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Quello che ci informa e ci seduce

“Facciamo finta che io sono…” Giustamente, Riccardo Falcinelli sostiene che non abbiamo fatto che dirlo da quando siamo comparsi sulla terra. Un commento al suo libro, Critica portatile al visual design, può iniziare proprio da questa frase a pagina 270, quasi alla fine.

Il divertimento è proprio nella consapevolezza della finzione, da Gutenberg ai social network, come recita il sottotitolo di questo libro piacevolissimo. La finzione è sempre in agguato, come trappola alla quale siamo esposti o come tentazione alla quale dobbiamo resistere dietro ogni angolo di una vita continuamente affacciata a stimoli visivi. Tranelli e opportunità che contribuiscono a definire la cultura non come “un insieme di nozioni o di interpretazioni, ma un processo” (pagina 101).

FalcinelliAnche il libro è un percorso che parte dalla visualità per approdare ai miti passando, nell’ordine, per altre 19 parole chiave: industria, serie, design, riproducibilità, consumo, contesti, identità, marchio, display, codici, caratteri, lettura, layout, iconografia, esattezza, narrazioni, fotografia, schemi e stile. Ciascun termine è un’avventura, un’opportunità per “stabilire relazioni e quindi significati” (pagina 199), una digressione utile a “capire chi sta parlando” quando qualcuno progetta per informare, raccontare o sedurre un gruppo di persone (pagina 302). In altre parole, quando qualcuno fa visual design.

Ci fosse stato un Indice dei nomi avrebbe reso superflua qualunque recensione: da Marcantonio Raimondi (pagina 4) all’Uomo Ragno (pagina 302), si alternano personaggi comunque verissimi. Anzi, in qualche caso doppiamente o molteplicemente veri: la chiave è nel comprendere dinamiche e ragioni del processo che trasforma un medico argentino liberatore degli oppressi in un’icona da t-shirt per adolescenti. Dinamiche e processi che “sono” il visual design assai di più delle “forme” in loro stesse. Vale tanto per il Che Guevara quanto per la Penelope Cruz testimonial del rossetto L’Oreal. Entrambi trasfigurati, chi da Alberto Korda e chi dal fotografo di scena della multinazionale, ma la tecnologia e la competenza tecnica acquistano senso solo se sono al servizio di “un modo di ragionare, di impostare problemi, di raccontare storie” (pagina 273).

Non bisogna credere che i confini tra il sedurre e l’informare siano troppo rigidi. Riccardo Falcinelli

È per questo che, quando ascolteremo la fatidica frase “Facciamo finta che io sono un grafico” detta dal nipote di sua cugina che è tanto bravo col computer, sarà meglio chiedersi se a lui – se non proprio quello di Marcantonio Raimondi – i nomi di Manuzio, Duchamp, Massin o Munari dicono qualcosa. E, se così non fosse, vorrà dire che per lui ci sarà pur sempre una bella partecipazione di nozze da disegnare.

Possibilmente gratis.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…