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ECM Low cost? Sognatela…

Più costa, l’educazione continua in medicina, meglio è.

Primo, perché le pratiche amministrative di accreditamento portano un sacco di soldi nelle casse della sanità italiana: più gente partecipa a un evento, più alto è il pedaggio da pagare ad Agenas. Secondo, perché più un progetto è costoso, maggiori probabilità ha di trovare uno sponsor: se il responsabile di un prodotto farmaceutico ha un milione di euro da spendere in un anno per il marketing, preferirà investirne un terzo in un sol colpo piuttosto che suddividere la stessa cifra in dieci progetti ai quali dedicare attenzione. Quando c’è di mezzo l’aggiornamento del medico, è meglio evitare le cose semplici.

If effectively adopted, social media could ignite the revolutionary advances in the CME community that many internal and external critics have been demanding. Brian S. McGowan

Anche per questo dell’articolo uscito sugli Annals of Internal Medicine a proposito dell’utilità di Facebook e Netflix nell’ECM nessuno ha parlato. Cosa dicevano i due autori?

  • gli algoritmi che fanno funzionare i social media sono molto più avanti delle tecnologie utilizzate nella formazione del medico
  • i social network analizzano milioni di dati che tracciano l’uso di un sito da parte di un singolo o di un gruppo di utenti
  • l’analisi di questi dati permette di personalizzare i suggerimenti all’utente aiutandolo a migliorare l’efficacia e l’efficienza del suo percorso formativo.

Seguire il mSognare_478619105odo col quale un medico studia online usando la piattaforma di un social media potrebbe dare indicazioni sugli argomenti che per lui risultano più difficili da comprendere: basta osservare la durata della permanenza di un utente su un video o le volte che torna indietro per riguardarne una parte. Allo stesso tempo, analizzare l’insieme dei corsi seguiti da un utente può dare indicazioni sia sugli argomenti di suo maggiore interesse sia sulle aree trascurate che potrebbe essere utile approfondire per una preparazione più completa. Ancora: la permeabilità dei social media – tra le diverse piattaforme e con i siti più familiari e utili al medico – renderebbe semplice rimandi o intersezioni tra le diverse risorse: YouTube con PubMed, Facebook con Pinterest, Vimeo con Twitter. E si potrebbe continuare con gli esempi, ovviamente. Non è un caso che le riflessioni di Shiv M. Gaglani e M. Ryan Haynes, della Johns Hopkins di Baltimora, scaturiscano da un progetto in parte supportato dal DreamIt Health Technology Accelerator.

Fare le cose facili e risparmiando, in certi ambienti, è un miraggio: dreamIt.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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