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Choosing Wisely: una bellissima foglia di fico?

E’ una delle grandi novità della medicina statunitense, Choosing Wisely. Nel quadro di un progetto articolato che coinvolge sia medici, cittadini e pazienti, le società scientifiche americane sono state invitate a elencare le cinque cose che per ciascuna specialità andrebbero messe in discussione. La lista cresce continuamente: commenti entusiasti ma (finalmente) anche qualche perplessità.

Foglia di fico_153712560Quelle di alcuni clinici della Darmouth University e di Harvard che sul New England Journal of Medicine scrivono: “Participation in the program and the choice of items listed convey much about the societies and their members’ inclination to embrace the stewardship challenge. On the surface, the creation of low-value–service lists suggests that physicians are willing to make recommendations to improve health care value even against their own financial interests. The services included on the lists, however, vary widely in terms of their potential impact on care and spending. The American Academy of Orthopaedic Surgeons, for example, named use of an over-the-counter supplement as one of the top practices to question. It similarly listed two small durable-medical-equipment items and a rare, minor procedure (needle lavage for osteoarthritis of the knee). Strikingly, no major procedures — the source of orthopedic surgeons’ revenue — appear on the list, though documented wide variation in elective knee replacement and arthroscopy among Medicare beneficiaries suggests that some surgeries might have been appropriate for inclusion. Other societies’ lists similarly include low-impact items.”

No major procedures appear on the list.

Se nel mirino della Perspective c’erano gli ortopedici, in quello di John Mandrola finisce la Heart Rhythm Society, che su Medscape attacca scendendo nei dettagli la società aritmologica americana: “The HRS’s Choosing Wisely list was tentative and cursory. Some recommendations left out important details, others stated the obvious, and two bordered on insulting.”

Anche i medici di famiglia hanno qualche riserva: è molto incisivo il post di Mike Sevilla, medico e blogger ripreso da KevinMD: “Every time unnecessary tests are mentioned, physicians usually respond by saying things like ‘defensive medicine’ and ‘fear of malpractice.’ There have been many studies, arguably conflcting, asking the question about whether today’s medicolegal climate causes physicians to order tests that they maybe shouldn’t.” Sevilla instilal il dubbio che questi elenchi siano graditi soprattutto ai payors: “Will this effort really change the behavior of physicians? Probably not. Will this effort really try to educate patients not to ask for unnecessary tests? Probably not. Will this campaign hope to score political points with Congress and the White House? Some believe yes …”

More numerous and more courageous lists should be developed, published, and heeded.

L’articolo uscito sul New England sostiene che la campagna Choosing Wisely possa essere un formidabile strumento di educazione sanitaria ma che, perché ciò avvenga, dovrebbe essere sostenuto da un’attività intensa e intelligente di comunicazione nei confronti del pubblico: il colloquio tra il medico e il malato non può essere sufficiente per modificare abitudini e comportamenti ormai profondamente radicati.

E, soprattutto, servono elenchi più coraggiosi, che possano avere un impatto sulla pratica clinica e sui costi della sanità.

Comments

2 Comments

alberto dolara

L’articolo è stimolante e condivisibile nella critica coraggiosa. E’ un lungo cammino controcorrente ….

1)Dolara A. Invito ad una ” slow” medicine. Ital Heart J Suppl 2002;3:100-1
2) Dolara A. Avoiding haste in clinical cardiology. Acta Cardiologica 2005;60:60:569-73

Sandra Vernero

Il progetto Choosing Wisely degli Stati Uniti ha avuto il grande merito di portare finalmente all’attenzione generale la questione dell’inappropriatezza clinica e del sovrautilizzo di esami e trattamenti. Sono d’accordo che qualche pratica, specie chirurgica, sia discutibile ma l’insieme delle pratiche, che ormai sono intorno alle 300, mette davvero in discussione un certo modo di praticare la medicina. E’ poi da considerare che sulla scia di Choosing Wisely sono sorti e stanno sorgendo progetti simili in tutto il mondo, tra cui va ricordato quello italiano, “Fare di più non significa fare meglio” lanciato da Slow Medicine, che ha già pubblicato le prime pratiche a rischio di inappropriatezza, e quello canadese lanciato pochi giorni fa con 40 pratiche. Infine, la definizione delle pratiche è solo il primo passo: devono seguire informazione e formazione dei medici e degli altri professionisti, e, fondamentale, la diffusione a pazienti e cittadini insieme ad una diversa comunicazione istituzionale, come dice giustamente l’articolo del New England.


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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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