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Apps entusiasmanti realmente inutili

“Mi alzo, faccio una doccia e siedo al computer. Faccio una meditazione di un quarto d’ora, poi rilevo i miei parametri vitali e li trascrivo su Excel. Polso, pressione, glicemia e peso: una volta alla settimana di mando al mio medico. Sono dieci anni che lo faccio; ho il diabete da quando avevo 42 anni e oggi ne ho 76. E’ un’abitudine che mi ha aiutato a mantenere stabili i valori”.

Il breve commento di Pauline è in calce ad un post sul sito della Mayo Clinic; in rete se ne trovano tanti simili e ciascuno sembra essere una conferma aneddotica dell’efficacia di un controllo della malattia diabetica assistito da tecnologie più o meno sofisticate. Aneddoti che alimentano un entusiasmo generalizzato: “Postmodern medicine is patient-centric and technology-dominated” scrive David Ellis su Hospitals and Health Networks, pieno di ammirazione per Eric Topol e la sua “distruzione creativa della Medicina“.

Conferme attese e necessarie, ricordando la domanda che poneva Lawrence Kennedy pochi anni fa in un Editoriale su Diabetes Care, una delle riviste della American Diabetes Association: “How can we justify continuing, as a matter of course, to urge our patients to undertake (sometimes several times per day) a cumbersome, inconvenient, and not inexpensive procedure with no proven benefit?”

Eppure, i risultati di una revisione sistematica della Cochrane Collaboration, sintetizzati dal sito PartecipaSalute, dimostrano che “gli interventi educativi via computer o telefono cellulare per favorire l’auto-gestione della malattia nei pazienti con Diabete self monitoringdiabete portano a miglioramenti limitati; fornire pacchetti informativi via computer o telefono ha solo un piccolo effetto sulla riduzione dei livelli di zucchero nel sangue (glicemia) e di breve durata.” Lo studio ha sintetizzato i risultati di 16 ricerche, per un totale di oltre 3.500 persone con diabete di tipo 2, che hanno usato computer o telefoni cellulari come parte di interventi mirati all’auto-gestione del diabete della durata di 1-12 mesi. Ebbene? Qualche beneficio sul controllo dei livelli di zucchero nel sangue, soprattutto nei programmi che utilizzano i cellulari rispetto ai computer. Tuttavia, dopo sei mesi i benefici diminuiscono. Inoltre non vi è prova che questi interventi contribuiscano a migliorare la depressione, la qualità della vita o il controllo del peso nelle persone con diabete di tipo 2.

“La nostra reKingshuk Palvisione mostra che, anche se sono molto usati, l’efficacia degli interventi di supporto all’auto-gestione del diabete via computer è discutibile“, afferma Kingshuk Pal, ricercatore del Research Department of Primary Care and Population Health presso la University College London di Londra, nel Regno Unito. “Ci sono inoltre pochi studi che valutano il rapporto costo-efficacia di questi interventi o il loro impatto a lungo termine sulla salute del paziente. Gestire il diabete è un compito complesso, che richiede modifiche in diversi aspetti della vita delle persone. Qualsiasi intervento educativo a questo scopo dovrebbe agire modificando, in modo duraturo, il comportamento in differenti aree, l’alimentazione, l’attività fisica o l’assunzione di farmaci previsti dal proprio piano di cura, oltre che fornire un sostegno emotivo. Stando agli studi disponibili, gli interventi valutati non portano a cambiamenti a lungo termine di questo tipo.”

Un’altra innovazione che non innova? “Chiedere alla gente di monitorare autonomamente la propria salute e cambiare i propri comportamenti in base ai dati raccolti è la premessa che ha innescato il diluvio di apps, di dispositivi da indossare e di servizi per i malati. E’ una cosa che dà molta speranza in un mondo in cui molta sofferenza e molte malattie sono il risultato dello stile di vita. Ma il self-tracking non è una panacea: è un processo complicato che può innescare non pochi effetti indesiderati”. Così Thomas Goetz su The Atlantic.

 

 

Comments

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App, prebiotici e screening: la parola alla Conchrane » Associazione Alessandro Liberati

[…] Questa stessa revisione è stata ripresa anche dal blog dottprof.com che riporta le conclusioni di Kingshuk Pal, ricercatore del Research Department of Primary Care and Population Health presso la University College London di Londra, nel Regno Unito: “La nostra revisione mostra che, anche se sono molto usati, l’efficacia degli interventi di supporto all’auto-gestione del diabete via computer è discutibile. Ci sono inoltre pochi studi che valutano il rapporto costo-efficacia di questi interventi o il loro impatto a lungo termine sulla salute del paziente. Gestire il diabete è un compito complesso, che richiede modifiche in diversi aspetti della vita delle persone. Qualsiasi intervento educativo a questo scopo dovrebbe agire modificando, in modo duraturo, il comportamento in differenti aree, l’alimentazione, l’attività fisica o l’assunzione di farmaci previsti dal proprio piano di cura, oltre che fornire un sostegno emotivo. Stando agli studi disponibili, gli interventi valutati non portano a cambiamenti a lungo termine di questo tipo. […]


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Luca De Fiore

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