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Dieci modi per condividere le evidenze

Come usare i social media per condividere i risultati della ricerca? Se lo è chiesto Sarah Chapman sul blog della Cochrane Collaboration [www.evidentlycochrane.net/] Ne è uscito un decalogo.

1. Ascoltare è fondamentale. Ammissione difficile per il ricercatore troppo sicuri di sé ma solo trasformando la comunicazione in un dialogo abbiamo la possibilità di fare qualche passo in avanti.

2. Conoscere la propria audience. Non esiste una comunicazione buona per qualunque interlocutore: conoscere le diverse piattaforme (da LinkedIn a Twitter, da Facebook a YouTube) deve tradursi nel declinare i propri argomenti in molti modi diversi a seconda del pubblico al quale intendiamo rivolgerci.

3. Cercare i nostri interlocutori in luoghi inattesi. Talvolta, basta inventare un uso creativo di un hashtag per trovare nuove, impensabili persone con cui dialogare: Chapman fa l’esempio dell’hashtag #RoyalBaby che ha permesso, su Twitter, di dialogare con molti giovani sulle questioni legate al parto e al taglio cesareo. Davvero carina, l’idea.

4. Non dare per scontato che la gente sappia cos’è la Cochrane. Il cognome di Archie non è una parola magica né un marchio di qualità. Anche tra gli operatori sanitari, in molti non sanno di cosa si tratti e qualsiasi post sui social media dovrebbe tenerne conto. Ah, ecco: vuoi sapere chi era Archibald Cochrane? Leggi sul sito della Associazione Alessandro Liberati

5. Il parere delle persone più comsocial_media_158368575petenti è importante: migliora il coinvolgimento e la discussione, soprattutto quando l’esperto è il paziente. E’ un punto rilevante soprattutto per chi cura un proprio blog: lasciare la parola ad altri amici o colleghi è un arricchimento prezioso.

6. Partecipare alla discussione anche al di fuori degli spazi personali. Unire la propria voce al confronto aperto da altri utenti su blog o pagine Facebook contribuisce ad allargare la discussione e a coinvolgere un maggior numero di persone.

7. Misurare il successo non solo coi numeri ma con le conversazioni che si riesce ad avviare. E’ una … consolazione per chi non vede decollare gli accessi al proprio blog o per chi guarda desolato i numeri dei “Mi piace” sotto i post su Facebook.

8. Repetita iuvant. La stessa informazione può e deve essere reiterata anche sulla stessa piattaforma, perché i nostri interlocutori accedono ai social network in orari diversi e i contenuti più visibili sono quelli postati più di recente. Questo aspetto conta ancora di più quando desideriamo rivolgerci ad un’audience internazionale, il cui accesso è condizionato anche dai diversi fusi orari.

9. Aggiungi valore ai tuoi contributi. Per la Chapman è una regola aurea: può essere il link ad una risorsa poco conosciuta e particolarmente originale o il servizio di tweet da congressi…

10. Guarda come fanno “quelli bravi” e cerca di prendere il meglio. Considera la rete come un’occasione di continuo apprendimento: trai ispirazione e non aver paura a far tesoro delle idee migliori.

Riferimento: Chapman S. Ten things I’ve learned about sharing evidence through social media. Evidently Cochrane 2014; April 21.

 

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Luca De Fiore

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