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Carta bianca: futuro del giornalismo tutto da scrivere

[Rebecca De Fiore – rebeccadf@libero.it]     Negli ultimi anni ci si chiede spesso che fine farà il giornalismo. Anche  Internazionale nei giorni del Festival ha dedicato alcuni incontri all’argomento. Come gli altri anni, Ferrara si è riempita di gente proveniente da  tutta Italia che, nonostante la pioggia e le lunghe code, ha partecipato  entusiasta agli eventi confrontandosi con i giornalisti di tutto il mondo.  Per parlare del futuro del giornalismo sono arrivati dall’America Anthony De  Rosa, direttore di Circa,[cir.ca] e Farhad Manjoo, che scrive sul Wall Street Journal.  Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, ha subito presentato i punti  chiave del dibattito:

  • il vecchio modello non funziona più
  • non abbiamo ancora trovato un modello che funzioni bene.

Ci troviamo, quindi, in una fase che potremmo definire “Carta bianca” che, se per alcune  persone è esaltante poiché permette di scoprire nuovi modi di fare informazione, per altre è un periodo di grande incertezza. Secondo De Rosa tutto sta nel capire come prendere informazioni in modo nuovo e nell’era di internet e degli smartphone (chi non ne ha uno?) la risposta la danno i social media, Twitter in particolare. Altra problematica è capire  quale debba essere il nuovo formato, facilmente adattabile ai dispositivi  mobili. Farhad Manjoo replica dicendo che oggi tutti possiamo procurarci informazione in ogni parte del mondo: non stiamo quindi già vivendo il nuovo modello? Ora il vero problema è capire quali informazioni sono false ed evitare di diffonderle.  Partendo dall’affermazione di David Cohn secondo il quale “è più facile dimostrare che una notizia è falsa, più difficile dimostrare che sia vera”, Annalisa Camilli, che dal 2007 lavora per Internazionale, dà alcuni consigli su  come scovare notizie ed immagini false.

Come si verifica una notizia:

  • controlla l’account di Twitter (quando è stato creato? Chi lo segue?)
  • cerca un’altra fonte che possa confermare la notizia (double check)
  • confronta i diversi social media.

Per un’immagine osserva i dettagli e confrontala con Google Maps e Google Street View.
Ma soprattutto, consiglia De Rosa, “sgonfia il tuo ego e dì cose giuste senza preoccuparti di dirle per primo”. La diffusione delle notizie false, infatti,  può avere conseguenze disastrose come ha dimostrato il crollo della borsa di  Wall Street alla falsa notizia della morte di Obama del quattro luglio.

De Mauro sposta l’attenzione sui commenti e sul fatto che Popular Science abbia deciso di toglierli: “è giusto secondo voi?”

Assolutamente no, risponde Anthony De Rosa: la scienza deve fornire soluzioni, deve accettare i commenti, non tagliarli fuori. Anche Farhad Manjoo è d’accordo: “Internet è fatto di commenti, più i miei articoli sono commentati, più io mi diverto.” Se il pubblico non legge più la rivista perché non può partecipare attivamente non ci si può lamentare, concludono entrambi. L’importante è non aprire dibattiti sterili che non servono a niente, le critiche devono essere veritiere. Ma, dice De Rosa, l’unico modo per migliorare i social media è rendere la gente intelligente. Il dibattito sta volgendo al termine e De Mauro fa un’ultima domanda. Siamo nel 2018, Circa si è comprata il New York Times? Questo non posso dirlo, scherza il direttore del giornale formato smartphone, ma sicuramente i Google  Glass saranno l’ultima moda. Anche Manjoo dà un’ultima risposta: chissà quanti  altri media consumeremo. Li useremo tutti contemporaneamente saltando da uno all’altro.

Forse impazziremo.

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Nel post elezioni mi stupisco sempre due cose : 1) il numero enorme di non votanti ( ignorato da tutti ) 2) continuare a commentare e a confrontare dati percentuali ignorando i numeri assoluti tra una elezione e l' altra .@RaiNews @TgLa7 @domanigiornale @ilcorriereit @sole24ore

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Luca De Fiore

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