Press enter to see results or esc to cancel.

Un corpo da spiare

Avrò fatto neanche un migliaio di chilometri, con quell’Alfa, che si è accesa la spia. Arancione, proprio sotto al contachilometri, così che non puoi non vederla. Trascorsi dieci anni e duecentomila chilometri, almeno cinque diversi meccanici a giurarmi che no, davvero non è nulla e non c’è da preoccuparsi: là sta, la spia, e là resta. È l’elettronica, dotto’.

Sfogliando Overdiagnosed, il libro di Gilbert Welch (col farfallino, al centro), Lisa Schwartz e Steven Woloshin, mi tornava di continuo in mente la spia dell’Alfa, anche perché proprio da questa metafora partono gli autori.

“There are all those little warning lights sensing so many different aspects of my car’s function that they have to be connected to an internal computer to determine what’s wrong. Cars have undoubtedly improved over my lifetime. They are safer, more comfortable, and more reliable. The engineering is better. But I’m not sure these improvements have much toWoloshin Welch Schwartz do with all those little warning lights. Check-engine lights — red flags that indicate something may be wrong with the vehicle — are getting pretty sophisticated. These sensors can identify abnormalities long before the vehicle’s performance is affected. They are making early diagnoses. Maybe your check-engine lights have been very useful. Maybe one of them led you to do something important (like add oil) that prevented a much bigger problem later on.Or maybe you have had the opposite experience. Check-engine lights can also create problems. Sometimes they are false alarms (whenever I drive over a big bump, one goes off warning me that something’s wrong with my coolant system). Often the lights are in response to a real abnormality, but not one that is especially important (my favorite is the sensor that lights up when it recognizes that another sensor is not sensing). Recently, my mechanic confided to me that many of the lights should probably be ignored. Maybe you have decided to ignore these sensors yourself. Or maybe you’ve taken your car in for service and the mechanic has simply reset them and told you to wait and see if they come on again.

Questo estratto dal libro  indica almeno tre punti chiave del messaggio degli autori, ovviamente riferito alla salute e non alle automobili:

  •   L’elemento in discussione è la diagnosi precoce, non il valore della prevenzione;
  •   Anche gli stessi meccanici sono consapevoli che l’accensione di una spia può non essere motivo di preoccupazione;
  •   Può accadere che anche una riparazione non necessaria o, addirittura, non effettuata abbia un costo.

Come l’automobile, anche il nostro corpo può segnalare anomalie che, al contrario di sintomi o segni di malattia, non sono legate a patologie né possono determinare seri problemi di salute: i check-up mostrano spie accese e, anche se il medico sa che non è niente, finisce che ci scappa la prescrizione di altri esami o di uno o più medicinali.

OverdiagnosedLa overdiagnosi è strettamente legata all’entusiasmo per la diagnosi precoce, strategia che in molti casi può contribuire a salvare la vita ma in tante occasioni non migliora la sopravvivenza e peggiora la qualità di vita. È una questione molto complessa ed è rischioso generalizzare: meglio valutare caso per caso. Come ha detto Sir Muir Gray a Evidence 2013, “All screening does harm, some does good too”.  Tra gli screening maggiormente raccomandati, la mammografia per la diagnosi precoce del tumore al seno è anche la più discussa. Peter Goetzsche, prima al Cochrane Mid-year Symposium e poi ad Evidence 2013, ha continuato a incoraggiarne l’abbandono: l’incidenza del cancro del seno diminuirebbe del 30 per cento, senza aumento di mortalità, è la sua tesi: “Which country will stop breast cancer screening first?” è invece la sua provocatoria scommessa.

Uno degli autori del libro di cui stiamo parlando, J. Gilbert Welch, è anche coautore di uno studio retrospettivo pubblicato sul New England Journal of Medicine pochi mesi fa. Ecco come ne ha sintetizzato i risultati sul New York Times:

The study looks at the big picture, the effect of three decades of mammography screening in the United States. After correcting for underlying trends and the use of hormone replacement therapy, we found that the introduction of screening has been associated with about 1.5 million additional women receiving a diagnosis of early stage breast cancer.  That would be a good thing if it meant that 1.5 million fewer women had gotten a diagnosis of late-stage breast cancer. Then we could say that screening had advanced the time of diagnosis and provided the opportunity of reduced mortality for 1.5 million women.But instead, we found that there were only around 0.1 million fewer women with a diagnosis of late-stage breast cancer. This discrepancy means there was a lot of overdiagnosis: more than a million women who were told they had early stage cancer — most of whom underwent surgery, chemotherapy or radiation — for a “cancer” that was never going to make them sick. Although it’s impossible to know which women these are, that’s some pretty serious harm. But even more damaging is what these data suggest about the benefit of screening. If it does not advance the time of diagnosis of late-stage cancer, it won’t reduce mortality. In fact, we found no change in the number of women with life-threatening metastatic breast cancer.

un corpo da spiareÈ difficile tradurre in italiano il termine overdiagnosis. Alla fine, è una specie di caccia alla malattia non condotta nell’interesse di chi riceve la diagnosi; piuttosto, la continua pressione a spiare il corpo non si associa più ai filmetti sexy degli anni Settanta ma è pensata per andare a vantaggio della cosiddetta “filiera dell’assistenza”: industria elettromedicale e di imaging diagnostico, case di cura private, centri di diagnosi e assistenza specialistica, società scientifiche, industria farmaceutica.

Quasi sempre, la premessa della overdiagnosis è una campagna di sensibilizzazione che impone una patologia alla attenzione del pubblico. Grandi cartelloni pubblicitari e camper nelle piazze ci raccomandano di verificare la salute delle nostre ossa, i valori pressori o di colesterolemia, la solidità dell’erezione, la frequenza delle pipì notturne. “Consapevolezza” è una splendida parola, sistematicamente rovinata dalle awareness campaigns delle agenzie pubblicitarie.

Gianfranco Domenighetti ha messo in guardia sui rischi dell’overdiagnosi parecchi anni prima dei coraggiosi medici della Darmouth University; in una lotta impari contro la Sanità organizzata, la canzonava citando l’Orlando furioso: “Ben sarebbe folle / chi quel che non vorria trovar / cercasse.”

Comments

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tweet

Va beh, mi hanno invitato a farlo girare... So’ ragazzi, questi di @forwardRPM , come fai a dirgli di no? twitter.com/forwardrpm/sta…

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…