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Internet è democratico?

Due telecamBanksy-Graffiti-Art-Revolutionere a spiare altrettante sorelle amiche di Rebecca: messe là dai genitori che non vogliono feste di ventenni quando loro (gli adulti) sono in giro per il mondo. Serena può andare a Firenze a patto che il suo iPhone sia rintracciabile tramite GPS così che i genitori sappiano sempre dov’è la ragazza. Sofia può dormire da Celeste ma, come prova di sincerità, a mezzanotte deve mandare una foto del soggiorno di casa nostra. Internet è diventata una gabbia? Dov’è finita la democrazia della Rete?

Se “democrazia” è libertà, uguaglianza e partecipazione, allora c’è davvero grossa crisi. Nessuno di questi tre valori essenziali è comunque rispettato sul web. Lo ha spiegato bene Davide Bennato in un incontro in un liceo romano, il Tasso. Presentando le proprie diapo sul blog tecnoetica.it scrive: “La mia argomentazione ha avuto come obiettivo sfatare i luoghi comuni che vogliono il web uno spazio caratterizzato da una comunicazione orizzontale ERGO un posto più democratico di altri. In realtà con una serie di esempi presi dai temi più controversi legati al web (tra cui la rete come invarianza di scala, il concetto di dittatore benevolo, il digital divide) ho mostrato come la rete NON sia automaticamente un luogo più democratico di altri, poiché la rete è un prodotto sociale e la società NON è naturalmente democratica.”

Il dubbio che internet (forse più che “la Rete”) non sia di per sé uno strumento “democratico” è venuto a molti assistendo alle procedure arraffazzonate con cui il Movimento a 5 Stelle ha “selezionato” i propri candidati alle elezioni e, più in generale, ai modi attraverso i quali circolano le informazioni all’interno del Movimento stesso. La Rete è spesso uno strumento di costruzione di quelle che sono state definite “echo chambers“, ambienti dove ci rifugiamo per ascoltare la nostra stessa voce restituita da altri che la pensano più o meno come noi. “Tutta l’attività dell’utente si svolge dentro il perimetro del mondo di valori, idee, contenuti e servizi costruito su misura per lui”, ha notato Serena Danna sul Corriere della Sera.

Bennato ha ragione: perché mai dovremmo pretendere da una tecnologia quello che in realtà non tutti desideriamo?

Parafrasando una (diBanksy-Wallpaper-33-tv-window-graffitiscussa) frase di Clay Shirky, potremmo dire:  “Digital media is an amplifier. It tends to make democratic more democratic and authoritarian more authoritarian.” Oltre che un “amplifier” il web è anche un “magnifier”: se uno è davvero “democratico” si vede di più. E vale anche il contrario. Adesso, il punto non è più discutere se la Rete sia o meno democratica, più o meno libera, più o meno aperta. Il punto è far diventare il web – ma non solo – più democratico, libero e aperto. Prendo una frase dal piccolo (e sostanzialmente poco utile) libro di Tom Chatfield (Come sopravvivere nell’era digitale): “Se ci interessa vivere con la tecnologia nel modo migliore, dobbiamo riconoscere che la questione principale non è quali dispositivi usiamo, ma per che cosa li usiamo. I media digitali sono tecnologie della mente e dell’esperienza. Se vogliamo sfruttarli appieno e in modo costruttivo, dobbiamo prima di tutto comprenderli parlando non di tecnologia in astratto, ma delle esperienze che essa consente”. Perfetto: smettiamola, dunque, di parlare del “web” come fosse un’unica cosa. La Rete è come una porta: può essere aperta o chiusa, ma è comunque essenziale che ci sia.

O come un muro. Se lo dai a Banksy vedi come diventa.

PS: per la cronaca, le sorelle spiate fanno le feste a casa di amici, Serena lascia l’iPhone nella stanza d’albergo e torna alle 3 di notte e Sofia ha una Gallery di immagini di casa nostra che manda ai genitori dalle case più disparate… 😉

Comments

1 Comment

Ivana Truccolo

Sistematizza bene idee che ho in testa da tempo…Internet significa: uomini e mezzi, in un dato tempo e luoghi…La tecnologia è comunque uno strumento, dipende da come la si usa o ci si fa usare…In Internet ognuno mette il suo “negozietto” in cui “vende” le sue cose…Molto dipende da COME le vende/presenta. Ci possono essere cose eccelse molto nascoste o neanche presenti perché chi le produce non ha i mezzi/l’interesse/ la volontà di rappresentarli in Rete. Così come ci possono essere prodotti molto ben vestiti in cui…”sotto il vestito, niente” o peggio! Concordo: l’idea che Internet significhi automaticamente maggiore democrazia è vecchia,ingenua, superata e un po’ pericolosa…


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Luca De Fiore

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