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Di quale biblioteca possiamo fidarci?

Al suo inizio si diceva che Wikipedia fosse un’enciclopedia. Dopo poche stagioni, fu deciso che la sua qualità fosse perlomeno paragonabile a quella della Encyclopedia Britannica. Oggi, considerato l’approfondimento di molte voci e l’espansione parallela in tantissime lingue, si parla di Wikipedia piuttosto come di una grande biblioteca, costantemente in divenire. Altro che di un’enciclopedia.

Libri pendentiUn archivio la cui qualità migliora costantemente. Al 21° Colloquium della Cochrane Collaboration, è stato preannunciato un accordo tra l’organizzazione e Wikipedia per promuovere l’utilizzo delle evidenze derivanti da studi indipendenti da parte degli estensori degli  articoli dell’enciclopedia online. L’impatto di questa risorsa, è stato sottolineato, offre opportunità senza precedenti per la diffusione di una consapevolezza sulla salute basata sulle prove. Per dare il via alla partnership, la casa editrice Wiley si è impegnata a fornire cento licenze gratuite della Cochrane Library ai redattori medici attivi su Wikipedia, per consentire loro di utilizzare i risultati degli studi della Cochrane anche modificando i contenuti già pubblicati. E’ anche prevista la nomina di un redattore della enciclopedia online che si metta a disposizione dei gruppi Cochrane che intendano autonomamente intervenire sulle voci di Wikipedia sostenendo questa risorsa all’interno della comunità Cochrane come strumento chiave per la diffusione delle medicina basata sulle prove.

library-460x307Questa aspirazione a completezza e serietà non è sempre condivisa. Ma non esistono evidenze a sostegno di una maggiore qualità della letteratura scientifica tradizionale rispetto alle edizioni elettroniche. Piuttosto, la qualità può essere legata alla indipendenza dei contenuti e, considerati i minori costi dell’editoria digitale, potrebbe essere meno difficile per quest’ultima mantenersi autonoma da interessi commerciali rispetto alle pubblicazioni tradizionali. Ai tempi della crisi, gli investimenti nella cultura sono considerati un lusso così che le risposte delle biblioteche – soprattutto di quelle tradizionali – sono generalmente molto condizionate dalle spending review europee o dalla sequestration statunitense: i 225 milioni di euro di spesa per la biblioteca di Birmingham sono una rarità e gli annunci apparsi sulle homepage di siti governativi come PubMed sono un grave e significativo segnale di allarme: nell’impasse del voto del Congresso statunitense sul bilancio, MedLine come molti altri servizi pubblici avvertiva gli utenti di possibili disservizi.

La buona notizia, però, è che intorno alle biblioteche c’è un grande fermento. La Campaign for America’s Libraries è un’iniziativa della American Library Association che ha coinvolto migliaia di enti non soltanto negli Stati Uniti e, oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo l’importanza della lettura come base della conoscenza, ha prodotto anche “fatti e cifre” della realtà delle libraries americane, che rappresentano un elemento fondamentale per costruire nuovi progetti [www.ala.org/]. Almeno altrettanto significativo è il progetto della Future Library che nasce – ed è qui la cosa per molti aspetti sorprendente – in Grecia [http://about.futurelibrary.gr/]. La promozione della lettura è programmaticamente legata a quelle della creatività e dell’innovazione nonché a tre aree considerate strategiche: la formazione dei bibliotecari di domani, la costruzione di una rete di servizi per i bambini e il potenziamento dei servizi digitali.

“Emotion also has a place in public policy. We’re humans, not robots.” Zadie Smith

Una delle più belle e coinvolgenti difese delle biblioteche è quella che Zadie Smith ha affidato ad un post sul blog della New York Review of Books. La scrittrice inglese ha denunciato tutto il proprio stupore per l’essere diventato – la tutela delle libraries minacciate dai tagli ai finanziamenti governativi – un argomento politico social-liberale: più che assolvere ad una “funzione”, sostiene la Smith, la biblioteca è il luogo che accoglie – in una dimensione di gratuità – una pluralità di spazi individuali. “I don’t think the argument in favor of libraries is especially ideological or ethical. I would even agree with those who say it’s not especially logical. I think for most people it’s emotional. Not logos or ethos but pathos. This is not a denigration: emotion also has a place in public policy. We’re humans, not robots.” (Smith Z. The north-west London blues. The New York Review of Books 2012;2 giugno 2012). La forza di una biblioteca è nell’essere popolata e utilizzata da persone.  Se questa vitalità è naturalmente propria delle biblioteche tradizionali, soprattutto di quelle più frequentate, è anche quello che potrebbe rappresentare il valore aggiunto delle biblioteche online: un luogo dove non soltanto permettere la soddisfazione di percorsi di apprendimento individuale, ma anche il confronto e lo scambio tra persone interessate –attraverso il dialogo – a trasformare le informazioni in conoscenze. Oggi, le funzionalità del web partecipativo – dalla condivisione alla segnalazione sui social network, da Facebook a Anobii, da Goodreads a YouTube – definiscono la biblioteca 2.0:qual è dunque la biblioteca di cui possiamo fidarci?

Quella dove non solo si legge ma si dialoga e ci si confronta.

 

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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