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Agenda: le cose da fare insieme

Rischia di essere la parola dell’anno, agenda: le cose da fare. Nonostante sia un termine – ma prima ancora un oggetto – fuori moda: c’è qualcosa di retro, in questa riscoperta.

Da piccoli, nei giorni dopo l’epifania non era difficile trovare un’agenda poggiata in casa per la prima persona che ne avesse bisogno. Nonni, genitori, figli ma anche amici potevano scegliere quella che andava più a genio alla vista o al tatto, cosa importante perché sarebbe stato un oggetto da tenere sotto mano lungo tutto l’anno che si apriva. Invece, valla a trovare oggi, un’agenda. Abbiamo in media più di un telefono e mezzo a testa e – più che per comunicare a voce – lo usiamo per mandare messaggi, fare fotografie, segnare gli appuntamenti, prendere appunti e ricordarci gli impegni. E’ l’epoca della registrazione, sostiene Maurizio Ferraris, ma lasciar tracce facendo a meno della carta è un’impresa. E nasconde parecchi rischi se pensiamo allo scoraggiamento degli amici impegnati a ricostruire la memoria di un cellulare smarrito.

Vivere un anno insieme ad un’agenda è molto diverso dal trascorrerlo col solo telefono. Giorni, settimane e mesi sono legati gli uni con gli altri e questa vicinanza propone nuove prospettive d’interazione, visuali non sempre evidenti anche se non sconosciute. L’agenda è rivoluzionario modernariato e il suo uso dovrebbe essere insegnato nelle case e nelle scuole: dalle elementari (siamo sicuri che un bambino nasca già sapendo come tenere il diario scolastico?) al liceo.

L’agenda allena alla esattezza perché è scrittura e la scrittura è il luogo della precisione, come ha osservato Beppe Severgnini in un bell’articolo su La lettura del Corriere della Sera. “In un mercato del lavoro che offre sempre meno e chiede sempre di più non c’è spazio per il «più o meno». E invece la tentazione del pressapochismo è fortissima: consente infatti di sperimentare frettolosamente molte cose, sperando che almeno una vada bene. Se dalle vite private passiamo alla vita pubblica, lo spettacolo è ancora più malinconico.”

L’agenda allena a dare valore ai contesti. Di per sé è una cornice, inquadra ogni singolo impegno, desiderio o dovere in un quadro giornaliero, settimanale, mensile, annuale, triennale se consideriamo i planning che aprono e concludono l’oggetto.

L’agenda allena alla condivisione perché se il cellulare è un oggetto personale, l’agenda lo è assai di meno. L’agenda poggia su un tavolo. Non ha lucchetti, né pin né chiavi per essere aperta. E’ strumento di condivisione, anche perché, in mia assenza, chiunque lavori o viva con me sarà autorizzato a leggere ciò che avrei voluto portare avanti e farle per me. Per noi.

Agenda: le cose da fare insieme.

 

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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