundations of medicine, including the commitment of physicians to put the needs of patients ahead of personal gain, to deal with patients honestly, competently, and compassionately, and to avoid conflicts of interest that could undermine public trust in the altruism of medicine. Arnold S. Relman

Arnold Relman covChiunque pensasse di aprire il sito della rivista per leggere un commento o anche semplicemente un congedo sbaglierebbe: neanche un rigo. Il perché è presto spiegato: basta leggere quello che lo stesso Relman scriveva nel dicembre 2007 sul JAMA, ripreso con un’annotazione sulla rivista della Cleveland Clinic. “Medical professionalism cannot survive in the current commercialized health care market. The continued privatization of health care and the continued prevalence and intrusion of market forces in the practice of medicine will not only bankrupt the health care system, but also will inevitably undermine the ethical foundations of medical practice and dissolve the moral precepts that have historically defined the medical profession.”  Se la professione del medico è sotto scacco, quella di editor delle riviste mediche è già stata stravolta dalla deriva commerciale che ha investito la salute e la malattia. E’ una cosa sotto gli occhi di tutti e ci si annoia a continuare a dirlo. Anzi: conviene interrompere qui questo ricordo. Anche per ricordare la regola che Relman dava ai suoi collaboratori: “The shorter, the better”. Un profilo di Arnold S. Relman Un suo articolo sulla propria esperienza di malato, uscito sulla New York Review of Books

Comments

2 Comments

Giuseppe Lixia

Penso che si sia trattato solo di un problema di tempi “editoriali”, questa settimana il NEJM dedica parole riconoscenti a una persona, un medico, di straordinaria levatura professionale e eticahttp://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe1407700?query=featured_home

Ldf

Grazie mille per la segnalazione. Ldf


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In this important work with colleagues from Italy, we examine if price negotiations lead to better alignment between price of cancer drugs and their outcomes. bmjopen.bmj.com/content/9/12/… @AntonioAddis2 @fperrone62 pic.twitter.com/Nohz0Hp733

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…