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Trance da dentifricio e la difficoltà di decidere

Quando abbiamo poca scelta è più probabile che prendiamo una decisione. Se non ci credi, pensa alla espressione ebete che hai davanti agli scaffali del supermercato che espongono dentifrici [tu non ti vedi, ma noi sì: quindi, fidati: hai un’espressione da idiota]. Nello spazio di pochi secondi pensi al grado di abrasività della pasta del capitano e alle righe del colgate [e dici: a casa vado a vedere come diavolo fanno a fare uscire il dentifricio a strisce: comunque su Wikipedia lo spiegano – qui]. Ti riprendi e pensi all’incertezza del dover privilegiare le gengive che ti sanguinano rispetto al candore dello smalto. E se passassi al dentifricio elettrico? No, rimandiamo. E se usassi un dentifricio liquido? Dai, va beh. E se masticassi regolarmente Vivident? Figurati. Concludi che nel tubetto che ti sembra finito c’è ancora “un quindici per cento di prodotto” e passi avanti.

supermercato_scaffale_2-500x333La trance da eccesso di offerta l’hanno studiata Sheena S. Iyengar e Mark R. Lepper. La prima sta alla Columbia University e Mark a Stanford [fai poco lo spiritoso, quindi]. L’esperimento l’hanno fatto con le marmellate (e non col dentifricio): se ne esponi 6 varietà, si ferma il 40 per cento della gente. Se ne esponi 24, sostano sei persone su dieci. Ma se nel primo caso il 30 per cento compra, nel secondo solo il 3 per cento. “With more options avalaible, there are more choices to regret”, spiega Guy Kawasaki nel suo libro Enchantment.

Dallo scaffale del supermercato, il pensiero corre alla scrivania di chi deve prendere una decisione in ambito sanitario: la determinazione del prezzo da rimborsare per una nuova specialità medicinale; l’alternativa tra il nuovo anticoagulante e lo standard utilizzato fino a quel momento; il preferire una nuova metodica di imaging alla strategia usuale… L’abbondanza di informazioni porta ad una paralisi decisionale, in assenza di una sintesi ragionata dei pro e dei contro delle diverse opzioni. Viene da pensare che il diluvio di articoli che piove sulla testa del personale sanitario abbia come obiettivo proprio il rendere più difficile fare delle scelte ragionate.

Una maggiore prudenza nell’avvio di nuovi studi sperimentali (una sorta di “decrescita della ricerca clinica”), dovrebbe coincidere con la proposta di strumenti concreti capaci di aiutare dirigenti, clinici, farmacisti, infermieri nella decisione e nella scelta tra alternative. DECIDE è uno di questi strumenti, frutto di un progetto dell’Unione Europea che ha l’obiettivo di favorire decisioni basate su evidenze scientifiche solide e di qualità.

  • Qui si spiega come è stato sviluppato e validato.
  • Questo è l’esempio di una scheda di orientamento per il decisore.

Correttamente, il gruppo di lavoro che ha costruito DECIDE propone lo strumento come una “cornice” che faccia da guida al processo decisionale e che garantisca:

  • la trasparenza del percorso
  • la condivisione esplicita dei giudizi espressi
  • l’utilizzo di revisioni sistematiche come base per la valutazione delle alternative
  • l’informazione esauriente sui possibili limiti delle evidenze raccolte

Alla base di tutto c’è la necessità di ripensare al modo col quale facciamo le cose, adottando nuovi strumenti per nuove prospettive. Come sosteneva John M. Keynes, “the difficulty lies not  in the new ideas, but in escaping from the old ones”.

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There are no specific therapies against #COVID19 in hospital, they will not magically appear in GP clinics or at home.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…