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Il libro muore perché muoiono gli editori

Estate: c’è la crisi e, scartate le vacanze più costose, sembra che la fatidica ultima spiaggia sia proprio la lettura.

 

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Allora, a prescindere dalla durata della pausa dal lavoro, porti appresso una borsa di libri, scelti con cura tra quelli comprati nelle ultime settimane e bilanciando peso, argomento, fiction e non. La determinazione ad arricchire lo scaffale su Anobii o Goodreads è tale che il principale ostacolo alla dedizione alla lettura è solo cercare di sapere cosa leggono gli altri. Gli amici ti aggiornano in tempo reale su Facebook dei libri avviati o completati. Altri postano citazioni di Zadie Smith o A. M. Homes su Twitter. Repubblica e Huffington Post ti avvertono delle letture di chi frequenta i salotti televisivi. 

Le pagine della cultura dei quotidiani propongono qualche opera improbabile, come i sette volumi dell’epistolario di Madame de Maintenon recensiti da Benedetta Craveri su Repubblica il 13 agosto [leggi qui] o qualche titolo non ancora pubblicato, tipo l’imminente nuovo libro di Jonathan Lethem [leggi qui]. Il “grande vuoto al centro di tutto ciò che scrive” uno dei grandi narratori statunitensi non è quello che troviamo visitando le molte vivaci librerie italiane che attraggono clienti abituali e turisti proponendo “cesti letterari” (quelli di Liberrima a Lecce) o preziose edizioni in pochi esemplari (la libreria Maria del Mare a Trani).

Grande vitalità? Neanche per sogno: il libro è parte di un ecosistema perfetto in passato e che sta velocemente morendo. Parola di Seth Godin, tra i più lucidi visionari della postmodernità che il giorno di Ferragosto ha deciso che ad essere assunto al cielo è proprio quell’oggetto di carta rilegata (“those bound paper documents”, per la precisione). Qui vai al post. Godin previene le scontate obiezioni precisando di non prevedere “la” morte ma “una” morte del libro, che si verificherà a causa di uno qualsiasi di questi motivi o per una combinazione di essi.

La libreria sta morendo: è un esercizio commerciale troppo poco redditizio e, in tempi di aumento del costo del denaro, immobilizzare tutti quei libri ha un costo troppo elevato. Senza contare la concorrenza degli e-book e i vantaggi dell’acquisto online.

La biblioteca sta morendo: per la diminuzione degli utenti e per l’aumento del costo dello spazio. Anche in questo caso, la concorrenza della rete è determinante.

Le case editrici stanno morendo: continuano ad avere come riferimento i librai invece dei lettori. La disintermediazione sarà fatale e gli autori raggiungeranno direttamente gli utenti con gli e-book autoprodotti.

Ancora: in un’epoca di multitasking l’oggetto-libro non può sopravvivere perché prevede una fruizione monodirezionale. Senza contare che quasi nessuno più legge per il piacere di farlo: la pirateria libraria non esiste semplicemente perché nessuno ritiene che il libro sia un oggetto che valga la pena rubare. Una libreria ben fornita in casa non conta più nulla: di certo non è così che ci facciamo un’idea di chi abbiamo di fronte. Insomma, non cerchiamo a tutti i costi di salvare il libro perché è una battaglia ormai persa. 

Il lungo elenco di cause … non sufficienti stilato da Godin giunge ad una conclusione possibile per una ragione che a lui sembra essere sfuggita: il libro muore è perché l’editoria di progetto ha lasciato il campo all’editoria del profitto, dove il risultato economico è il solo che conta. Non a caso, la proprietà delle aziende editoriali è ormai quasi sempre impersonale: la vendita della Springer è solo la più recente e non sarà di certo l’ultima (peraltro, il passaggio di giugno è stato tra diversi equity fund e la sostanza non è cambiata: leggi qui se vuoiil fattore di rischio più importante per il libro: muoiono gli editori. A fronte di tante illazioni, questa è una certezza.

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Nel post elezioni mi stupisco sempre due cose : 1) il numero enorme di non votanti ( ignorato da tutti ) 2) continuare a commentare e a confrontare dati percentuali ignorando i numeri assoluti tra una elezione e l' altra .@RaiNews @TgLa7 @domanigiornale @ilcorriereit @sole24ore

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Luca De Fiore

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