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La caduta di un angelo ribelle

Aaron dead.
World wanderers, we have lost a wise elder.
Hackers for right, we are one down.
Parents all, we have lost a child. Let us weep.

Il tweet di Tim Berners-Lee che segue la morte di Aaron Swartz dovrebbe segnare uno spartiacque, tra il prima e il dopo la battaglia per il diritto alla condivisione di dati e informazioni per costruire nuove conoscenze e veri saperi utili al progresso dell’umanità. “Hackers for right”: fuorilegge per il diritto, per il giusto. Ecco chi era Swartz, tra i fondatori del movimento dei Creative Commons, morto suicida da accusato di aver downloadato documenti del Massachusetts Institute of Technology peraltro liberamente accessibili con una normale utenza sul sistema bibliotecario JStor: non file criptati o riservati. Come scrive Repubblica, “l’accusa di felony negli Usa indica i reati particolarmente gravi, come violenza fisica, sessuale, omicidio, rapimento. Qualcosa che difficilmente si coniuga con l’attività di Swartz, secondo chi lo conosceva mosso dall’ideale di diffondere la conoscenza al mondo più che dal gusto dell’intrusione informatica.”

Ecco cosa ha scritto Lawrence Lessig poche ore dopo la morte di Swartz: “Here is where we need a better sense of justice, and shame. For the outrageousness in this story is not just Aaron. It is also the absurdity of the prosecutor’s behavior. From the beginning, the government worked as hard as it could to characterize what Aaron did in the most extreme and absurd way. The ‘property’ Aaron had ‘stolen’, we were told, was worth ‘millions of dollars’ — with the hint, and then the suggestion, that his aim must have been to profit from his crime. But anyone who says that there is money to be made in a stash of ACADEMIC ARTICLES is either an idiot or a liar. It was clear what this was not, yet our government continued to push as if it had caught the 9/11 terrorists red-handed.”

Prosegue Lessig: “Aaron had literally done nothing in his life ‘to make money’. He was fortunate Reddit turned out as it did, but from his work building the RSS standard, to his work architecting Creative Commons, to his work liberating public records, to his work building a free public library, to his work supporting Change Congress/FixCongressFirst/Rootstrikers, and then Demand Progress, Aaron was always and only working for (at least his conception of) the public good. He was brilliant, and funny. A kid genius. A soul, a conscience, the source of a question I have asked myself a million times: What would Aaron think? That person is gone today, driven to the edge by what a decent society would only call bullying. I get wrong. But I also get proportionality. And if you don’t get both, you don’t deserve to have the power of the United States government behind you.”

La morte di Aaron Swartz è un drammatico e imperdonabile passo indietro nel progresso verso la condivisione delle informazioni. Ha scritto sul proprio blog Ernesto Assante: “La libera circolazione delle idee, della conoscenza, della cultura, della ricerca, attraverso lo strumento della Rete, dovrebbe essere difesa da noi tutti, con maggior forza, sempre. Una battaglia importante, perché è attorno a questi temi che si deciderà una parte fondamentale del nostro futuro.”

Ma è una sconfitta ancora più grave perché mette in luce due debolezze inattese: da una parte, la determinazione a perseguire Swartz non ha trovato opposizione concreta – al di là delle prese di posizione personali dei singoli ricercatori – nel MIT, centro “teoricamente” all’avanguardia nella difesa del principio di sharing dei contenuti scientifici e accademici; dall’altra, la sofferenza privata di Aaron è rimasta tale e il supporto del “popolo del web” non è stato sufficiente a sostenerlo.

La Rete ha ancora maglie troppo larghe per evitare la caduta degli angeli ribelli.

 

 

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Nel post elezioni mi stupisco sempre due cose : 1) il numero enorme di non votanti ( ignorato da tutti ) 2) continuare a commentare e a confrontare dati percentuali ignorando i numeri assoluti tra una elezione e l' altra .@RaiNews @TgLa7 @domanigiornale @ilcorriereit @sole24ore

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Luca De Fiore

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