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Twitter, Facebook e la piramide delle evidenze

Era ancora in culla è già la criticavano. Capita spesso: troppi capelli, l’occhietto storto, il nasino schiacciato, ma la medicina basata sulle prove non ha mai potuto godere della comprensione che, alla fin fine, permette ai neonati di superare la terribile prova della visita di parenti e amici.

Da subito definita con disprezzo una “cookbook medicine”, è stata sbrigativamente confinata alla ricerca di letteratura ed alla valutazione critica delle evidenze. Dimenticandosi il prima (la riflessione sul problema clinico o di politica sanitaria), il dopo (il dialogo con il malato o con gli stakeholder interessati dalla strategia di sanità pubblica in ) e la complessiva valutazione dell’intero percorso.

Cubo di RubikForse per questo, il simbolo della E-bM – che inizialmente era una specie di cubo di Rubik che evocava una difficilmente riducibile complessità – è diventato per molti la cosiddetta “piramide delle evidenze”, che per anni è stata modificata per adeguarla – prima che alle esigenze di chi l’approccio alla medicina basato sulle prove dovesse comprenderlo per poi adottarlo – alle aspettative di un mercato editoriale sempre in cerca della “soluzione” migliore per “fare” la E-bM.

Chi volesse un ripasso della gerarchia delle prove è sufficiente sappia che nella gran parte delle piramidi il gradone alla base è fatto dagli editoriali pubblicati dalle riviste scientifiche; salendo troviamo nell’ordine case report, studi osservazional e sperimentazioni controllate randomizzate. Le linee-guida sono solitamente un gradino più su, documenti di letteratura secondaria considerati un po’ meno affidabili delle sintesi basate sulle prove e dei cosiddetti Point-of-care-decision-making-tools (di cosa stiamo parlando? Guarda qui)..

Piramide delle evidenzeLa “crisi” della medicina basata sulle prove è nella crisi di questa piramide e una conferma è venuta dal punto di vista di Des Spence sul BMJ che tanto clamore ha suscitato. A ben vedere indicava soprattutto i limiti del prendere decisioni basandosi sulle “migliori” evidenze laddove anche queste prove sono solo teoricamente “migliori”, essendo troppe volte condizionate da distorsioni e interessi di ogni tipo. A vent’anni dalla nascita, la E-bM deve avere il coraggio di mettere in discussione la certezza che un “tipo” di documento sia più affidabile di un altro. Non ha più senso sostenere per principio che una revisione sistematica sia piu utile di uno studio osservazionale, o un editoriale equilibrato peggiore di una sperimentazione controllata randomizzata che persegue per l’ennesima volta lo stesso obiettivo. In definitiva, il valore e l’affidabilità di una evidenza lo determina la discussione tra i ricercatori che hanno condotto lo studio, la comunità scientifica e i cittadini. Per questo in cima alla piramide delle prove dovrebbero stare Facebook e Twitter, quali potenziali, simbolici strumenti di confronto e di dialogo su qualsiasi tipo di evidenza.

La qualità del social web migliorerà, ma già oggi è lo spazio che dà più garanzie di democrazia e di equità.

Comments

2 Comments

Laura Amato

L’affermazione che “il social web dia più garanzie di democrazia ed equità” di studi ben condotti, onesti e privi di sponsorizzazioni che ne condizionino i risultati, mi sembra chiaramente non basata su solide prove ma solo sull’opinione iperbolicamente polemica di chi l’ha scritto.
Nessuno mette in discussione che serve un maggiore controllo ed una maggiore disciplina morale prima ancora che scientifica, nella ideazione, conduzione e pubblicazione (si spererebbe open) degli studi sull’efficacia degli interventi. E nessuno, o perlomeno solo pochi, sono oggi del parere che la piramide delle evidenze non vada rivista e ripensata ponendo una maggiore enfasi su quale studio per quale quesito, piuttosto che, come si è fatto in passato, decidere a priori che gli RCT sono in assoluto il gold standard. Tuttavia, fatte queste premesse va detto che gli editoriali, i tweet, o i post su facebook non sono comparabili con risultati di studi che, se ben condotti ecc (vedi sopra), danno sicuramente risultati più affidabili del parere di singoli, per quanto illustri.
In questo campo, come ahimè in altri, bisognerebbe cercare di non buttare il bambino con l’acqua sporca, e non mandare al macero anni di studi su come condurre al meglio uno studio (sperimentale od osservazionale che sia) in modo da evitare tutte le possibili distorsioni e giungere a risultati il più possibile attendibili. Passi fondamentali per la salute delle persone sono venuti da studi di questo tipo che forse e nonostante la deriva “commerciale” cui assistiamo, meriterebbero un maggiore rispetto.
Penso che lo sforzo debba essere quello di pretendere una maggiore indipendenza dall’industria e dal ricatto dell’impact factor ed analoghi, ma che non si possa neanche lontanamente immaginare un progresso della scienza medica senza studi seri che valutino l’efficacia degli interventi considerando esiti importanti per i pazienti.
Il discorso meriterebbe certamente un maggiore approfondimento, ma il mezzo (tanto caro) del web temo lo impedisca

Paolo Balzaretti

Il discorso chiaramente non è quello di mandare al macero anni di studi; un interpretazione di questo mi sembra veramente distante dall’oggetto della discussione.
E’ sempre più chiaro a tutti che la ricerca che viene pubblicata oggi sia di bassa qualità (a proposito, si veda Richard Smith http://blogs.bmj.com/bmj/2014/01/31/richard-smith-medical-research-still-a-scandal/).
Partendo da questa considerazione, i social media possono e devono diventare territorio di discussione della validità interna ed esterna degli studi pubblicati, arricchendone le possibilità di comprensione e contestualizzazione da parte di chi li fruisce.
Non credo che nessuno possa pensare di sostituire un trial randomizzato con un tweet, ma quest’ultimo può diventare lo strumento per capire potenzialità e limiti del primo.


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In this important work with colleagues from Italy, we examine if price negotiations lead to better alignment between price of cancer drugs and their outcomes. bmjopen.bmj.com/content/9/12/… @AntonioAddis2 @fperrone62 pic.twitter.com/Nohz0Hp733

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…