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Decidere e sbagliare, ma lasciando una traccia

“Il cervello di un uomo, in origine, è come una soffitta vuota: la si deve riempire con mobilia a scelta. L’incauto vi immagazzina tutte le mercanzie che si trova tra i piedi: le nozioni che potrebbero essergli utili finiscono col non trovare più il loro posto o, nella migliore delle ipotesi, si mescolano e si confondono con una quantità di altre cose, cosicché diventa molto difficile trovarle.” La saggezza dello Sherlock Holmes di “Uno studio in rosso” farebbe comodo a chi, in ospedale o in ambulatorio, deve continuamente prendere decisioni ma non sa da che parte cominciare.

La questione di cui tanto si parla (il “governo della ricerca”) è strettamente legata ad una questione di cui si tace: il governo dell’informazione. Quasi trentamila riviste scientifiche (o che si autodefiniscono tali) sfornano circa 1.650.000 articoli ogni anno: numeri che crescono del 3,5 per cento ogni dodici mesi, demotivando anche il più volenteroso tra i decision maker. Poco importa se solo una manciata di articoli sopravvive alla prova della valutazione critica: la pioggia di letteratura specialistica è funzionale alla confusione generalizzata al punto da far sorgere il sospetto che l‘information overload in medicina sia funzionale ad una strategia che – moltiplicando le evidenze di qualità scadente – vende “innovazione” di cui non si avverte la necessità. Lo ha detto bene David Weinberger: è come se – desiderando assaggiare un buon bicchiere di vino – venissimo continuamente invitati a fare un giro nei filari di un vigneto di cui non vediamo la fine…

Non ho potuto non pensarlo avvicinandomi in queste settimane al lavoro del working group che sta sviluppando lo strumento DECIDE, una cornice (framework) che intende aiutare i policy makers e il loro staff a prendere decisioni informate e basate su evidenze in tema di copertura/adozione di prestazioni assistenziali e strategie di politica sanitaria. L’obiettivo sembra essere non l’infallibilità ma la riduzione dell’incertezza; una forma di “saggezza ” che rappresenterebbe un passo avanti fondamentale: “Wisdom is the ability to distinguish between reducible and irreducible uncertainty”, nelle parole di Benjamin Djubelgovic e Paul Ash.

Totti prega piccolaIl workshop di presentazione dello strumento DECIDE si è svolto in una Roma già presidiata dalle troupe televisive di molti Paesi del mondo; telecamere già puntate verso il balcone di piazza San Pietro, sul portone del Quirinale e, per certi versi, anche sull’ingresso del centro sportivo di Trigoria dove ancora in molti pregano per una saggia decisione sul nuovo allenatore della Magica… Pensando all’imprevista conclusione dell’ultimo papato ci si sente rassicurati: a tutti (ma proprio a tutti) è concesso sbagliare. [guarda la sequenza di Habemus Papam in cui il papa si affaccia su Piazza San Pietro]

L’importante, però, è la trasparenza del percorso seguito nel fare le proprie scelte e la disponibilità a rendere tracciabile la strada che ha portato alla decisione. Insomma, non cedere alla tentazione di bruciare i foglietti sui quali avremo scritto il nome del cardinale papabile: niente fumate – né bianche né nere – usando il DECIDE.

 

 

 

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…