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Davvero resistere non serve a niente?

Mio nonno faceva presto: si portava in vacanza tutta la cinquina dello Strega e i vincitori degli altri premi letterari. Ho provato anch’io iniziando con Walter Siti. Altro che distrazione.

 

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Trecento pagine che descrivono un mondo in mano alla finanza più spregiudicata, sintesi di pratiche mafiose e abilità di gestione dei capitali. Poche regole, vince l’intuizione, il primato va a chi sa leggere in anticipo il percorso della crisi. L’ideale è saperla indirizzare, la crisi, con una visuale priva di confini e di moralità. Ciò che più spaventa è il lavoro di documentazione svolto dall’autore: poche, pochissime invenzioni. “La bella menzogna letteraria è inficiata dalle troppe menzogne che vediamo in giro”, ha scritto Siti su La Repubblica del 19 luglio.

Il dramma è che i personaggi di Resistere non serve a niente sembra di conoscerli. Ne incontriamo spesso, sappiamo come la pensano e in certi casi possiamo prevedere cosa diranno o direbbero a proposito delle questioni che agitano il presente. Come definirebbe il suo lavoro? chiede lo psicoterapeuta al protagonista: “Un’attività basata su una distribuzione ineguale delle informazioni”.

A metà libro, arriva una mail da Ben Goldacre che riporta la dichiarazione del presidente degli industriali farmaceutici statunitensi: una decina di punti esposti con tono allarmato e minaccioso. John Castellani sostiene che i governi europei mortificano l’industria farmaceutica con politiche sanitarie troppo attente alla spesa; che l’industria è il motore della ricerca; che il contenimento dei costi sanitari passa per un uso meno controllato dei medicinali.

Castellani dice che la sanità pubblica e il benessere delle persone malate potrebbero essere messe a rischio da una maggiore trasparenza dei dati non pubblicati che derivano dalla ricerca clinica.

Argomenti surreali: semmai, è proprio la mancanza di trasparenza a frenare la vera innovazione premiando, attraverso la frode e la manipolazione dei dati, ricerche condotte senza alcuno scrupolo scientifico e morale. Truccare la ricerca scientifica nascondendone gli insuccessi è una scorciatoia non più eticamente praticabile.

Proseguendo nella lettura, verso la fine del libro di Walter Siti capisco perché i lavori dello stesso Goldacre – Bad Pharma, ora Effetti collaterali nell’edizione italiana – o di David Healy – Pharmageddon – possano essere stati liquidati come “poco plausibili” da qualcuno. La realtà, scriveva sempre Siti su Repubblica, “ostinata si sottrae a ogni forma bella e ragionevole”. Fuggiamo dal doverci confrontare con l’orrore della realtà, convincendoci che anche la politica, l’economia, il degrado in cui viviamo siano, dopotutto, una fiction. La sistematica contestazione del rispetto della legalità è diventato un esercizio quotidiano così come la rassegnazione a considerare l’illegalità una scorciatoia necessaria.

Tutti siamo esposti alla negazione del primato della legge: davvero resistere ai modelli culturali, economici, morali che ci sono proposti ogni giorno non serve ormai più a nulla?

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…