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La Cochrane tra sirene del mercato e credibilità

Tempo di bilanci per la Cochrane Collaboration: sono trascorsi vent’anni dall’intuizione di Sir Iain Chalmers (passeggiando lungo un fiume ad Oxford…) e più di un protagonista di questa avventura si interroga su quanto è stato fatto e su quello che resterebbe da fare.

SireneLo ha fatto Richard Smith, invitato dal BMJ a scrivere un Editoriale il cui succo è nel sottotitolo: “Much has been achieved, but much remains to be done“. Cosa funziona nella Cochrane? Trentuno mila collaboratori da 120 paesi. Molti considerano le revisioni come il gold standard tra i riferimenti per prendere decisioni in medicina. Fine. Cosa non funziona, invece? Le revisioni considerano soprattutto le terapie e il loro interesse dovrebbe allargarsi ai test diagnostici e agli studi qualitativi dell’implementazione degli interventi sanitari. Ancora: le revisioni vanno aggiornate con regolarità, dovrebbero essere pubblicate in modalità open access e devono dimostrare di essere più utili di quegli strumenti come UpToDate che sintetizzano le evidenze in maniera da renderle praticamente utili nel quotidiano. Smith prosegue: le revisioni coprono uno spetto del sapere ancora insufficiente perché molti ambiti non sono considerati: c’era da aspettarselo, commenta l’ex direttore del BMJ, perché la gran parte dei revisori non svolge attività clinica (e quindi non ha la sensibilità per capire cosa serve davvero al medico, sembra dire Smith) e per di più lavora gratis (e pertanto c’è poco da lamentarsi: a caval donato…).

Contemporaneamente all’articolo di Smith, è uscito sul blog della Cohrane Collaboration un post a firma di tre personaggi di primo piano dell’organizzazione (Jonathan Craig, Jeremy Grimshaw e David Tovey) in cui la CC – identificata con un vecchio aeroplano, il Boeing 747 – viene paragonata ad un nuovo Airbus 380: per dire che solo con un mezzo completamente diverso la Cochrane potrà proseguire la propria strada riuscendo a rispondere alle sfide dei prossimi anni (qui il documento sulle strategie della Collaboration fino al 2020).

In vent’anni sono stati fatti pochi progressi ed è la sola cosa su cui Smith e i tre “bloggers” sembrano essere d’accordo: per Smith, però, le prospettive non sono rosee se è vero che è lo stesso metodo alla base delle revisioni sistematiche che è ormai inadeguato: come scrive Smith citando Tom Jefferson, “Cochrane reviews based on publications should really be a thing of the past”. La “chiesa gesuitica” dei Cochranisti (Smith chiama in causa un altro suo amico – Sir J. Muir Gray – per dire ciò che pensa…) crede fermamente, però, nella propria missione e per avvicinarsi alla meta si è data un “new and modernising chief executive”.

Le strategie di modernizzazione sono sensibili alle indicazioni che giungono dal mercato dell’informazione scientifica, che viene evidentemente considerato come una fonte attendibile di indicazioni sulle scelte da fare per mantenere l’immagine elegante associata al suo marchio.

Ascoltare le sirene del marketing può nuocere alla credibilità dell’organizzazione. Ma questo, per alcuni, è un altro discorso.

 

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In this important work with colleagues from Italy, we examine if price negotiations lead to better alignment between price of cancer drugs and their outcomes. bmjopen.bmj.com/content/9/12/… @AntonioAddis2 @fperrone62 pic.twitter.com/Nohz0Hp733

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…