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Prova costume per la comunicazione

Se hai pochbikini_6153670818_7221f95f3bi soldi, per decidere come spenderli conviene essere bene informati. Vale per la qualità di una giacca, ma ancora di più per il valore di una medicina o di una siringa. Però il tempo per ragionare sullo shopping non è mai sufficiente e le decisioni sono prese di corsa. Per avvicinarsi ad una soluzione occorre che a chi decide siano date informazioni chiare e sintetiche: ma come dovremmo comportarci se il nostro lavoro fosse proprio quello di informare chi prende le decisioni?

Dopotutto, è meno complicato di quanto sembri e, per sapere se siamo sulla buona strada, dovremmo sottoporre il nostro modo di comunicare alla prova-costume.

In certi casi, il mezzo è davvero il messaggio (chi l’aveva detto?).

Fai conto di dover spiegare ad un convegno di dirigenti sanitari cosa si sa sulla “knowledge translation” (come tradurre le conoscenze in qualcosa che possa far cambiare idea o comportamenti alle persone). Mettiamo anche tu sappia, per aver letto – per esempio – le ricerche di Jeremy Grimshaw, che qualsiasi comunicazione voglia avere un impatto sui decision maker sanitari dovrebbe prevedere non più di tre messaggi chiave nel corso di 10-15 minuti (“Typically aim to get maximum of 3 messages across in 10-15 minutes”). Mettiamo poi che i tuoi stessi studi ti dicano che qualsiasi momento didattico, per essere coinvolgente, dovrebbe prevedere un’elevata interazione con i partecipanti. Mettiamo infine che esistano prove che raccomandino la distribuzione di pieghevoli che accompagnino il messaggio verbale con schemi, tabelle, testi di spiegazione. Ciò premesso, la tua comunicazione sarà…

  • sintetica
  • interattiva
  • e integrata con parole, immagini, testi e video.

Tre cose semplici e collegate tra loro: 1) il tuo intervento dura al massimo 20 minuti ed è fatto di non più di tre contenuti principali. 2) Mentre parli, cerchi di dialogare: fai una domanda al moderatore, scambi una battuta col primo della fila. Chiudi prima del previsto e vedrai che a intervenire al termine della relazione non saranno solo le persone conosciute che vogliono Lettera UEmostrarsi. 3) Lasci un take-home-message anche fisico: un pieghevole, un leaflet o anche qualcosa di virtuale come un video, ma potenzialmente virale. Il valore della conferenza non è nella sua sua durata al momento, ma nella vita successiva al giorno dell’evento.

La “prova-costume” è nel chiedersi: ho messo troppa roba nella mia relazione? Sono sicuro non superi i 15 minuti? Riuscirò e quando a dialogare con chi ascolta? Ho qualcosa da lasciare?

La capacità di esser sintetici è una dote preziosa, come conferma la lettera che mi mostra Stefania R. E’ un messaggio della European Cyclists’ Federation a una delegazione di deputati europei. Dice tre cose: 1) il traffico cittadino è responsabile del 40 per cento delle emissioni di CO2. 2) Il trasporto è parte del problema. 3) Andare in bicicletta è parte della soluzione. La conclusione: triplicare il trasporto in bici ridurrebbe del 5 per cento le emissioni di CO2. Poi, un augurio e una raccomandazione: prenditi le tue responsabilità. Eppure, “si continua ad associare la sintesi alla banalizzazione”, commenta Stefania, e finiamo per non provarci nemmeno.

Ci vuole la prova-costume: essere asciutti perché gli altri vadano al sodo.

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In this important work with colleagues from Italy, we examine if price negotiations lead to better alignment between price of cancer drugs and their outcomes. bmjopen.bmj.com/content/9/12/… @AntonioAddis2 @fperrone62 pic.twitter.com/Nohz0Hp733

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…